Se ci domandiamo chi sia favorito dalla crescita dei prezzi nel mercato edilizio, l’ovvia risposta ricade sui proprietari ma è altrettanto ovvio che i cittadini, presi individualmente, hanno un’influenza quasi inesistente sulla politica e sull’economia di uno Stato. Ma quando si pensa che le classi politiche attuali sono composte da persone che spesso hanno interessi personali per entrare in politica, allora il discorso cambia. La maggioranza della gente oggi è nata e cresciuta in un mondo di pubblicità subliminali, di idiozie, di mode e di propaganda ideologica, e di nuova "cultura", quindi difficilmente percepisce la realtà per quella che è; Inoltre anche quando questa percezione c’è, è difficile focalizzare e rendersi conto che le nostre scelte possono essere la semplice conseguenza di manipolazioni politiche o economiche ed è ancora più difficile percepirlo quando queste manipolazioni sono ben aiutate da fattori esterni che casualmente o meno aiutano queste politiche nascoste. È possibile ipotizzare che il mercato immobiliare sia una delle ragioni del sostegno all’immigrazione clandestina? e che l’espansione della cultura gay e la distruzione della cultura famigliare e procreativa abbiamo il medesimo scopo? Certo gay spesso si nasce ed essere single è una scelta ma la "cultura moderna" contribuisce notevolmente e a dare una spinta verso queste tendenze… Perché? Certo, ci vorrebbe una mente come quella di Niccolò Machiavelli per elaborare un piano così sottile, atto a influenzare il mercato immobiliare grazie a cambiamenti demografici della popolazione ma se pensiamo che in molti Stati della terra la classe politica agisce spesso solo per favorire se stessa, la cosa non è da escludere. Negli ultimi anni abbiamo scoperto che il mancato contrasto all’immigrazione clandestina ha motivazioni spesso molto diverse da quelle umanitarie, e di questo graziamo a una serie di politici che hanno interessi diretti, o tramite loro parenti e amici, nella gestione di quel traffico di esseri umani. Sempre più vediamo che mass-media, come alcuni canali televisivi, sono sostanzialmente diventati megafoni della propaganda gay e questo è evidente quando percentuali estremamente alte dei loro programmi (forse l’80%) contengono tematiche omosessuali, quando la popolazione gay nei Paesi Occidentali si aggira approssimativamente sul 2.5% (ma secondo altri studi sul 6%), eccettuando gli USA dove la percentuale è più elevata. A cosa serve tutto ciò? bene, sempre machiavellicamente parlando, si può ipotizzare che aumentando il numero di omosessuali si favorisca la società della speculazione, perché conviene avere un elevato numero di persone che, non avendo una famiglia che, in senso tradizionale, produce bambini a cui dover accudire, i soggetti rimangono potenzialmente più produttivi da un punto di vista lavorativo e quindi possono… lavorare sei volte più dei loro genitori e nonni, per raggiungere le stesse cose: casa, auto, vacanze, ecc. Tutto sembra normale ma lo è? Anche la cultura contemporanea dei single eterosessuali può ovviamente essere aggregata a questo discorso atto ad aiutare la distruzione della cultura famigliare; in questo caso ci sono pornografia (circa il 30% del traffico internet), i costumi sessuali "facili" aiutati dalla larga diffusione delle droghe e i mass-media che snobbano i valori della famiglia. Nella sostanza la nuova cultura, o strategia politica che sia, ha il risultato di ottenere più persone che non facendo figli, possono lavorare di più. Secondo l’ISTAT tra il 2006 e il 2016 in Italia "il numero delle nozze sia diminuito del 17,4% nel giro di un decennio" (Sky TG24, 04/03/2018). Certo, in un’ottica confinata, è arduo pensare che ci possa essere chi manipola la cultura e le dinamiche di una società fino a questo punto ma comunque sia tutti questi fattori contribuiscono al decremento della popolazione. Tutto questo spiegherebbe come mai in molti Stati del mondo le case popolari vengono assegnate agli stranieri residenti, dato che hanno più figli e non ai cittadini aventi diritto, forzando di conseguenza i cittadini già inseriti nello strato sociale, a lavorare di più e quindi