Non è così difficile circumnavigare la terra.
Non intendo l’attraversamento diffuso e in ogni direzione del globo terracqueo(...che per molti non sarebbe nemmeno cosa impossibile...).
Ma la completezza dell’esperienza umana.
Arriva un momento in cui matura l’intuizione di aver fatto tutto il fattibile e provato tutto il provabile.
E’ il momento di uno dei più grandi snodi esistenziali della vita,del cruciale dilemma sul come impiegare il tempo che ci resta.Presto o tardi arriva per tutti.Non c’è lavoro,famiglia,impresa che rinfocoli una passione ormai stenta.La sensazione che tutto è compiuto aleggia sinistra sui nostri pensieri,come un presagio di morte.
A quel punto l’umanità si disperde e si differenzia.
C’è chi ricomincia da capo.
Come se non avesse vissuto o capito nulla fino a quel punto.
Si argomenta su come l’amore finisce per cominciarne un’altro.
Di come fossero sbagliati il marito o la moglie per imbarcarsi in un’altro matrimonio.Di quanto fosse provinciale la propria città per motivare trasferimenti in supposte metropoli.O caotica e alienante la metropoli per rifugiarsi in campagna.
Della frustrazione prodotta dal lavoro corrente a fronte dell’auspicabile soddisfazione attesa dall’occupazione futura.
Tutto....per ripercorrere gli stessi sentieri senza,per questo,sentirsi un pò stupidi o inadeguati.
C’è chi invece si ferma.
In maniera totale,perentoria.
Niente più viaggi,elucubrazioni,mentali,facili entusiasmi.
A rappresentare il sogno...la malcelata ambizione di cogliere il senso ultimo delle cose.
La scoperta del misconosciuto mondo più prossimo.A cominciare dal di dentro.Dal proprio castello interiore.
E si acuiscono le percezioni.Per udire i suoni più segreti del creato,distinguerne i colori più rarefatti,coglierne i profumi più ammalianti.
In una parola...amplificare il più sottile e prezioso dei sensi:la verticalità.
Tra mobilità e stasi....infinite combinazioni.
Mi piace pensare che l’uomo ceda alle suggestioni della stanzialità e del nomadismo in egual misura nell’arco di una vita.Per non far torto a nessuno.Per non parteggiare per chi,al richiamo sireneo del già vissuto,contrappone una solida emancipazione.
Ad un cane fa piacere un guinzaglio più lungo o una cuccia più grande.
Noi non siamo cani.
Ma siamo alla perenne ricerca di un padrone.
ROSARIO TISO
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