In concomitanza con il vertice sui cambiamenti climatici in corso a Copenhagen dal 7 al 18 dicembre 2009, è nato in tutto il mondo un movimento spontaneo in difesa della foresta amazzonica ispirato al pensiero di Marcia Theophilo, poetessa e antropologa, candidata al premio nobel per la letteratura, e promosso da UNITED STATES OF THE WORLD.
l’evento "24 ore NO STOP per la foresta Amazzonica", si prefigge di sensibilizzare l’opinione pubblica sui terribili effetti della deforestazione amazzonica attraverso una straordinaria maratona internet da realizzare per 24 ore tra il 16 e il 17 dicembre 2009.
Tutti sono invitati a partecipare pubblicando informazioni, foto o video sull’Amazzonia sulla propria bacheca Facebook, Network o Blog, e promuovendo l’evento tra amici e fan.
Anche Survival International ha aderito all’iniziativa per sostenere la difficile lotta che i popoli indigeni amazzonici ' circa 1 milione di persone ' stanno conducendo per difendere la loro casa ancestrale e le loro vite.
l’Amazzonia è la più grande foresta pluviale del mondo, un enorme bacino idrografico grande quasi 7 milioni di kmq e solcato da migliaia di fiumi. Si estende in nove stati ma il 60% si trova all’interno dei confini del Brasile.
'Contrariamente a quanto si pensa' ha commentato Francesca Casella, direttrice di Survival Italia,'l’Amazzonia non è una terra selvaggia e inesplorata, bensì la casa ancestrale di circa 1 milione di Indiani. Sono divisi in 400 tribù diverse, ognuna delle quali ha la sua lingua, la sua cultura e il suo territorio. Molti di loro sono in contatto con il mondo esterno da più di 500 anni. Altri invece, le tribù 'incontattatè, non hanno mai avuto rapporti con le società che li circondano. Sono proprio loro alcuni dei popoli più vulnerabili e minacciati del Pianeta.'
Survival conduce da anni molte campagne per aiutare gli Indiani amazzonici a difendere le loro terre e le loro risorse da governi e società determinati a impadronirsene ad ogni costo. In passato, oggetti del desiderio erano l’oro, la gomma e il legno. Oggi, le minacce più gravi sono legate al boom del petrolio, alle prospezioni di gas nell’Amazzonia orientale, al taglio illegale della foresta e alla rapida espansione dell’allevamento e delle imprese agricole.
Per questo, ancora oggi, cinque secoli dopo l’arrivo dei primi Europei in Amazzonia, moltissimi Indiani continuano a morire per mano degli invasori e interi popoli devono affrontare ogni giorno la minaccia dell’annientamento. Gli unici 5 Akuntsu sopravvissuti hanno assistito al massacro del loro intero popolo da parte degli allevatori. Mentre i due terzi del popolo nomade dei Nukak, in Colombia, sono morti in soli vent'anni di contatto.
Partecipa all’evento e sostieni le campagne più urgenti di Survival per i popoli amazzonici:
Difendi la terra delle tribù isolate del Perù dai disboscatori e dalle compagnie petrolifere
Aiuta gli Enawene Nawe a proteggere la loro foresta dagli allevatori e dai coltivatori di soia:
Diffondi il dossier speciale di Survival La verità più scomoda di tutte. Cambiamenti climatici e popoli indigeni
Firma la petizione per la ratifica da parte dell’Italia della Convenzione ILO 169 e guarda e promuovi il bel video sul tema:
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