inconsapevolmente mantenere stabile il più possibile il mercato immobiliare ed eventualmente continuare a gonfiarlo. Poco importa se i cittadini che hanno costruito quella nazione si ritrovano a dormire per strada… Quello che conta è che i cittadini inseriti nella società, rimangano sotto tensione e continuino lavorare anche "come schiavi", per continuare a pagare mutui, debiti e rate per cose che sono sul mercato a un prezzo molto più elevato di quello che dovrebbe essere il loro valore reale. Per esempio in Australia una casa costruita nel 1974 e acquistata a $27.000 oggi è sul marcato a $1.300.000. Calcolando l’inflazione annuale del 4.80%, $100 del 1974 valgono $825 attuali (2019), quindi quella casa dovrebbe essere sul mercato per $222.875,09 se fosse nuova… ma questa ha 45 anni, quindi dovrebbe costare meno… ma facendo conto che sia nuova, il valore della proprietà è comunque 5.83 volte quello del 1974… Oggi i prezzi in generale, secondo il Bureau of Statistics Australiano, sono maggiori del 725% rispetto al 1974. Si può imputare il tutto alla legge della domanda e dell’offerta? Certo che no. Le cose non sono diverse altrove: in Italia secondo certi studi si stima che "l’andamento dei prezzi delle case e quello dei terreni sottostanti dal 1927 al 2012, al netto dell’inflazione, nel periodo in esame, i prezzi delle case sono più che triplicati, mentre nelle grandi città sono quintuplicati. L’aumento risulta largamente superiore a quello dei costi di costruzione, che in termini reali sono poco più che raddoppiati. Oltre due terzi dell’aumento del prezzo delle case intervenuto tra il 1950 e il 2012 è attribuibile alla variazione del prezzo dei terreni edificabili" ("I prezzi delle abitazioni in Italia, 1927-2012"). In sostanza i cittadini della maggioranza dei Paesi Occidentali paga per la propria casa, che sia in affitto o di proprietà, molto di più di quello che dovrebbe, fino a sei volte se non oltre, rispetto al passato e senza che ciò abbia una ragione veramente sostenibile. Sappiamo che "in Italia, nel 2016, il 72,3% delle case risulta di proprietà e il 27,7% in affitto" (Eurostat) ma comunque, per acquistare una casa ci devi arrivare, in genere tramite una banca, quindi indebitarti per molti anni con un mutuo, ovviamente col rischio di perdere tutto se non paghi. E "di proprietà" non significa solo proprietà di singoli individui… Ma perché dobbiamo pagare di più delle generazioni che ci hanno preceduti, spesso con grandi difficoltà? La risposta potrebbe essere semplice: perché i partiti politici di molte nazioni, organizzazioni di vario genere, e in alcuni casi singoli individui, sono proprietari di enormi quantità di immobili e di terreni e non vogliono che i loro beni perdano di valore. Quindi, in quello che dovrebbe essere un conflitto d’interessi inammissibile per qualsiasi nazione civile, la politica fornisce l’aiutino: non costruire troppe case per mantenere la domanda elevata e l’offerta alta. Così, dove la popolazione è in decremento, ecco i "tappa buchi", cioè gl’immigranti, che non fanno diminuire la popolazione di numero e quindi contribuiscono a mantenere alti i prezzi delle case e dei terreni edificabili, togliendo le case popolari ai cittadini. I governi sostengono che la popolazione non deve diminuire per mantenere l’economia ma è vero il contrario, perché se ci fosse un sensibile decremento della stessa, lo stile di vita dei cittadini sarebbe molto migliore, perché ci sarebbe un calo dei prezzi a partire proprio da quello delle case, seguito subito da quello del cibo, e ne conseguirebbe un generale maggiore potere d’acquisto. Silvio Berlusconi, quando era premier, lo disse chiaramente durante una campagna elettorale: "non possiamo costruire troppe case, altrimenti i proprietari di case avrebbero difficoltà ad affittarle". E i terremotati cosa ne pensano? Meglio lasciarli in stato precario al fine di spingerli a migrare verso altre città per aumentare la richiesta dove serve e lasciare morire le città colpite da cataclisma? Il discorso può essere lievemente diverso a seconda della nazione ma la sostanza non varia. Ovviamente i partiti politici se esaminati come