Prevista un’authority regionale o nazionale di controllo degli esperimenti

''Il processo di superamento dei test sugli animali è partito, ma non possiamo illuderci di eliminare completamente questa forma di sperimentazione, nemmeno sulle scimmiè'.

Ne è convinto l’onorevole Giuseppe Nisticò, farmacologo e parlamentare europeo, uno dei protagonisti della discussione nel Parlamento e nella Commissione.

Onorevole Nisticò, lei pensa dunque che non sarà mai possibile sostituire
completamente gli animali nei test per nuovi farmaci?


Mai è dire troppo. Ma credo che per molti anni alcuni test debbano
inevitabilmente sacrificare animali, anche vicini a noi come i primati. Mi riferisco a test come quelli sui vaccini o gli anticorpi monoclonali che evitino o curino malattie terribili per l’uomo, per i quali sono necessarie risposte scientifiche di alto livello. Mi riferisco a malattie come l’AIDS, che uccide due milioni di persone all’anno, o alcune forme di cancro, la poliomielite, la tubercolosi, la malaria.
Qui non abbiamo scelte reali, a meno di non affrontare il rischio di operare con vaccini e farmaci con un alto margine di incertezza circa la loro attività e tossicità .

Allo stesso modo, se dobbiamo realizzare un nuovo analgesico, ci serve creare
prima un modello di dolore: possiamo concentrarci su specie più lontane da noi, come i ratti o i topolini, ma non potremo immettere sul mercato degli analgesici che non siano stati provati nella complessità di un organismo vivente.
C’è chi propone però, come alternativa, test in vitro e su un insieme di cellule.
In questo campo i passi avanti in questi ultimi anni sono stati notevolissimi...
È vero, ma non sono sufficienti. Ripeto: è la complessità dell’organismo vivente che può fornire le risposte più certe alle domande degli scienziati. L’aggregato di cellule che fornisse risposte di questo tipo sarebbe inevitabilmente un organismo.

Lei pensa che sia possibile, almeno, migliorare le condizioni nelle quali
avviene la sperimentazione sugli animali, cioè gli ambienti e le pratiche?

La direttiva 86/609 mette una serie di paletti standard che i singoli Paesi dell’Unione Europea debbono seguire per assicurare la massima protezione a beneficio degli animali ed evitare dolori e sofferenze inutili durante la sperimentazione. Certo, tutto è migliorabile, ma si prevede già la presenza di authority " a livello regionale o nazionale " che debbono avere responsabilità di controllo degli esperimenti effettuati nei laboratori e che debbono autorizzare le strutture in cui gli animali si allevano.
La direttiva precisa anche le figure professionali autorizzate a condurre gli esperimenti, fissa gli standard di temperatura, umidità , illuminazione degli stabulari e l’impiego di anestetici generali e locali.
Si prevede anche la normazione degli analgesici che servono per evitare le sofferenze durante la sperimentazione e per uccidere con “metodi umanitari” gli animali quando siano completati gli esperimenti. Insomma, sono norme che puntano anche ad evitare qualunque sofferenza fisica e psichica agli animali che sopravvivessero agli esperimenti.

Lei si è occupato anche della normativa sulla sperimentazione animale per i cosmetici.
Una materia delicata, su cui si è recentemente concluso un accordo a livello europeo...
Sì, ai primi di novembre scorso si è chiusa la lunga fase di conciliazione sulla direttiva relativa ai cosmetici, che è stata ratificata in seduta plenaria a Strasburgo in gennaio.
Sui cosmetici c’è senza dubbio la possibilità di trovare sempre più test alternativi. Ad esempio, è possibile capire in vitro se un prodotto produce irritazione agli occhi o allergia. Esistono prove che permettono di vedere, infatti, se un prodotto scatena nelle cellule la biosintesi delle prostaglandine o delle istamine.
La direttiva prevede che entro sei anni dalla sua entrata in vigore vi sarà il divieto di sperimentazione animale e di immissione in commercio di cosmetici testati su animali anche se non sono stati validati metodi alternativi per la maggior parte dei test che si stanno elaborando.

Inoltre, si è concordato un limite di dieci anni dopo l’entrata in vigore della direttiva per la sostituzione della sperimentazione animale nei test più complessi, che, peraltro, sono solo tre. Ma francamente credo che tra dieci anni si chiederà una proroga: è impossibile sostituire, in alcuni test, l’animale intero con metodi alternativi, per quanto raffinati siano.

Dunque, nemmeno per i cosmetici il problema è risolto?
Solo per alcuni tipi di effetti collaterali, ma per altri, in particolare quelli a lungo termine (tossicità e cancerogenicità ), è impossibile per ora prescindere dagli animali.

Non si può escludere infatti che una crema, apparentemente priva di qualsiasi effetto collaterale, possa provocare a lungo termine un melanoma cutaneo, cioè uno dei tumori più maligni e metastatizzanti conosciuti.

Così come nessuno può escludere che un semplice collutorio o altri cosmetici ingeriti involontariamente da un bambino possano dar luogo a episodi di tossicità acuta. In tutti questi casi vale il discorso fatto prima per i test animali: servono organismi completi.

C’è però chi dice: i cosmetici sono un bene voluttuario, l’Europa può farne a
meno rinunciando alla produzione di quelli che vengono testati su animali...

Penso sia impossibile comunque impedire la sperimentazione di nuovi cosmetici su animali in Paesi extraeuropei, dagli Stati Uniti all’India.
E, qualora l’Europa volesse impedire l’importazione di cosmetici testati su animali, si aprirebbe un enorme contenzioso a livello dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.