I giganti della montagna

Leonardo, dal 27 gennaio all’8 febbraio

Roma: Qual è il linguaggio che può più di ogni altro combattere l’omologazione e scardinarla? Il cinema, il teatro o la televisione? E qual’è il ruolo dell’arte in una società che ha dimenticato la classicità, l’antichità, la polis e soprattutto l’arte della comunicazione teatrale? Questi gli interrogativi che I giganti della montagna, ultima, incompiuta opera di Luigi Pirandello, pone al pubblico ancora oggi, riproponendo, nella lettura scenica di Federico Tiezzi, la magia di una dialettica metateatrale classica, ma incredibilmente attuale.


I giganti è un'opera che sa di fiaba, un dramma arcaico che mescola elementi di vita reale e visioni d'aldilà, fino a spingere i protagonisti-attori a chiedersi dove sia la verità. Per la Compagnia Sandro Lombardi, mettere in scena questo testo oggi significa soprattutto legarlo alla contemporaneità, alla società attuale, alla storia di una terra martoriata come la Sicilia, per misurare la distanza che ci separa da un testo che è ormai un classico, un mondo non lontano ma definitivamente perduto.


Questa opera riesce ad esporre allo stesso tempo una visione profetica della situazione in cui il teatro si trova attualmente. I Giganti sono i protagonisti invisibili del testo, rappresentano il potere nella sua materialità, possiedono i mezzi di produzione ed esercitano un controllo impalpabile attraverso la manipolazione delle coscienze. Ilse, interpretata da Iaia Forte, e Cotrone, interpretato da Sandro Lombardi, ne incarnano l’antitesi: la prima schierandosi contro la materialità dell’arte, il secondo proponendo un'idea di teatro come mezzo magico di contemplazione del presente, delle trasformazioni della realtà e della società. La Compagnia della Contessa e gli Scalognati incarnano così il confronto tra due tribù, due ordini di realtà che "s'incontrano sotto il segno araldico della malinconia, del disordine, del marasma, della forsennata lotta per l’esistenza".


È nel conflitto tra questi diversi ordini di verità in contraddizione che nasce la magia e l’attualità del testo. Lo spettacolo lo racconta utilizzando una fusione di linguaggi: recitazione, musica, arte visiva, cinema, danza; un Pirandello giocato secondo i colori e le visioni dei film di Fellini e di Pasolini per ribadire la centralità e l’insostituibilità culturale del teatro.


Come è noto, Pirandello non riuscì a terminare il suo capolavoro: l’ultima parte non è stata scritta e ne resta una sommaria descrizione dovuta al figlio, che la raccolse dal padre morente. Per questo spettacolo, Federico Tiezzi ha affidato a Franco Scaldati il compito di immaginare un possibile finale dell’opera, archetipo attraverso il quale è possibile discendere nei meandri più profondi delle suggestioni teatrali. Il drammaturgo siciliano utilizza allo scopo una "lingua dell’anima", un idioma teatrale intriso di dialetto ma al tempo stesso concreto e fisico, attraverso il quale immaginare un fuori scena in cui due testimoni raccontano in "presa diretta" quanto accade in scena. l’opera di Scaldati reinventa Pirandello, mescolando al tono classico che tutti conosciamo, la freschezza e il tono moderno di una novità assoluta.


di Luigi Pirandello con un finale di Franco Scaldati regia di Federico Tiezzi


con Andrea Carabelli, Silvio Castiglioni, Roberto Corradino, Marion D'Amburgo, Iaia Forte, Clara Galante, Aleksandar Karlic, Sandro Lombardi, Ciro Masella, Alessandro Schiavo, Massimo Verdastro, Debora Zuin


scene di Pier Paolo Bisleri


costumi di Giovanna Buzzi


luci di Gianni Pollini


produzione Teatro di Roma, Compagnia Sandro Lombardi


Teatro Metastasio - Stabile della Toscana


DALLA RASSEGNA STAMPA:


La cifra scelta fin dall’inizio, per quel mondo di Scalognati, è il circo felliniano, di cui Cotrone, con l’agilità di un meraviglioso Sandro Lombardi in abiti turchesi, è l’imbonitore/domatore ricco anche di scenico buon senso. Attorno a lui un panorama attorale commuovente dove oltre a Debora Zuin spicca il ritorno felice di Marion D'Amburgo (...). Dall’altra parte l’antica compagnia all’italiana della contessa ruota attorno ad una sanguigna e scultorea Iaia Forte tutta velata di viola come una madonna siciliana (e tra i suoi attori si spendono alla grande Silvio Castiglioni, Massimo Verdastro, Roberto Corradino, Ciro Masella) (...). A fianco al teatro, prendono così corpo anche il cinema (evocato pure dal treno dei fratelli Lumière) e infine la televisione, con un monitor che chiude al suo interno il teatro e ne segna la diversità di linguaggio. Mentre il filologo potrà rinvenire via via citazioni di molto altro teatro di Tiezzi e delle ultime generazioni. Così che anche per i ragazzi di oggi quel testo spigoloso e criptico, anche al di fuori delle teorie teatrali può assumere un senso nuovo e comprensibile.


Gianfranco Capitta, il manifesto



Martedì 3 febbraio ore 18.00


MILANO PER LO SPETTACOLO GLI INCONTRI CON I PROTAGONISTI Spazio Eventi Mondadori Multicenter Duomo


Sandro Lombardi, Iaia Forte e gli attori della Compagnia presentano lo spettacolo - Conduce gli incontri Antonio Calbi, Direttore del Settore Spettacolo del Comune di Milano.


dal 27 gennaio all’8 febbraio al teatro leonardo da vinci, via ampère 1, milano - feriali ore 20.45, festivi ore 16 (lunedì riposo) - intero 24 €, ridotto 16 €, martedì 14 € (incluso diritto di prevendita)



informazioni e prenotazioni: tel. 02. 716791 - 02. 26681166, info@elfo.org, www.elfo.org .