categoria singola non giustificherebbero la mia teoria ma non sono comunque da sottovalutare, infatti sappiamo che in Italia "i partiti politici, le loro organizzazioni territoriali, i circoli, le società immobiliari controllate direttamente e indirettamente hanno in mano oggi 3.805 fabbricati sparsi in tutta Italia e 928 terreni." (Franco Bechis "Elenco immobili di Bersani: ne ha per un miliardo di euro" Libero, 09/02/2012) e "fra questi ci sono sicuramente le sezioni del vecchio PCI, che risulta ancora intestatario al catasto di ben 178 fabbricati e 15 terreni." (Franco Bechis "Elenco immobili di Bersani: ne ha per un miliardo di euro" Libero, 09/02/2012). Poi abbiamo il Vaticano che "è uno dei più grandi proprietari immobiliari italiani, con un patrimonio di almeno 115mila unità che equivale al 20% dell’intero patrimonio immobiliare italiano" (Carlo Sala "Viaggio tra le proprietà immobiliari della Chiesa: un patrimonio da 4 miliardi l'anno" Today, 26/03/2016). Stessa storia in altri Paesi, per esempio il valore degli immobili di proprietà della Chiesa Cattolica in Australia ammonta a 28 miliardi di dollari a cui si deve aggiungere quello dei terreni. E le banche? Nel 2010 in piazza De Angeli a Milano notai una sproporzione: 43 vetrine di banche e solo 41 di negozi… Ovunque ti giri nel modo è pieno di banche… Nel 2014 "Morgan Stanley calcolò un’esposizione complessiva (crediti più garanzie) delle banche italiane sul mercato interno pari a 99 miliardi di euro" (Matteo Cavallito "Banche, il segreto dei 99 miliardi in immobili a bilancio sta per venire a galla" il Fatto quotidiano, 14/02/2014). Per gli americani (USA) forse il discorso è un po’ diverso, visto che mentre i loro governi si occupano di vendere armi in giro per il mondo, con la speranza che si scateni qualche altra guerra per venderne ancora di più, ci sono 1.56 milioni di cittadini (lo 0,5% della popolazione - Dato riferito al 2008/2009) si trovano a dormire per strada… "Il sogno americano"? … Ma intanto l’incubo edilizio per tutti gl’altri Occidentali rimane quello di essere governati da politici che teoricamente, in un chiaro conflitto d’interesse, favoriscono dinamiche sociali che potrebbero essere definite schiaviste (e qui si potrebbe parlare anche dell’obsolescenza programmata, che andrebbe vietata, che favorisce un’altra forma di schiavismo economico, oltre che inquinamento). E se non è chiaro abbastanza, tutto questo spiegherebbe anche perché nella grande farsa dell’importazione di immigrati, nella maggioranza dei Paesi Occidentali, si preferiscano i clandestini ai profughi veri e propri: i primi sono quasi tutti uomini e per questo motivo avranno scarse probabilità di trovarsi una donna e crearsi una famiglia e avere prole, e quelli che troveranno un lavoro, preferibilmente sottopagato secondo la logica di questi politici di basso profilo, lavoreranno sempre nell’ottica di mantenere lo standard del "cinque volte". Mentre i pochi che riusciranno a sposarsi e che faranno figli, avranno la casa assegnata prima dei cittadini aventi diritto, perché fanno più figli e più in fretta. Diversamente i rifugiati veri, cioè i profughi che se ne vanno portandosi dietro la famiglia, molto più difficilmente avranno la possibilità di essere utili a questo gioco perverso, perché faticando a inserirsi nella società, saranno meno produttivi e probabilmente la moglie non lavorerà, affidandosi agli stipendi sociali, determinando un perso per l’economia di uno Stato. In sostanza un immigrato single è più interessante per queste dinamiche, perché potenzialmente è da subito produttivo, mentre la famiglia di immigranti significa una persona produttiva su due o più di due. Riflettendo sull’èra delle repubbliche si nota facilmente che non ha seguito idealmente l’èra dello splendore delle monarchie del XIX secolo, quando le famiglie nobili e dell’alta borghesia, che all’epoca erano al potere, seguendo l’esempio delle famiglie reali, usavano i propri patrimoni personali per edificare ospedali, biblioteche, case di riposo e tanto altro, tra cui… case per i poveri.
Matteo Cornelius Sullivan
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