Berlusconi: opposizione ha rubato i soldi ai cittadini- 

ATENE - I leader dell’opposizione hanno preso i soldi ai cittadini e coloro che fanno la politica di professione sono riusciti ad avere delle proprieta' solo rubando.

La dura accusa, generica negli addebiti, ma pesantissima nei toni, è stata fatta dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso di una chiacchierata con i giornalisti prima del vertice del Ppe che si è svolto ad Atene.

Mentre si parlava delle cose dette nei giorni scorsi da Berlusconi sul fatto che è "moralmente giustificato" chi evade le tasse e che gli imprenditori sono portati ad evedare le tasse perché le aliquote sono ora troppo alte, un cronista ha fatto notare al presidente del Consiglio che i leader dell’opposizione hanno giudicato "semplicistica" la sua analisi.

"Credo che tutto mi si possa dire tranne che darmi del semplicista. Intanto perché questi semplicisti - che sono loro - sono persone che non hanno mai messo piede in un'azienda, non hanno mai messo piede nel mondo del lavoro, sono persone che hanno solo chiacchierato nella loro vita, non hanno combinato altro che prendere soldi dai cittadini. Poi ci sono tanti signori che sento che hanno la casa al mare, la casa in citta', ai monti... che hanno la barca... Io, guardando quello che guadagnano questi signori al mese, che devono anche dare i soldi ai loro partiti, mi domando: ma come hanno fatto a farsi tutte queste proprieta'?", ha detto Berlusconi in quello che è apparso un vero e proprio sfogo.

"Ma cosa dice?", ha provato ad interromperlo una giornalista. Berlusconi ha proseguito senza lasciarsi interrompere: "Sono soldi rubati, soldi rubati da tutti coloro che hanno proprieta' varie e da sempre fanno soltanto il mestiere della politica. Avranno combinato tutta una serie di cose facendo lobbing o facendo affari anche meno puliti di una lobby. Quindi ai cittadini dico: fate i conti in tasca a questi signori che non hanno mai lavorato, non sanno cos'è un'azienda, non sanno cos'è un bilancio e vengono a dare del semplicista al presidente del Consiglio che da zero ha messo in piedi una grande azienda che versa centinaia di miliardi nelle casse dell’erario, che da' lavoro a decine di migliaia di lavoratori".

Berlusconi controlla Mediaset e altre aziende attraverso il gruppo Fininvest.

Immediata la replica dei Ds alle dichiarazioni di Berlusconi. Pierluigi Bersani, responsabile economico dei Democratici di sinistra in una nota ha chiesto al presidente del Consiglio di chiarire meglio quanto affermato e di spiegare a chi si riferisce quando parla di politici professionisti, "se a quelli di maggioranza, a quelli dell’opposizione o a tutti e due".

Bersani ha invitato inoltre il premier a chiedere "a Bush, Clinton, Chirac, Schroeder e Blair che cosa abbiano fatto nella vita. Potrà sentirsi rispondere che loro nella vita hanno provato ad imparare a governare e che gli unici Paesi al mondo dove la persona in assoluto più ricca è a capo del governo sono Italia e Thailandia", si legge nella nota.

Berlusconi, ha concluso Bersani "per favore spieghi come mai Mediaset ha guadagnato negli ultimi anni il 60% in più della media dei titoli di borsa e spieghi quanto vale la pubblicità su Rete 4 che viene in queste ore salvata dal voto di fiducia".
Reuters - di Paolo Biondi

Il politico Berlusconi definisce ladri tutti i politici
di- Marcella Ciarnelli


Contro "l’opposizione che si basa soltanto sull’odio" ed è "tenuta assieme solo da questo sentimento nei confronti del presidente del Consiglio", Silvio Berlusconi va oltre lo schema di qualunque confronto che abbia un minimo a che fare con un ragionamento politico e passa all’offesa. Gli avversari sono dei ladri.

Accecato dalla preoccupazione di vedersi bocciato dagli italiani il premier approfitta in modo molto provinciale del vertice dei Popolari ad Atene, convocato in vista delle europee, ed anche sulle sponde dell’Egeo si fa la sua personale campagna elettorale. Contro tutti. Gli avversari e gli amici insofferenti che ancora non ci vogliono stare a chiudere "l’aggiornamento del programma" come lo chiama lui. Cioè la verifica.

