Forse pochi conoscono Francesco Iovine, uno scrittore, letterato e filosofo, proveniente dal Sannio Molisano specificamente da Guardalfiera in Provincia di Campobasso, ove nacque nel 1902.
?La sua vita artistica comincia nel momento in cui lascia il suo paese per dirigersi a Maddaloni, nel Casertano, e a Vasto, per lavorare come Maestro; li dovette adempiere agli obblighi di leva e andare a Roma.
I suoi primi scritti sono rivolti alla sua terra, una terra di contadini senza cultura; il pensiero letterario e Ideale del letterato sannita era tutto rivolto ai suoi veri personaggi, ai suoi contadini e alla propria terra, una terra amata ma al tempo stesso odiata, che da grande Uomo sensibile e di Pensiero quale era, voleva far rivivere a nuova vita; far rivivere la propria gente, che vivevano una vita fatta di immobilismi e di credenze religiose bigotte miste a paganesimo superstizioso, (così come avviene ancora non solo nelle contrade contadine di Campobasso, ma di certo meridione della Campania e della Calabria con madonne piangenti e volti "santi" a ogni angolo di marciapiedi...) ma di impegno etico e sociale politico inteso nel senso pienamente schietto, culturale e fattivo, concreto non fatto di chiacchiere bensì di impegno a risolvere fattivamente i problemi della sua gente, nella libertà e non nella sottomissione, canoni che Iovine oramai rifiutava. Un risveglio delle coscienze, questo era ciò che Iovine voleva, ma un risveglio non in senso politico-ribelle ma in senso pienamente educativo e libertario, civico e pedagogico, della ragionevolezza e del discernimento personale, alla luce di una religione non fatta di superstizione e di paure, di un javhè che ti punisce di peccato e plagio, ma di Intelligenza e di vivacità , di intraprendenza e di Saggezza di Spirito e non di passività da "Forte Bastiani", da Buzzattiana attesa.
Iovine iniziò gli studi nella città di Napoli e poi si trasferì a Roma, dove ottenne la laurea in Filosofia e dove si stabilì regolarmente; egli viveva un sensibile contrasto affettivo tra il suo vivere nella Capitale e la amata terra Molisana di Guardialfiera dove tutto questo "sentire" filosofico ed esistenziale in rapporto alla sua terra contadina, egli lo collocò, lo "trasmise" nei suoi scritti letterari, nella fattispecie in quattro raccolte di Racconti tre romanzi, oltre ad una produzione di buona Saggistica su vari Periodici e giornale Romani e Nazionali.
"Signora Ava" è forse il racconto più bello e forse anche quello maggiormente conosciuto dell’autore di Campobasso, ove egli narra le storie di personaggi veri e reali della sua cittadina di origine, descritti nel loro vivere di tutti i giorni, nella loro sofferenza e nella loro mentalità che certo Iovine non condivideva, ma non condannava, semplicemente si limitava e si impegnava a descrivere, per come essa era; e lo faceva pittoricamente, senza critiche o analisi socialistiche nè ideologiche, ma descrivendo un ambiente nel quale il passare del tempo, l’incedere del lavoro nei campi, era fisso e immobile, ripetitivo, quasi "Zeit", in un ambiente surreale, fantastico, dove appunto il tempo non esisteva, ove non era dato di riconoscere un momento diverso da un altro perché tutto passava e scorreva, a volte sembrava essere immobile, in una direzione senza tempo, ove si attendeva "l’Eregnis" che non avveniva mai, un qualcosa che ci ricorda "il deserto dei Tartari".
Il fantastico di Iovine è la vera Forza letteraria di questo filosofo-letterato; in tale modo Egli riesce nell’intento di descrivere la Reale superstizione della sua gente, il Paganesimo misto alla religione dei Preti di campagna e alle derivate "deviazioni sulla Fede", la rassegnazione agli eventi, la sanità bucolica di quelle terre, l’arretratezza culturale e intellettuale di questa gente sua concittadina agricola.
E il mondo di questa cittadina è fermo nel suo svolgersi, è senza tempo, e pure se, anche episodicamente qualche suo personaggio tenta di evolversi o di lasciare la triste realtà , fallisce implacabilmente. Sicuramente Iovine si riferisce ai fatti veri della sua Gualdalfiera ma in genere delle zone interne del Molise; beninteso la positività della sua terra Iovine la vede nella salubrità dei luoghi, ma l’impegno costruttivo nello Iovine esiste, e l’autore lo fa venire fuori in altri racconti dove appare chiara l’intenzione del letterato di fare sì che i propri concittadini molisani, i contadini delle terre del "sannio-molisano", prendano finalmente coscienza di se e si evolvano in positività . Il suo successo Iovine lo ottenne quando era già deceduto e cioè nel 1950, quando al suo romanzo "Le terre del sacramento" venne attribuito il "Premio Viareggio" ex aequo.
Ma Iovine era morto già da qualche mese, il 30 aprile del 1950, a Roma, a soli quarantotti anni, giovane, per un male incurabile, nella città dove dimorava oramai e non potè assistere a questa sicura gioia. Poco valutato nel suo prestigio letterario è stato sottoposto a analisi politico-ideologiche in chi voleva ad ogni costo vedere in lui il marxista-contadino filosofo; ma Iovine non era questo; era molto, molto di più; era sì forse filosofo, ma della Vita, era sì il letterato ma di un realismo fantastico, una categoria che i para-intellettuali del tempo non vollero capire (o fecero finta di non capire). Oggi avrebbe 97 anni e chissà cosa ci avrebbe raccontato ancora durante i suoi anni di maturità completa, lo scrittore Molisano. Alla sua Città il compito di osannarlo meglio mentre alle grandi case editrici (perché no, soprattutto forse a quelle più piccole) il merito di apprezzarlo, per il suo fantastico, ma al tempo stesso, reale e vero raccontare.
Ultimi Articoli
Benvenuti a casa Morandi” al Teatro San Babila: una commedia tra ricordi, musica e risate
JEnerational Mentoring presentato a Mi prendo il Mondo – Dialogo tra generazioni a Parma
Treno di cioccolato record a Palazzo Lombardia – Aperto il 39° piano
Strage Crans-Montana – Dimessi due giovani da Niguarda dopo l'incendio
Strapazzami di coccole Topo Gigio il Musical: una fiaba che parla al cuore
Goldoni al Teatro San Babila di Milano con La Locandiera
Ceresio in Giallo chiude con 637 opere: giallo, thriller e noir dall'Italia all'estero
Milano celebra Leonardo — al Castello Sforzesco tre iniziative speciali per le Olimpiadi 2026
Trasporto ferroviario lombardo: 780.000 corse e 205 milioni di passeggeri nel 2025