2I FUOCHI DELL’ARTE

L’intento dell’artista nella conservazione dell’opera contemporanea

ROMA - Fino all’ 11 gennaio presso il Foyer dell’Auditorium Parco della Musica è ospitata la mostra "I Fuochi dell’Arte e le sue reliquie", curata da Achille Bonito Oliva, è prodotta dalla Fondazione Musica per Roma e Jacorossi Imprese.

l’esposizione unisce i percorsi estetici di Mario Schifano, Enzo Cucchi, Gino De Dominicis e Giulio Aristide Sartorio, non in un'ottica disciplinare artistica, ma attraverso un imprevisto realmente accaduto. l’incendio del 1992 in una falegnameria nel quartiere di San Lorenzo in Roma, il cui calore raggiunse le circa 60 opere della Collezione Jacorossi depositate in un locale adiacente.
Nel foyer dell’Auditorium sono esposte le 24 opere di maggiori dimensioni.
Il calore interagì totalmente con le opere d'arte, annullando le distanze estetiche e temporali tra gli artisti, creando un'opera che va oltre se stessa, oltre l’intenzione artistica originaria.
Gli artisti, provenienti da differenti realtà contemporanee, vennero inconsapevolmente uniti in un'unica storia.
Sulle opere gli interventi di restauro si sono limitati ad operazioni di semplice pulitura e in alcuni casi foderatura della tela portante. Schifano e Cucchi non sono volutamente intervenuti sulle opere perché consapevoli del grande impatto emotivo prodotto dal fuoco.
Quando Schifano andò a vedere le opere rovinate per tentare un intervento di restauro, esclamò: "Non le toccate! Sono più belle di prima!"
La mostra vuole far riflettere sul possibile restauro e sulla "deteriorabilità" dell’arte contemporanea; un'arte capace di superare lo staticismo estetico per rendere più forte l’aspetto concettuale.

La mostra vuole raccontare una storia che autenticamente unisce l’arte contemporanea alla vita. Un'arte che è specchio del suo tempo, che è in grado di uscire dalle gallerie e mostrarsi in luoghi che sono crocevia di passaggio di persone, dove si respira una dimensione di quotidiano che va oltre il luogo di culto istituzionale.

I fuochi dell’arte e le sue reliquie è la prima mostra in Europa dove il fuoco, intervenuto sulle opere, sollecita emozioni e dibattiti.

A chiusura dell’esposizione ha avuto luogo un convegno internazionale sui temi sollevati dal progetto, a cui hanno partecipato i direttori e gli esperti dei più importanti musei internazionali.

PARC - Direzione generale per la qualità e la tutela del paesaggio, l’architettura e l’arte contemporanee - e Fondazione Musica per Roma hanno promosso la giornata internazionale di studi l’intento dell’artista nella conservazione dell’opera contemporanea. Il convegno, a cura di Achille Bonito Oliva, è stato ideato in occasione della chiusura della mostra I fuochi dell’arte e le sue reliquie, con opere della collezione Jacorossi, presso gli spazi dell’Auditorium.
l’obiettivo è stato quello di intavolare una comune riflessione sul tema della conservazione dell’arte contemporanea attraverso le parole di artisti, galleristi, collezionisti, direttori di museo, conservatori museali. Il convegno ha voluto evidenziare la necessità ma anche le criticità del coinvolgimento dell’artista nella conservazione dell’opera d'arte contemporanea, nonché le molteplici attività di promozione e sviluppo delle attività istituzionali volte alla conservazione del contemporaneo.

Il tema della giornata di studi è nato da una riflessione legata alla vicenda di alcune opere della collezione di Ovidio Jacorossi. Nel 1992 un incendio si sviluppò in un ambiente attiguo al magazzino dove erano custodite opere di Cucchi, De Dominicis, Sartorio e Schifano, causando alcuni danneggiamenti. Schifano, interpellato dal collezionista nelle scelte da operare nei confronti delle sue opere coinvolte nell’incendio, si mostrò entusiasta dell’esito apportato sulle sue opere dal fuoco e decise dunque di non intervenire.

In quale momento l’opera esce dalla sfera di responsabilità dell’artista? È giusto chiedere all’artista di intervenire o re-intervenire sul proprio lavoro, senza che questo comporti una doppia datazione dell’opera? In seguito all’ingresso in una collezione pubblica o privata, è corretto che siano i diversi artisti a decidere in merito all’opportunità del restauro, oppure è preferibile che siano applicate strategie conservative che tengano conto non solo della registrazione dell’intendimento dell’artista, ma anche di un coerente sistema teorico nel quale inquadrare gli interventi di restauro sulle diverse opere? Se l’unico criterio fosse l’esecuzione della volontà dell’artista non si creerebbe il rischio di una discontinuità della prassi conservativa? Sono queste le principali questioni su cui i relatori hanno dibattuto.