Roma: Mi colpiscono da sempre i suoi occhi: ridono quando ascolta le persone che ama, soffrono nel sentire le cose che non approva, sognano se si parla della sua Amazzonia. Lei canta più che scrivere, lei alza forte la voce quando recita i versi delle sue poesie. Vuole farsi capire bene da tutti. Ma le sue non sono poesie raccolte, poesie staccate, scritte e messe insieme per la pubblicazione: sono unepopea unica. Cominciata quando vide e scoprì per la prima volta i pilastri del cielo, gli alberi che reggono le stelle e la nostra vita. Quando si trovò di fronte alla foresta vergine, pluviale, primaria, unica e irripetibile.
Marcia aveva visto le stelle riflesse nel fiume, aveva sentito il grido delle scimmie urlatrici e il respiro, nel buio, del botu, del delfino di fiume accanto alla sua malora, la canoa.
Non poteva dimenticare.
Lei ha avuto il privilegio terribile di averla vista prima, lAmazzonia.
PRIMA. Poi sono arrivati i demoni per distruggerla, scavarla, scarnificarla, violentarla, ucciderla, incendiarla, farla sparire. Uomini violenti hanno deciso di costruire strade impossibili e spinto poveri disperati ad entrare nella foresta con il miraggio delloro. Uomini senza scrupoli hanno sfruttato la buona fede dei contadini, Uomini non degni di questo nome hanno ucciso e torturato e ucciso chi si opponeva ai latifondisti e agli allevatori di bestiame. Lei ha avuto il compito di denunciare il bello e il brutto, la meraviglia e losceno. Obbligata a farlo perché sono stati gli alberi e gli uccelli, i formichieri e i tapiri, le farfalle e i pirarucù, i pesci più grandi del mondo di acque dolci, a chiederglielo quasi in ginocchio. Come si chiede la protezione di una dea. Lei è stata scelta.
Da allora Marcia scrive e legge, scrive e soffre, scrive e lotta, scrive e chiede al mondo di fermarsi per capire e per sapere. Per capire dove stia andando. Per sapere cosa diavolo sta per succedere.
LAmazzonia è lì in quellenorme punto del Pianeta e ha in mezzo il Rio che respira insieme agli alberi, scivola furibondo con le piene e vola immenso verso la foce. Per buttarsi neelAtlantico, che è dalla parte opposta dove nasce, dalle Ande. Lei lo conosce il fiume, lo saluta, lo ama. E conosce i suoi diecimila affluenti e i tanti piccoli igarapè, i reticoli azzurri che solcano il verde compatto, dove non è stato distrutto, e portano acqua pura dalle sorgenti nascoste.
La foresta trema, squassata da chi la taglia, avvelenata dal mercurio, umiliata da chi le ruba la vita ogni secondo, ogni secondo da anni e anni. Lei lo sa e non si ferma, non si vuole fermare, non può farlo. Perché lAmazzonia non è una moda, non è un problema vecchio, che faceva notizia alla fine degli anni Ottanta. E ora basta, Anche in questo cè la feroce e terribile ipocrisia dellOccidente. Non se ne parla quasi più ormai perché se nè parlato troppo. Terribile questo modo vigliacco di non voler più informare. Anche perché sono tanti, scoperti e chiari gli interessi di chi si porta a casa oro e petrolio, diamanti e legno prezioso, metalli ed energia. Di chi innalza dighe costose e inutili e toglie terra, foresta e vita a chi abita lungo le rive di fiumi che spariranno per far posto a immense e malariche distese di acqua putrida.
Marcia non si sposta di un metro. E un macigno capace però di cantare, di modulare la voce e le parole per farne canzoni, voci, suoni che arrivano dallinterno della Mata, della Foresta maiuscola. Arrivano con la voce di chi non ha voce, con il grido degli indios bambini, degli indios donne, degli INDIOS che erano milioni e oggi sono pochi, pochissimi e maltrattati. Marcia li tiene per mano e racconta i loro miti. Ripete le loro parole nella lingua dei Tupi Guaranì, con la stessa voce che esisteva prima dei conquistadores assassini.
Marcia non molla neppure di un passo. Ha la forza di una femmina di giaguaro che deve difendere i suoi piccoli. Non ci sono compromessi. A Marcia Theophilo, come un rituale antico, faccio solo una domanda: lAmazzonia?
SEMPRE. Lei mi risponde senza esitare, sempre così. E sorride con gli occhi spalancati alla vita.
Il suo sorriso è lottimismo della volontà contro il pessimismo della ragione.
Fabrizio Carbone
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