Come fu la fanciullezza di Gesù?

Per quanto siano brevi, anche i racconti evangelici sull’infanzia e sulla fanciullezza di Gesù ci lasciano percepire l’umanità di Cristo. In due di essi la madre non concepì nel solito modo (Mt 1:18; Lc 1:30-35), e circostanze insolite accompagnarono la nascita di Gesù (Mt 2:1-12; Lc 2:8-13). Ma sappiamo quale era la sua famiglia (Mt 1:1-16; Lc 3:23-38) e dove crebbe (Mt 2:32). Questi racconti ci dicono anche che la sua crescita seguì il normale modello dello sviluppo umano.

Francesco ZenzalePer quanto siano brevi, anche i racconti evangelici sull’infanzia e sulla fanciullezza di Gesù ci lasciano percepire l’umanità di Cristo. In due di essi la madre non concepì nel solito modo (Mt 1:18; Lc 1:30-35), e circostanze insolite accompagnarono la nascita di Gesù (Mt 2:1-12; Lc 2:8-13). Ma sappiamo quale era la sua famiglia (Mt 1:1-16; Lc 3:23-38) e dove crebbe (Mt 2:32). Questi racconti ci dicono anche che la sua crescita seguì il normale modello dello sviluppo umano.Sicuramente la migliore sintesi della sua giovinezza è data da questa frase: «E Gesù cresceva in sapienza e in statura, e in grazia dinanzi a Dio e agli uomini» (Lc 2:52). Gesù maturava quindi armoniosamente in tutte le dimensioni essenziali dell’esistenza umana: mentale, fisica, spirituale e sociale. Ugualmente importante è il fatto implicito che egli non possedesse poteri sovrannaturali, né fisici né mentali. Pertanto è inappropriata la descrizione del Gesù esoterico del vangelo apocrifo di Tommaso. Questo famoso scritto già conosciuto al tempo di Origene, presenta il piccolo Gesù che opera degli strepitosi miracoli. Che Egli faccia del bene o del male con il suo potere non sembra che importi molto. Qui il potere taumaturgico è indipendente da ogni norma etica. Gesù modella dei piccioni di creta nel giorno di sabato. Quando si obietta a questa sua azione, Egli batte le mani e subito i piccioni cominciano a volare. Quando un bambino che sta correndo attraverso il villaggio lo urta, Gesù grida: «Tu finirai la tua corsa», e subito il bambino cade morto. Quando i suoi genitori vanno da Giuseppe a reclamare, sono colpiti da cecità. Un insegnante che desiderava avere Gesù tra i suoi alunni, se ne pentì, poiché quando il bambino gli chiese di spiegare la lettera Alfa ed egli non vi riuscì, Gesù ne spiegò chiaramente il significato prendendosi poi gioco del maestro con suo grande imbarazzo (I vangeli apocrifi, a cura di P. Giuseppe Bonaccorsi, ed. Fiorentina, 1961, Lo pseudo Tommaso, "Racconti dellinfanzia del Signore di Tommaso filosofo Israelita”).Questo fatto riflette un certo interesse esoterico e può ben disegnare un’influenza gnostica nella tradizione relativa alla infanzia di Gesù, che non corrisponde a quella evangelica.Quale giudeo del primo secolo egli condivideva la visione del mondo del suo tempo. Gesù acquisì il senso dell’unicità della sua missione gradualmente nel corso della sua vita, durante un periodo di anni: non si trattava di qualcosa con cui era nato.Scrive E. G. White, «Gesù era un fanciullo molto gentile e sempre pronto ad aiutare il prossimo. Nulla poteva farlo spazientire e la sua sincerità era incorruttibile. Saldo come una roccia nei suoi principi, mostrava nel comportamento la grazia di una cortesia disinteressata. La madre vegliava con il più grande amore sullo sviluppo di Gesù e ammirava la perfezione del suo carattere. Era lieta di incoraggiare quel bambino vivace e intelligente e riceveva dallo Spirito la saggezza necessaria per collaborare con gli angeli alleducazione di questo bimbo che poteva rivolgersi a Dio come al Padre […] Nella sua infanzia ragionò e parlò come un bambino, ma senza che il peccato deformasse in lui limmagine divina. Eppure anchegli conobbe la tentazione. Gli abitanti di Nazaret erano famosi per la loro malvagità. La domanda di Natanaele: «Può forse venir qualcosa di buono da Nazaret?» (Giovanni 1:46) mostra di che fama godessero generalmente. Gesù visse in un ambiente che ne mise a dura prova il carattere. Fu costretto a vigilare sempre per preservare la sua purezza e fu sottoposto alle nostre stesse lotte per esserci sempre desempio: nellinfanzia, nella gioventù, nella maturità» (La Speranza dellUomo, p 40, 42).Per informazioni: assistenza@avventisti.it