Quella dell’Eni è una parabola che non racconta solo la storia di un’impresa, ma di un intero paese. Dai sogni di indipendenza e di gloria di una società nuova, forte della guida di un leader carismatico come Enrico Mattei, nell’Italia giovane degli anni ’50 e dei primi ’60, alla maturità raggiunta, anche a costo di compromessi, con Eugenio Cefis, al progressivo coinvolgimento in intrichi sempre più malsani, gli scandali politici e finanziari di Sir e Petromin, l’asservimento alle logiche di spartizione politica. Parallela alla storia della decadenza dell’industria di stato scorre, però, quella dei manager, spesso entrati all’Eni negli anni di Mattei, che hanno comunque saputo far grande l’azienda, impegnandosi in progetti importanti e visionari anche nei momenti politicamente più difficili.
Le cronache di Marcello Colitti (Eni. Cronache dall’interno di un’azienda, Egea, 2008, 270 pagine, 14 euro) coprono il periodo che va dal 1956 al 1981, ovvero quello che il manager ha vissuto in azienda in prima persona nella convinzione di poter contribuire, dall’ufficio studi o dalla programmazione, al benessere dell’impresa e allo sviluppo del paese.
Ne deriva una storia inevitabilmente e scopertamente parziale, costruita per vividi quadri narrativi, attraverso i quali il lettore fa la conoscenza di personaggi che sono stati a lungo al centro delle cronache giornalistiche e di situazioni archetipiche del fallimento dell’impresa pubblica e della società italiana. Si va dalla realizzazione del complesso petrolchimico di Gela, costruito per “risolvere un problema di medie dimensioni trasformandolo in uno enorme” già alla fine degli anni ’50, all’opposizione di Enrico Cuccia a ogni soluzione dei problemi di assetto della chimica italiana che ne facesse pagare il conto agli azionisti responsabili, per finire con la descrizione del modo in cui i rapporti tra politica e manager delle partecipazioni statali (personificati, in questa ultima fase, da Leonardo Di Donna) abbiano definitivamente distorto le finalità dell’impresa.
Nel corso della narrazione si dipana anche la storia privata di un manager che si è trovato a ricoprire un ruolo, a volte defilato, altre volte centrale, in molte delle realizzazioni più importanti dell’Eni e nei tentativi (definiti di volta in volta ingenui, idealistici, razionalisti e illuministi) di invertire una rotta che, secondo Colitti, non avrebbe portato da nessuna parte, se non agli anni bui di Tangentopoli.
Marcello Colitti, entrato giovanissimo in Eni, è stato capo del Dipartimento di studi economici, vice presidente di Agip spa, presidente di Enichem e di Ecofuel e socio fondatore dell’Oxford energy policy club.
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