BUONGOVERNO: Avanti, con fatti concreti

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Come si serve un Paese? Con la concretezza dell’azione di governo. Cercando di soddisfare, al meglio delle possibilità , gli interessi e le richieste della gente, cioè della società : che è composita e naturalmente non è fatta soltanto dal proprio elettorato, ed è suddivisa in molti strati sociali, in molti interessi spesso divergenti.

In oltre due anni di governo, tuttavia, questo Paese così variegato ha compreso che ci sono stati due essenziali motivi d’interesse che hanno coinvolto tutti: la crisi economica e la sicurezza.

Ecco: il governo di Silvio Berlusconi ha innanzi tutto servito il Paese su economia e sicurezza.
Ancora prima delle elezioni del 2008, Berlusconi disse che sarebbe arrivata una crisi lunga e difficile, per la quale non esistevano ricette miracolose. Per tutto il 2008 e 2009 il premier ed i suoi ministri hanno dedicato gran parte del loro lavoro, delle loro quotidiane fatiche, ad individuare giorno dopo giorno le misure giuste per superare la crisi, tutelando soprattutto i più deboli. Un lavoro che ha guardato spesso all’urgenza del quotidiano, ma che non poteva trascurare l’orizzonte di più anni.

Alla profezia, azzeccata, di Berlusconi nel 2008, e al messaggio che subito dopo la vittoria ha rivolto agli italiani " di fiducia e ottimismo nonostante le difficoltà " hanno corrisposto due risultati.
Il primo è la tenuta del “sistema Italia“ mentre altri Paesi, anche più forti del nostro, tremavano. L’Italia ha retto perché hanno retto la formula dell’economia sociale di mercato e del non lasciare nessuno indietro.
Il secondo risultato è una assunzione corale di responsabilità da parte di governo, del sindacato più riformista e responsabile, e delle forze imprenditoriali illuminate.

Tutti si sono rimboccati le maniche remando nella stessa direzione, e riconoscendo nell’esecutivo, nel premier e nei suoi ministri, a cominciare da quello dell’Economia, gli interlocutori ed i riferimenti giusti.
Ne abbiamo avuto una ulteriore conferma nella tre giorni economica-istituzionale di Cernobbio, dove si è assistito al rinnovarsi di quel patto. Ma dove, responsabilmente, il ministro Tremonti ha detto: “Siamo ancora in terra incognita“. Tuttavia ha aggiunto: “La crisi ha cambiato i paesi e messo in crisi governi, tranne il governo Berlusconi“. Non è propaganda la sua, come non c’è mai stata propaganda nell’azione di governo.

Al rinnovarsi e consolidarsi del patto tra forze imprenditoriali, sociali e governo si sono anche, in questi tre giorni, aggiunti i riconoscimenti delle autorità istituzionali ed economiche europee e mondiali.
All’Italia viene riconosciuto il merito di aver gestito la crisi con equilibrio e rigore, senza mettere a rischio i conti pubblici.

Tutto ciò non è politica calata dall’alto o da qualche convegno o da qualche piazza: è, appunto, l’esercizio, duro e quotidiano, del servire il Paese. Portare l’Italia fuori dalla crisi non significa infatti soddisfare l’Unione europea o la Bce o il Fondo monetario, ma innanzi tutto tutelare il lavoro, i risparmi e l’impresa, cioè i cittadini e le famiglie. E farlo senza guardare alle appartenenze ed agli strati sociali: farlo per tutti, e basta.
Il governo ha poi servito il Paese su un altro fronte, quello della sicurezza e della guerra alla criminalità . Ventisei dei 30 più pericolosi latitanti sono stati catturati, i loro beni " per la prima volta " assicurati allo Stato, cioè alla collettività , e impiegati a loro volta nella guerra al crimine. L’altro versante della sicurezza, la clandestinità , è oggi un problema risolto. L’Italia non è più il paradiso degli sbarchi, le nostre coste e le frontiere sono sicure come e più degli altri grandi paesi europei.

Naturalmente nessuna guerra è mai vinta per sempre, nessun risultato è definitivamente acquisito: nè in economia, nè sulla sicurezza. Ma tutti hanno potuto vedere, a destra come a sinistra, che il governo ha fatto interamente il proprio dovere. Servendo appunto il Paese.
Il piano di governo messo a punto dal Popolo della Libertà , condiviso dalla Lega, e che sta per essere presentato in Parlamento, muove appunto da quanto è stato fatto finora, e lo traduce in riforme organiche, per assicurare stabilità economica e sociale. Federalismo, fisco più equo e difesa delle famiglie, sicurezza, Mezzogiorno e giustizia sono queste riforme. Ad esse si aggiungerà la “legge Berlusconi“ sulla libertà d’impresa: che non riguarda ovviamente solo i grandi industriali, ma chiunque voglia intraprendere.

Questo cammino di riforme e di cose concrete va ad aggiungersi alla profonda rivoluzione in atto nella scuola, alle grandi opere, al risanamento degli enti locali, al rilancio degli accordi economici internazionali.
Il governo sta dunque servendo il Paese, e naturalmente ha tutta l’intenzione di continuare a farlo. Del resto dall’Italia, a tutti i livelli, non c’è alcuna domanda di cambiare guida dell’esecutivo nè maggioranza politica. E questa è la miglior risposta alle polemiche e agli arzigogoli di cui sono pieni i giornali.
Il resto è fisiologia della politica, diciamo della vecchia politica. L’opposizione fa naturalmente il proprio lavoro (anche se non sempre il proprio dovere, soprattutto nelle forme) nel criticare il governo. Ci mancherebbe non lo facesse. Però da quella parte ci si aspetta un contributo costruttivo, che del resto è stato offerto dagli esponenti moderati del centrosinistra. Di sicuro il governo non si fermerà .