Il Papa «assolve» la Bulgaria

SOFIA -- Papa Giovanni Paolo II non ha mai creduto alla cosiddetta "pista bulgara", cioè a un possibile legame tra la Bulgaria e il tentato omicidio nei suoi confronti del 13 maggio del 1981. Il Pontefice lo ha affermato nell’incontro con il presidente bulgaro Georgi Parvanov, respingendo così le ipotesi e le congetture circolate per anni sul rapporto tra Ali Acga (l’attentatore) e lo stato bulgaro.

Stando al portavoce del Vaticano Joaquin Navarro Valls, Giovanni Paolo II ha detto testualmente: "Non ho mai creduto alla cosiddetta "pista bulgara" perché ho troppa stima e rispetto per il popolo bulgaro".

Ali Acga, di nazionalità turca, sparò al Papa in Piazza San Pietro a Roma, il 13 maggio del 1981. La "pista" si fondava sull’ipotesi che l’attentato fosse stato commissionato dai servizi segreti bulgari per conto del Kgb sovietico che vedeva nel Pontefice polacco il sostenitore di una rivolta anticomunista. Un tribunale italiano prosciolse però i tre bulgari accusati di complicità nel tentato omicidio per mancanza di prove.

È la prima volta che la Bulgaria riceve la visita di un Pontefice della chiesa di Roma, un evento che il ministro degli Esteri bulgaro Solomon Pasi ha definito "una benedizione", augurandosi che possa spazzare via "l’immeritata macchia che pesa sulla Bulgaria da 20 anni".

Oltre alla visita nella principale cattedrale Ortodossa della capitale, Sofia, il Papa ha in programma un incontro con il Patriarca Maxim, il leader dei cristiani ortodossi bulgari. Per anni Maxim ha rifiutato l’incontro con il Papa, ostacolando i numerosi sforzi del governo bulgaro per organizzare la visita ma nel marzo di quest'anno ha acconsentito.

l’obiettivo principale della missione del Papa è infatti quello di abbattere le secolari barriere tra le grandi religioni del mondo per trovare un punto di coesione nei valori comuni che le legano.