Il laboratorio del prof. Sean Morrison alla prima occhiata non ha nulla di strano. Gli allevi universitari che vanno e vengono, le cavie che squittiscono tranquille nelle gabbie, i computer sempre accesi.
Ma laggiu’, nel centro dell’University Hospital Cancer Centre in Michigan, le cose cambiano davvero, sia in termini biologici che epistemologici. Morrison e’ professore di biologia cellulare e dello sviluppo. Ha al suo attivo numerose scoperte importanti, come l’identificazione del gene denominato “fonte della giovinezza” o l’individuazione di staminali adulte nel sistema nervoso periferico. Per questi e numerosi alti meriti all’inizio di settembre ha ricevuto un prestigioso premio chiamato Presidential Early Career Award for Scientists and Engineers, un riconoscimento che arriva direttamente dal Presidente e che viene dato durante una solenne cerimonia alla Casa Bianca.
Generalmente viene assegnato a scienziati e assistenti tecnici a termine della loro carriera o come merito per una particolare scoperta; Morrison ad esempio ha appena concluso un ciclo quinquennale di ricerche finanziate dal National Institute of Health proprio sulle cellule staminali.
“E’ veramente esaltante trovare il fattore positivo che ritorna a noi dopo anni di duro lavoro. Spesso capita che lavoriamo per cosi’ tanto tempo che alla fine ci chiediamo se l’impatto che avrà la popolazione alla fine della ricerca sarà consono a tanta fatica”, ha dichiarato un Morrison emozionato alla stampa. Dai suoi studenti pero’ emerge la figura di un professore attento e scrupoloso, che pero’ non si e’ stupito eccessivamente alla notizia del suo riconoscimento. Omer Yilmaz, un allievo della sua equipe osserva infatti: “Non credo che la cosa lo abbia colto di sorpresa. Tutti i progetti che portiamo avanti non sono esenti da critiche generali, perche’ toccano la biologia nel suo punto caldo: le cellule staminali. Ma questo non fa che incoraggiare Morrison e la sua attività, e lo spinge a non tralasciare alcun dettaglio, a controllare infinite volte i risultati e i dati ottenuti, senza dare nulla per scontato”.
Uno dei lavori piu’ importanti di questa equipe e’ senza dubbio lo studio sulla correlazione fra cellule staminali e il morbo di Hirschsprung, una malattia congenita del colon che causa una totale assenza di rete nervosa nell’ultimo tratto intestinale. E’ una patologia che colpisce un bimbo ogni 4.500 circa (in Italia la percentuale e’ 1 su 5.000), causata probabilmente dalla mutazione di due geni che controllano lo sviluppo di una parte del sistema nervoso. Ma questa mutazione e’ ancora un mistero.
Morrison e i suoi hanno deciso di non focalizzarsi solamente sul Dna malato per cercare di capirlo, ma hanno iniziato a studiare certi meccanismi delle staminali per trovare possibili collegamenti. Utilizzando un topo e un ratto come modelli, la prima risposta e’ stata che questa mutazione avviene ad una primissima fase dello sviluppo, quando il percorso delle staminali neuronali verso l’intestino viene bloccato provocando un effetto a catena per tutto il tratto. “Questo ci ha aperto una nuova visuale della situazione”, spiega il professore. “Adesso sappiamo che forse utilizzando trapianti di staminali embrionali nei bambini possiamo salvare il tratto intestinale atrofizzato”.
Le ricerche vertono ancora sul campo animale. Per il momento stanno utilizzando staminali sane su topi malati per valutare se queste riescono a “rimpiazzare” le staminali difettose, cioe’ quelle in cui e’ inattivo il gene responsabile della “migrazione”. E i risultati sono promettenti. “Siamo in grado di portarle nel tratto desiderato e indurle a differenziarsi in cellule nervose. Ma in che quantità? Il prossimo passo e’ riuscire a produrne in quantità sufficiente”.
Un altro traguardo, ma anche un cruccio per gli amanti della biologia, e’ lo studio sull’invecchiamento cellulare e in particolare il collegamento fra morte delle staminali e invecchiamento. “Quando gli anni avanzano, si perde l’abilità di auto rigenerare le proprie cellule, quindi di riparare i tessuti malati. In contemporanea aumentano le possibilità di sviluppare il cancro. Credo che questo abbia molto a che fare con la morte delle staminali e la mancanza del loro ruolo attivo”.
Il suo a questo punto e’ quasi un chiodo fisso. Ed e’ un bene che lo sia, perche’ scienziati come questi desiderano sviscerare i segreti della natura tanto quanto le persone che ne beneficeranno.
Cinzia Colosimo
http://staminali.aduc.it
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