Il teorema è chiaro. Quelli che lo accusano di farsi gli affari suoi, di essere quanto meno "semplicista" quando parla di cose serie come le tasse "sono persone che non hanno mai messo piede in un'azienda e nel mondo del lavoro. Hanno soltanto chiacchierato nella loro vita e non hanno combinato nient'altro che prendere i soldi ai cittadini". Il copione è scritto. Bisogna puntare agli istinti più bassi degli elettori. Bisogna puntare il dito contro i professionisti della politica. Contro tutti, indiscriminatamente. E il premier lo fa in modo violento."Ci sono tanti signori che sento, che vanno, che hanno la casa in città , che hanno la casa al mare, che hanno la casa ai monti...che hanno la barca". Non fa nomi. Solo allusioni.

E insiste. Dall’alto della sua dichiarazione dei redditi fa un po’ di conti: "Io guardando quello che guadagnano questi signori ogni mese e quello che anche devono dare, qualcuno di loro ai loro partiti, dico: come hanno fatto a farsi tutte queste proprietà ? Sono soldi. Soldi rubati!". l’invettiva è rivolta "a tutti coloro che hanno proprietà varie e che hanno fatto solo il mestiere della politica". A tutti quelli che li hanno "rubati ai cittadini perché avranno combinato tutta una serie di cose, facendo lobby o facendo affari anche meno puliti di una lobby". Ed ecco lo slogan elettorale, dritto al cuore dell’urna: "Ai cittadini dico, fate i conti in tasca a questi signori che non hanno mai lavorato, che non sanno cos'è un'azienda, che non sanno cos'è un bilancio e che vengono a dare del semplicista al presidente del Consiglio, che da zero ha messo in piedi una grande azienda che versa centinaia di miliardi nelle casse dell’erario e dà lavoro a decine di migliaia di persone. Ma mi facciano il piacere" esclama il premier, andando a scomodare anche Totò.

Il messaggio è partito. Io ho fatto i soldi, ho creato un'azienda, pago le tasse. Fidatevi di me. Gli altri sono ladri. D'altra parte il premier in affanno non ha molto altro da rivendicare. Il contratto con gli italiani firmato nel salotto di Vespa, quello che lui tiene attaccato sulla porta della camera da letto, non ha fatto grandi passi. Anzi nessuno. Tant'è che anche ieri il presidente del Consiglio si è dovuto rimangiare la promessa di abbassare le aliquote fiscali al 23 e al 33 per cento che pure è al primo punto dell’enfatizzato documento.Via non esageriamo, non tutto quello che si scrive e si dice si fa. "Nessuno è così bravo da poterlo fare in due o tre anni. Ci vuole un'intera legislatura, anche più d'una". Chi gli aveva creduto è avvisato. Le tasse non saranno ridotte. Chi se le vede trattenere all’origine è fregato. Gli altri possono fare qualche giochetto. Evadere? "Non ho detto che i contribuenti fanno bene a farlo -dice il premier rimangiandosi l’affermazione di qualche giorno fa- ma da quando sono in politica vado ripetendo che se vogliamo avere contribuenti onesti, ci vogliono tasse oneste". Ora, siccome, lui il sistema non lo ha cambiato, tutto resta come prima. Chi dovrebbe pagare il 50 per cento e più volontariamente può continuare "nell’attività tesa a non rispondere completamente alla richiesta dell’erario". Cioè ad evadere il fisco. Con la sua comprensione.

A Roma è atteso un altro incontro con gli alleati di governo che continuano a fare obbiezioni sul documento della verifica mentre contro una "sua" legge l’opposizione osa fare ostruzionismo "per fare del male ad un'azienda del presidente del Consiglio. Per evitare che questo accada in futuro "si penserà ad una modifica dei regolamenti. Ci penseranno i gruppi". Ma ci vuole tempo. Più pressante resta la partita della coalizione. Quella sulle riforme, innanzitutto, su cui Bossi scalpita E i centristi fanno muro. "Bisogna battere il ferro finchè è caldo" dice il premier annunciando il nuovo vertice notturno. A Palazzo Grazioli. Non in Sardegna come sarebbe piaciuto a Bossi ma non agli altri. Il leader leghista può stare tranquillo, lo rassicura anche se da lontano Berlusconi. "Le mie case sono comunque sempre aperte agli amici".

l’Unità - di- Marcella Ciarnelli