L’obiettivo di Steed Gamero rivela le magie dell’Ago e del Filo di Oldenburg.
“Sono simboli dell’unione e non della divisione, pieni di colore in una città sempre più grigia e indifferente”.
Il monumento “Ago e Filo” di Claes Oldenburg, che campeggia in piazza Cadorna, a Milano, divide autorità , cittadini, critici d’arte ed esteti. E’ parere comune che esso rappresenti “un omaggio all’industriosità della metropoli lombarda” e in particolare al settore della moda. Letizia Moratti, neoleletta sindaco di Milano, non gradisce quell’immenso ago piantato a terra, opera di uno dei maggiori rappresentanti della Pop Art. L’istallazione verde, rossa e gialla, secondo alcuni, andrebbe spostata, magari in un parco pubblico o addirittura in un’altra città . Il 52 per cento dei cittadini milanesi, sorprendentemente, ha dichiarato invece che l’opera possiede un certo fascino e sarebbe un delitto privarsene. Gae Aulenti, che volle fortissimamente “Ago e Filo” proprio nel mezzo di piazza Cadorna, dichiara: “Casco dalle nuvole. L’Ago e il Filo sono nel cuore di piazzale Cadorna da cinque anni. E Milano è piena di piazze, anche più nuove, anche meno belle, su cui fare commenti. Mi limito ad osservare che al suo primo giorno da Sindaco, la Moratti interviene... su un dettaglio». Vittorio Sgarbi quel ciclopico strumento del sarto e dello stilista proprio non riesce a sopportarlo. Lo storico d’arte Philippe Daverio, già assessore alla Cultura del Comune di Milano, giudica il lavoro di Oldenburg “non certo geniale, ma sopportabile”. Nessuno sembra ricordare che l’artista volle rappresentare, con l’opera di piazza Cadorna, la metropolitana milanese con le sue tre linee: la verde, la rossa e la gialla.
Il progetto fu realizzato proprio per quel luogo preciso, dove la metropolitana accoglie ogni giorno migliaia di cittadini. Un “filo” che unisce e collega le diverse zone dell’operoso capoluogo, facendo sentire più vicini i suoi abitanti. L’Ago di piazza Cadorna è " a una lettura un po’ più attenta " una metafora del dialogo, del movimento quotidiano che porta gli esseri umani a incontrarsi, a collaborare, a costruire insieme una città migliore. Il giovane fotografo Steed Gamero ha dedicato al monumento una serie di foto d’arte che rivelano le segrete magie della modernità , incantesimi a colori che l’Ago e il Filo, sbucando dal profondo della terra, suggeriscono a un’umanità frenetica e spesso indifferente. Davanti all’obiettivo, sono simboli positivi che cancellano le paure che attanagliano l’umanità : una torre stagliata contro un cielo vivido e abbagliante; un arcobaleno che non ci abbandonerà , perché non è figlio di nubi nere o di tempeste.
Il giovane fotografo peruviano ci mostra aspetti dell’Ago e del Filo che solo l’occhio di un artista riesce a vedere. Ammirando, una dopo l’altra, le immagini, ci accorgiamo che l’opera di Oldenburg ha un cuore. Scopriamo che nel viluppo delle sue forme, di tanto in tanto, un angelo si nasconde e ci osserva. Ci meravigliamo quando il sole di giugno s’impiglia per un attimo nel filo, che fin dall’antichità più lontana è simbolo del trascorrere dell’esistenza umana. “L’Ago e il Filo sono belli se li si guarda da diverse angolature,” dice Gamero. “se li si vede come simboli dell’unione e non della divisione. Sono pieni di colore in una città sempre più grigia e indifferente”. Un importante stilista milanese ospiterà da settembre presso il suo spazio la mostra "Ago, filo e fantasia", che è attualmente online nel sito www.visions.it (cliccare sul banner e scaricare l’E-Book).
Profilo dell’artista. Steed Gamero è nato a Lima (Perù) nel 1988. Talento precoce, esprime la sua creatività attraverso pittura, fumetto, installazione artistica e soprattutto fotografia. Ha esposto le sue opere in mostre personali e collettive, ottenendo prestigiosi riconoscimenti. Si è perfezionato nelle tecniche di fotografia digitale ed elaborazione fotografica presso la factory cinematografica multimediale 263 Films di Milano Due, a contatto con artisti del calibro di Dario Picciau, Roberto Malini, Tim Bradstreet, Grant Goleash, Ashley Wood, Jon Foster, Josep Tomas, Carles Piles. Nel 2005 si è diplomato sceneggiatore alla Scuola del Fumetto di Milano. Lo stesso anno ha realizzato insieme a Jon Foster, Dario Picciau e Roberto Malini la novella a fumetti Sulphur & Dana, un allegoria dell’amore come ultimo baluardo contro la discriminazione e i pregiudizi razziali. Il suo lavoro è caratterizzato dall’impegno contro discriminazioni e violenze. Ha pubblicato il volume fotografico Qabbalah (Milano 2006; testi di Roberto Malini). La sua mostra fotografica più recente: Eldorado Nuova Apertura (con Roberto Malini), Firenze, Caffè Letterario Bizzeffe, maggio 2006.
Raitre / Roberto Malini
www.visions.it
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