La morte civile, per avvelenamento da ipocrisia

Lettera aperta ai cittadini italiani

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Intollerabile. Così è possibile definire il peso dell’establishment italiano.

Poco più di un anno fa, nel tentativo di concorrere nel porre rimedio allo sfascio prodotto dalla corporazione partitocratico-istituzionale, meglio definita come “la Casta”, e prendendo il coraggio a due mani, decisi che era venuto il momento di fare qualcosa per fermare questo sgoverno del paese, questo suicidio annunciato, questa pericolosa morte civile.
E lo feci, da meridionale, quale sono (ancora per poco " spero -).

Mi diedi da fare quindi, per sostenere il Si al referendum confermativo per quelle riforme che avrebbero ammodernato il nostro paese, ne avrebbero snellito e migliorato l’organizzazione, diminuito considerevolmente il costo della politica, quelle riforme che, passeranno poi alla storia come il referendum sulla devolution (dal termine inglese, poichè fu per prima l’Inghilterra ad adottarle in Europa - poi seguita da Belgio e Spagna che si unirono a Germania e Svizzera, dove già esisteva un sistema devolutivo o federale) la devoluzione dei poteri verso il basso, verso i cittadini.
Ma questa definizione, disorientò non poco gli elettori, in specie quelli meridionali, i quali, complice-mandante la casta partitocratica, affosseranno questi referendum, definendoli come un attacco alla vigente costituzione.

Fondai allora il COMITATO DAUNO per il SI: “SALVIAMO IL MEZZOGIORNO”, rispondere al locale comitato per il NO “SALVIAMO LA COSTITUZIONE”,di cui si fece carico (se non ricordo male) il Prof. Ricci, preside della locale facoltà di giurisprudenza, ed oggi (guardate che caso da establishment comprovata: fai il bravo, oscura la verità e difendi l’ipocrisia, che la casta ti premierà ) responsabile locale del nascente partito democratico.

Ma fu tutto inutile.
l’informazione per lo più, ci ignorò, qui, come nel resto del paese e vi fu una potente campagna denigratoria, demagogica, quasi terroristica, che estorceva il voto per il NO agli elettori, proponendo la vittoria dei SI come il preludio alla distruzione della costituzione repubblicana, delle istituzioni democratiche, dell’equilibrio istituzionale, della stabilità e, addirittura, dell’esistenza stessa dell’Italia.

Che enorme panzana.

Una ipocrisia a cielo aperto.
Il risultato generato dalla vittoria dei No a quel referendum, è sotto gli occhi di tutti.
Il paese aveva mancato un importante appuntamento con la storia.
Le istituzioni perdevano (definitivamente?) la fiducia dei cittadini italiani, consci del fatto che non potrà mai essere la casta partitocratica a riformare se stessa ed a ridurre l’insopportabile costo (non solo economico-finanziario, ma umano, settario, di ceto, di casta) di una politica che, pur raggiungendo il potere con mezzi democratici oggi utilizza quegli stessi mezzi, per impedire la realizzazione della democrazia e la tutela delle libertà e dei diritti fondamentali dell’uomo in Italia, in questo momento.

Una prova per tutte, ne sia la recente legge elettorale, comoda all’establishment della destra come a quello della sinistra, legge che impedisce ad un semplice cittadino di esercitare a mezzo delega parlamentare la sovranità popolare.

I parlamentari li sceglie a priori la casta, fra quelli che sono stati bravi, hanno oscurato la verità e difeso l’ipocrisia casta dominante.

Ecco perché non mi meraviglio affatto nel vedere perfettamente sovrapponibili persone, lobbies ed establishment fra quelli che fermarono le riforme e che sono responsabili del caos riprodottosi nel paese (Beppe Grillo non è la causa del caos, dell’antipolitica, ma ne è certamente il prodotto), i quali si ripropongono oggi, avendo cambiato il nome (così come si cambia una camicia) come salvatori della patria. Ma tu guarda che ipocrisia ...

E no, non è vero, non è assolutamente verificabile questa mascalzonata.
Questi cosiddetti salvatori della patria, invece la causa caos e sono quindi responsabili della morte civile di questo paese che perisce, avvelenato oltre ogni misura, da una insana quanto egoistica ipocrisia.

Ricordo a me stesso, come il presidente del consiglio Prodi, dopo la vittoria dei No al referendum del giugno 2006 e manifestando una urgente esigenza di adeguare le istituzioni italiane, promise una riforma eguale e migliore (?!?) entro e non oltre il 31 dicembre 2006.
E cosa dire oggi, di fronte all’ennesimo annuncio-menzogna del presidente Prodi che manifesta la volontà di ridurre il numero dei parlamentari?

Ma perché allora egli ha votato ed ha fatto votare NO alla diminuzione dei parlamentari (da 950 a 773) contenuta nel referendum del giugno scorso ?!?

La risposta sta nel fatto che la casta non può riformare alcunchè, poichè la sua distruzione è indissolubilmente legata alla propria esistenza:
la negazione delle riforme, l’opposizione malcelata ed ipocrita, ad ogni riforma.
Ed oggi, vedo verificarsi (con dolore e non con piacere) quello che avevo previsto più di un anno fa:
la casta premia i suoi fedeli servitori ed infedeli servitori dello stato (un tempo si chiamavano traditori della patria), li privilegia e li arricchisce, fregandosene altamente della gente comune, del popolo sovrano e di quei cittadini qualunque, che faticano per tirare avanti quotidianamente.

Qui si rompe qualcosa.

Qui si interrompe un feeling.

È qui, che la casta partitocratica della mala-politica, dichiara guerra al popolo italiano.
È qui che si traccia una linea di demarcazione:
lecca-culo, lava-piedi, lacchè e favoriti vari, contro cittadini qualunque, onesti, leali e corretti.
Qui si rompe la pacifica convivenza (in)civile in questo paese.

Ed anch'io, mi sono rotto.

Rotto di pagare lauti compensi e stipendi ad un esercito non autorizzato ed anti-meritocratico di lecca-culo, lava-piedi, lacchè e favoriti vari.
Mo', basta: questi infedeli servitori dello stato, pagateveli da soli.

Io, non ci sto.
Il Cittadino “X”
Gustavo Gesualdo