Agosto 1954 - Marcello Conversi, direttore dell’Istituto di Fisica, assieme a Giorgio Salvini e Gilberto Bernardini, ricercatori del medesimo istituto, avvicina il premio Nobel Enrico Fermi durante la scuola estiva di Varenna per chiedere consiglio su come utilizzare al meglio il fi nanziamento già stanziato per il sincrotrone. Fermi prende carta e penna e l’11 agosto scrive direttamente al rettore Enrico Avanzi: l’ipotesi "di costruire in Pisa una macchina calcolatrice elettronica - osserva il fi sico - mi è sembrata, fra le altre, di gran lunga la migliore. Essa costituirebbe un mezzo di ricerca di cui si avvantaggerebbero in modo inestimabile tutte le scienze e tutti gli indirizzi di ricerca". Avanzi risponde per iscritto il 26 agosto: la proposta di Fermi sarà tenuta "nel massimo conto".
4 ottobre 1954 - Il Ciu conferma lo stanziamento all’Università: 25-30 milioni andranno alla costruzione di uno spettrometro di massa. Ma, accogliendo il suggerimento di Fermi, 120-125 milioni fi nanzieranno la progettazione di una calcolatrice elettronica digitale. Il 16 ottobre Enrico Avanzi, nella veste di presidente del Ciu, delibera l’erogazione al professor Conversi di un milione di lire per far fronte alle prime spese "di urgente necessità" per l’organizzazione dei piani di studio relativi ai due progetti.
Gennaio 1955 - Alfonso Caracciolo di Forino, docente all’Università di Roma, presenta a Pisa a un nutrito gruppo di ricercatori di varie università italiane gli esiti della sua indagine sulle calcolatrici di più recente costruzione e di potenza paragonabile a quella della Illiac, allora a disposizione dell’Università americana dell’Illinois. Ne segue una discussione articolata e non priva di contrasti: ma l’idea di progettare e realizzare la prima calcolatrice elettronica tutta italiana ne esce ulteriormente rafforzata.
9 marzo 1955 - Si riunisce, per la prima volta, la Commissione Consultiva Mista (Ccm), nominata dal rettore Avanzi su proposta dei consigli di facoltà di Ingegneria e Scienze matematiche fi siche e naturali con l’obiettivo di "compiere uno studio preliminare dei problemi inerenti alla costruzione di una macchina calcolatrice elettronica". La Commissione propone anche che venga istituito a Pisa un Centro di studio della tecnica delle calcolatrici elettroniche, con lo scopo di promuovere gli studi in questo campo e di provvedere alla progettazione di una macchina calcolatrice elettronica.
18 aprile 1955 - Il Senato accademico istituisce il Csce (Centro studi sulle calcolatrici elettroniche): è il primo del suo genere in Italia. Il Csce ha sede al secondo piano dell’Istituto di Fisica dell’Università di Pisa: solo nel 1962, divenendo un istituto del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IEI: Istituto di Elaborazione dell’informazione del Cnr), traslocherà in via Santa Maria. Un mese dopo, l’Università fi rma con l’Olivetti una convenzione che sancisce formalmente l’impegno della società di Ivrea nella realizzazione della Cep. Il Csce opera sotto la guida di un consiglio direttivo (presidente Marcello Conversi, membri Alessandro Faedo e Ugo Tiberio); al suo interno opera il gruppo esecutore (Ge), composto da Mario Tchou (ingegnere dell’Olivetti), Alfonso Caracciolo, Elio Fabri, Giuseppe Cecchini e Silvano Sibani.
la macchina ridotta / the small-scale machine (1955-1958)
Prima di affrontare la costruzione della calcolatrice vera e propria, il gruppo esecutore decide di verifi care i criteri di progettazione e la messa a punto dei dettagli tecnici della Cep realizzandone un prototipo in scala ridotta: si chiamerà, non a caso, macchina ridotta (Mr). Alla sua realizzazione il Ge chiama a collaborare due ingegneri del Centro studi Olivetti di Barbaricina: Franco Filippazzi e Remo Galletti; il Centro studi, a sua volta, rafforza il proprio organico con l’assunzione di Walter Sabbadini e Giovan Battista Gerace. Quest'ultimo, entrato al Csce da semplice borsista, diventerà presto uno dei protagonisti principali dell’intera vicenda.
