VIOLAZIONE DIRITTI UMANI A CUBA: AUTODIFESA DELL’ISOLA CARAIBICA

’AVANA, Cuba " «Le truppe anglofone hanno lasciato il bambino iracheno Alì senza braccia e con il corpo coperto di bruciature, come conseguenza di un missile “alleato” che è caduto sopra la sua casa, ma la Commissione dei Diritti Umani dell’Onu è indifferente ancora oggi al suo dolore " inizia così un articolo a firma di Yurien Portelles, che espone le motivazioni di Cuba di fronte a quanto sta accadendo in questi giorni nell’isola caraibica. Mentre questo organismo internazionale si esaurisce in risoluzioni di condanna contro coloro che vuole il governo più potente del mondo, si incrementa la sporca fedina di missioni militari degli Stati Uniti, con vittime che, incluso, sono ancora, nel ventre delle loro madri.

Precisamente, la madre del bambino Alì era in cinta di un fratellino, quando una bomba ha messo fine alla sua
vita in un luogo di Iraq dove i suoi abitanti assicurano che non esiste nessun arsenale, molto meno nucleare.

Tuttavia la Commissione non ha permesso una mozione per condannare gli Stati Uniti per lanciare la sua ultima
guerra di conquista, fascista, perfino in Iraq, e adesso tenta imporre il suo proprio governo, alle spalle di questo popolo arabo, che , malgrado tutto, si alza contro questo regime coloniale. In una riunione radiotelevisiva ieri all’Avana, esperti cubani coincidevano che mentre il loro paese è condannato da supposte violazioni alle garanzie civili, Washington mostra la sua vera faccia dietro al telone.

In questo organismo dell’Onu si è presentata ieri una mozione che implica per Cuba ad accettare un relatore
della Commissione per verificare la situazione dei diritti umani sull’isola, e questo fatto è rifiutato dall’Avana che argomenta come cosa immorale e ingiusta. L’isola si vanta di aver raggiunto in appena 44 anni, e sotto un forte blocco degli Stati Uniti per lo stesso periodo di tempo, successi nella salute, l’educazione, incomparabili con nazioni del chiamato Primo Mondo e senza ostacoli per il loro sviluppo. A Ginevra si adduce preoccupazione per le garanzie civili a Cuba, e si argomenta a partire della recente detenzione e condanna a severe pene di 75 cospiratori, e aggiunge a questo l’esecuzione di tre sequestratori di una nave marittima, con 36 persone a bordo.

Cuba ha risposto che i controrivoluzionari sanzionati lavorano al servizio di una potenza straniera e
ricevevano un salario per il loro lavoro dove, incluso, mettevano in rischio la sicurezza nazionale per divulgare false informazioni. Dal totale dei presunti “giornalisti dissidenti”, solo cinque avevano praticato la professione nel paese, non 37, come si assicurava, e tra le file dei cospiratori, almeno otto hanno dimostrato, come agenti della Sicurezza dello Stato, la vera rotta dei soldi inviatigli dal governo degli Usa.

Quantunque Cuba venga accusata, alla Commissione non si studia il fatto che, nella legislazione di 108 paesi è
in vigore la pena di morte, ed in altri 13 è abolita, ma solo per quel che riguardano i delitti comuni. Solo nel 2002 si applicò la pena capitale a 3248 persone in 67 paesi, in alcuni dei quali si condannarono i prigionieri senza garanzie e non poche persone furono uccise a partire dai delitti commessi prima di aver compiuto 18 anni.

“Ci sarebbero tante domande da farsi per vedere perché si condanna Cuba e non gli altri paesi, specie gli Usa,
che l’anno scorso applicarono la pena di morte a 71 persone, quasi sei al mese e uno ogni cinque giorni” si è domandato uno dei partecipanti di un dibattito televisivo ieri. Ha esposto che, nonostante, nessuno si azzarda a sfidare gli Usa con quest’enorme incartamento della pena di morte, questi dati dicono molto, ha segnalato. Nemmeno, ha detto un altro esperto, malgrado il ripudio mondiale contro la guerra abbiamo potuto discutere una proposta alla Commissione, per respingere la violazione ai diritti umani degli iracheni durante quest’ultima guerra. Nessuno, ha segnalato, ha provato compassione per il bambino iracheno Alí, che senza braccia e bruciato, è sicuro che l’unico che non vuole è andare negli Usa a ricevere trattamento».

[Corrispondenza per l’Agenzia Giornalistica Europa di “Prensa Latina”, Agenzia d’Informazione Latinoamericana
www.prensa-latina.cu].

PRP/TOM