Notizie non buone sul fronte delle vendite degli oli di oliva e di sansa: secondo lo studio dell’ Associazione Italiana dell’Industria Olearia e che ha fatto seguito al monitoraggio delle imprese associate all’Assitol, il calo delle vendite si è attestato sul 10% circa.
Assitol, che riunisce sotto un’unica sigla, dal 1972, le tre associazioni allora esistenti e che rappresentavano i tre settori classici dell’industria dell’olio ( olio di oliva, di semi e margarina ), stima che la diminuzione sia dovuta si alla diversa disponibilità economica del consumatore, ma anche al fatto che la concorrenza degli altri paesi produttori quali Spagna, Cile, Australia, Tunisia abbiano seguito politiche economiche differenti rispetto alla nostra, consentendosi in tal modo la possibilità di aumentare le esportazioni in quanto i prezzi applicati sono assolutamente concorrenziali rispetto a quelli praticati dai nostri produttori.
Una bella frenata sembra sia stata prodotta dall’introduzione della normativa contenuta nel Decreto Ministeriale del 10 novembre 2009 sull’etichettatura e sulla registrazione della produzione che, introducendo una serie di passaggi fortemente burocratizzati, avrebbe prodotto il mancato rilancio della produzione olivicola che, per quanto riguarda gli oli biologici ed il “ 100% italiano “, che coprono però soltanto il 7% delle vendite, è risultato in relativa crescita potendosi attestare su un aumento del 7% a livello di media distribuzione; a livello invece di grande distribuzione anch’essi segnano una perdita del 6%.
I dati esposti rivelano una certa perdita sui mercati internazionali e tagliano le ali a coloro che vedevano l’anno 2009 come un anno di possibile ripresa.
Che cosa fare per fronteggiare una situazione che va verso un mercato in crisi?
I primi mesi del 2010 hanno evidenziato qualche segnale positivo evidenziando nel periodo un calo del 8,3% a fronte di quello del 10,6 del 2009 ma quello che manca, secondo i produttori presenti al Convegno Assitol tenutosi l’11 giugno a Roma, è un deciso intervento degli organi statuali istituzionalmente preposti allo sviluppo della nostra agricoltura oltre ad un maggior impegno professionale da parte degli stessi produttori.
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