Ritrovarsi amici (1980-2011)

Virginia studia pianoforte. Nelle ore pomeridiane.
A casa, su di una tastiera, l’ho vista affannarsi a preparare segmenti di misteriosi pezzi musicali.

Poi è arrivato un invito:
mia figlia avrebbe suonato a scuola con altre compagne.

Non so che aspettarmi.
All’arrivo il colpo d’occhio è stupefacente.
In uno spazio esiguo una vera e propria orchestra.
Su di un palchetto sono letteralmente stipati i più disparati strumenti:violini, arpe, batteria, xilofoni, percussioni, chitarre, pianoforte e... in un corridoio fra le sedie del pubblico... uno spazio per una rappresentazione vera e propria, con parti recitate e ballate.
Sono rimasto senza parole. Tutto molto bello.
Mi son detto pensando a Virginia:la sua
è l’età che “insieme“ si è più che da “soli“.

Quante volte quest’idea mi è balenata nella mente.
Dalla nascita, fino ai prodomi dell’età adulta e della maturità, è una verità incontrovertibile.
Con gli altri si cresce, ci si confronta, si stimolano i processi psico-fisici che conducono ad un’umanità compiuta.
Per i bambini , gli adolescenti, i giovani stare insieme, lavorare insieme, fare le cose insieme è fondamentale. Come respirare.
Poco importa quel che accade d’intorno se la realtà fornisce la possibilità di appagare la loro primaria esigenza di comunicare con gli altri.

Ad un certo punto della vita le cose iniziano a cambiare.
“Insieme“ o da “soli“ sembra non fare più la differenza.
Fino a quando si delineano le strade di ognuno e ciascuno è chiamato a percorrerle individualmente.
Solo allora “insieme“ è meno che da “soli“. Cercare il gruppo diventa di colpo frustrante.
E’ arrivato il momento del proprio “assolo“.
Che il proprio canto si distingua e comunichi con altre voci soliste. Dalla propria parte alle altrui... distinte... separate.
Ed è un’armonia nuova, ed è il proprio contributo all’universo.
Vedo tanti coetanei continuare ad ammassarsi, ad appiattirsi su istanze... per così dire... collettive. Quando riusciranno a diversificarsi? Ad esprimere un originale controcanto? Al di là degli esiti... per quanto mi riguarda... ci sto provando.
E mai come per questo non conta vincere ma partecipare.
Con lo stesso metro giudico la famiglia.
Se lo stare insieme è più delle singole individualità, allora funziona. Al contrario si rischia una perdita di identità senza che scaturisca il miracolo dell’unità... che è fucina creatrice e feconda d’amore.
Cercherò di fare del mio meglio per sfuggire a questo mortale pericolo, particolarmente insidioso perché misconosciuto.
Si preferisce parlare genericamente del male nel mondo tirando in ballo la solita litania sulla perdita dei “valori“. Dimenticando che i valori sono opinabili. Dimenticando che dietro i “valori“ ci sono le persone e se non si tiene conto delle vere esigenze dell’uomo non si va da nessuna parte...

Ritrovarsi così con i compagni di scuola del liceo a distanza di trentun’anni dal diploma(1980-2011... ) ha il sapore di una verifica esistenziale.
Prossimi ai cinquant’anni, proviamo di nuovo a suscitare quei sentimenti sopravvissuti ormai solo nel reame dorato della memoria.
Siamo in undici a casa di Francesca.
Godo nel farne elenco: Rosario Tiso, Mary Tizzano, Francesca Zavatta, Costanza Iannone, Vito Addante, Pasquale Speranzoso, Tommaso Cantatore, Pia Affatato, Antonietta Altamura, Pio Agosti, Concetta Vittozzi.
E’ un incontro che va dritto al cuore.
Che felicità rivedersi nel racconto in immagini realizzato da una Mary ispirata come non mai.
E che splendida narrazione in commoventi ed ironiche didascalie.
Il saluto a Giorgio poi, un brivido senza pari.
Il calore dei sentimenti ci avvolge.
L’emozione è palpabile.
La gioia incontenibile.
Gustando le prelibatezze gastronomiche preparate con cura da una sorprendente Francesca sembra di vivere un “simposio“ d’altri tempi.
Accade l’imprevisto.
Sì, anche a cinquant’anni “insieme“ è più che da “soli“.
Non l’avrei mai detto. Come quando si era ragazzi.
Non ci credevo più e invece eccomi a dare e ricevere amore.
Sì, amore. Senza il quale siamo “bronzi echeggianti“ e “cembali sonanti“.
E’ vero. L’amore è tutto quanto occorre all’uomo per afferrare la sfuggente chimera della felicità.
E trascinarla dai “celestiali“ domini del sogno ai quotidiani “inferni“.
Guardando negli occhi i miei compagni ho rintracciato il percorso della mia vita:tutti eravamo ognuno di noi.
Miracolosamente fusi per un momento.
Non è retorica. Non è la fumèa dell’entusiasmo che lesta si dirada.
E’ una convinzione profonda che finalmente libera la voglia di gridare la sua verità.

Ritrovarsi amici.
A dispetto di chi vorrebbe gli uomini perennemente “in armi“ contro il prossimo.
Noi, stasera, siamo il futuro dell’umanità.
Forse quanto le giovani vite che sempiternamente sbocciano come fiori profumati nel giardino della speranza.

ROSARIO TISO
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