ANTICHE COME LE MONTAGNE - le radici della nonviolenza

Le radici della nonviolenza 22-23-24 nov. Como

172.3K visualizzazioni

E allora ci siamo. Il Coordinamento compie cinque anni. Non si tratta ancora di una cifra tonda a due numeri (10, 20, ecc.) ma è già una bella soddisfazione. Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta da quel 3 ottobre 1997.

Siamo tutti "cresciuti" (o invecchiati?) insieme. Già all’inizio eravamo in tanti, ma ora siamo veramente una moltitudine. Ed ogni volta un passetto in più. Un'altro passetto in avanti, magari piccolo ma sempre in avanti, mai indietro. Nemmeno un passo indietro, dicono le madres. E noi così facciamo: nemmeno un passo indietro. Nel corso di questi cinque anni i momenti entusiasmanti sono stanti molti. Difficile ricordarli tutti senza dimenticarne qualcuno. Ma certamente accanto alle rose non sono mancate le spine e talvolta si è trattato di spine molto, molto dolorose. Sicuramente il momento più difficile l’abbiamo vissuto nei giorni del G8 di Genova, un anno e mezzo fa. Ed io personalmente non posso non assumermi una responsabilità grande circa le difficoltà , le sofferenze e le divisioni di quei giorni. Ma anche quella parentesi dolorosa fu utile a consolidare la nostra unione, perché la nostra è un'unione fatta innanzitutto di differenze, e certamente in quei caldi giorni di luglio le differenze emersero con tutta evidenza.

Eppure anche quell’esperienza servì a consolidare ancor più profondamente la natura del Coordinamento ed il suo attaccamento convinto ai valori ed ai principi della Nonviolenza. Valori e principi che stiamo tentando, faticosamente, di diffondere in profondità nel nostro territorio. Come non ricordare qui l’importanza dei nostri corsi sulla nonviolenza (non ricordo nemmeno più a che edizione siamo arrivati: sesta, settima, ottava?). Le persone che hanno compreso, in questi anni, il valore centrale del nostro lavoro sono state tante, tantissime, ed in quest'ottica il convegno assume il ruolo di un test di fine anno. Quanti saranno quest'anno i partecipanti? In effetti ogni volta la partecipazione al Convegno cresce ( come cresce la partecipazione ai numerosi appuntamenti organizzati durante l’intera annata) e questa è la dimostrazione migliore della vitalità del Coordinamento e del suo indiscutibile ruolo di riferimento per tutto il territorio provinciale. Ma le cose da fare restano molte. La strada da percorrere è ancora lunga.

Non intendiamo certo fermarci qui. Agli amici diciamo: teniamo duro, continuiamo a cercare, continuiamo a lavorare insieme, perché il lavoro (talvolta nell’ombra, talvolta apparentemente poco utile) produrrà , non potrà non produrre. A chi non ci vuole troppo bene, invece, diciamo: incontriamoci, cerchiamo di comprenderci e di conoscerci, perché siamo certi che le differenze, se avremo la voglia e l’umiltà di confrontarci, ci appariranno molto minori di quel che possiamo immaginare. E qui sta la sfida principale che abbiamo accettato: non esistono nemici. I nostri nemici non sono i peccatori, perché peccatori lo siamo tutti, chi più chi meno.

Il nostro unico, vero nemic o è il peccato ed è il peccato (non i peccatori) che dobbiamo combattere. Ed il peccato ha un nome: si chiama violenza. Violenza contro le persone, violenza contro le cose, violenza contro la natura, violenza contro lo Spirito. La storia dell’umanità , la storia di noi tutti ci ha insegnato che una sola è la strada per uscire dal peccato. Una strada antica come le montagne. Una strada che affonda le sue radici nella notte dei tempi.

La strada della Nonviolenza. Una strada lunga e faticosa ma, purtroppo, senza alternative. Di scorciatoie non ne esistono. A percorrerla oggi siamo in tanti. Il cammino è più facile. "Somos caminantes" dicono gli amici delle comunità chiapaneche.

"Non ce l’abbiamo fatta l’ultima volta, ma ce la faremo la prossima" dicevano gli amici dei Sem Terra. E infatti questa volta ce l’hanno fatta. Insistere con convinzione e con tesdardaggine. È anche il nostro impegno. "Adelante Pedro, pero con judicio", senza preoccuparci troppo dei cani che abbaiano, perché se loro abbiano significa che noi stiamo avanzando.

Claudio Bizzozero