Il 31 luglio del 1956 il gruppo esecutore presenta al consiglio direttivo il progetto dettagliato di macchina ridotta e le sue caratteristiche principali: lunghezza di parola di 18 bit; memoria a nuclei magnetici di 1024 parole (1K); aritmetica in virgola fi ssa; 32 istruzioni di macchina; 70mila addizioni o 500 moltiplicazioni al secondo; lettore fotoelettrico di nastro come dispositivo di ingresso e telescrivente come dispositivo di uscita.
Un anno dopo, è il 24 luglio 1957, Conversi annuncia la fi ne della costruzione dell’Mr. Operativa per il calcolo scientifi co a partire dal febbraio 1958, la macchina ridotta è, a tutti gli effetti, il primo calcolatore elettronico digitale mai costruito in Italia: il Csce se ne serve per offrire i servizi di calcolo agli utenti, offrendo loro assistenza tecnica ma delegando agli stessi sia la programmazione che l’esecuzione del codice.
la Cep / CEP (1958-1960)
Con l’Mr a regime, inizia la costruzione della calcolatrice vera e propria: della macchina ridotta saranno utilizzate, per quanto possibile, sia il progetto che alcune componenti, al fi ne di risparmiare tempo e denaro e ridurre i potenziali rischi. Ed è sempre in questa chiave che i progettisti privilegiano la tecnologia dei tubi elettronici a quella, emergente, dei transistori: questi troveranno impiego solamente nelle componenti progettate ex novo e nelle future espansioni della macchina. La Calcolatrice elettronica pisana nasce alla fi ne del 1960. Rispetto alla macchina ridotta, vanta caratteristiche decisamente più performanti: lunghezza della parola di 36 bit; aritmetica in virgola fi ssa e in virgola mobile, in singola e doppia precisione; 128 istruzioni e 220 pseudo-istruzioni; istruzioni di lunghezza fi ssa pari a una parola; 8192 parole (8K) di memoria a nuclei magnetici; 70mila addizioni o 7mila moltiplicazioni al secondo; entrata con lettore fotoelettrico; uscita con perforatori di nastro, con telescrivente e con stampante parallela.
l’inaugurazione della Cep, il 13 novembre 1961, è un evento di portata nazionale. Ci sono il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, i rettori di molte università italiane, la stampa al gran completo: dal Corriere della Sera a 24 Ore, dal Mattino a Paese sera. Solo il settimanale Epoca non dà la notizia, perché "la manifestazione cade nel giorno di chiusura dell’impaginazione dei vari servizi predisposti nel corso della settimana".
La Cep resta in funzione per 7 anni, offrendo i propri servizi di calcolo per un minimo di 2mila ore l’anno fi no a un massimo di oltre 4mila. Gli utenti principali sono i ricercatori dell’Infn e dell’Istituto di Chimica fi sica dell’Università di Pisa che, da soli, occupano circa un terzo del tempo disponibile per il calcolo. Ma in un mondo che cambia alla velocità della luce, la Cep mostra presto i suoi limiti: divenuta scarsamente competitiva, deve cedere il passo ai calcolatori più potenti che continuano ad affacciarsi sul mercato. La stessa Università di Pisa, per mano del rettore Faedo, ottiene nel 1964 dall’Ibm la donazione di un calcolatore 7090 che di fatto pensiona la Cep e dà la scintilla vitale alla nascita del Cnuce (Centro nazionale universitario di calcolo elettronico).
Guastatasi e non più riparata, la Calcolatrice elettronica pisana viene letteralmente fatta a pezzi e le sue parti disperse: oggi, dopo un paziente lavoro di ricomposizione, è esposta al Museo degli strumenti di calcolo dell’Università di Pisa.