Ecco i punti principali del nostro intervento, come sempre incentrato sulle questioni che toccano più da vicino gli interessi dei consumatori. Chi è interessato ad approfondire maggiormente la questione, può consultare il documento in versione integrale (vedi tra le risorse - fondo pagina) .
Più informazioni sulle fonti energetiche utilizzate da chi vende energia
I clienti devono essere informati sulle fonti energetiche utilizzate dalle imprese che distribuiscono energia (combustibili fossili, solare, eolico...): stiamo ancora attendendo l’applicazione della legge che lo prevede (l. 3 agosto 2007 n.125). è un tassello essenziale per rendere trasparenti e verificabili le promesse del marketing di vendita dell’energia “verde“, quella che dovrebbe provenire da fonti “rinnovabili“.
Più trasparenza su contratti e bollette
C'è un problema più generale di scarsa completezza e trasparenza delle offerte di vendita, che rendono impossibile ad un consumatore capire quanto gli costerà davvero il kWh che consumerà. In sintesi, prima di sottoscrivere il contratto, l’utente non è messo in condizione di conoscere gli importi che saranno utilizzati per la fatturazione dei suoi consumi e, a contratto sottoscritto, non può verificare se il suo consumo viene correttamente fatturato. Questo non favorisce il buon funzionamento del sistema e non stimola la concorrenza. C'è necessità di semplificare l’organizzazione dei costi anche per facilitare la trasparenza e la comparazione delle offerte.
Chi pagherà la tariffa sociale?
Ci preoccupano i ritardi sull’applicazione della “tariffa sociale“. I costi relativi a questo intervento, necessario e condivisibile, graveranno comunque sul resto di un'utenza che - in buona parte - non naviga a sua volta nell’oro, ma non potrà comunque accedere al bonus. Bisogna quindi perfezionare il meccanismo di ripartizione del costo relativo, pesando di meno sulle utenze domestiche delle famiglie, altrimenti si rischia il paradosso che per aiutare i più bisognosi si incida proporzionalmente di più su chi ha comunque già poco.
Contro il caropetrolio: risparmio ed efficienza energetica
l’aumento dei costi di petrolio e gas ci preoccupa anche per la mancanza di una politica energetica italiana, che ci metta al riparo dalla dipendenza dai combustibili fossili. Né crediamo che la prospettiva di investire brutalmente nel nucleare sia la risposta giusta primo, perché produrrebbe solo tra (troppi) anni dei risultati e secondo, perché non ci metterebbe comunque al riparo da un certo grado di dipendenza esterna per la materia prima. Risparmio energetico, efficienza energetica ed energie rinnovabili sono, a nostro avviso, le strade da percorrere nell’immediato anche prendendo spunto da esempi realizzati in Europa.
Robin Hood tax: la pagheranno i consumatori
La Robin (Hood) Tax proposta dal Governo ci lascia perplessi: da una parte si ammette che si sono generati degli extraprofitti sul mercato, dall’altra si compie un'operazione che non va a intaccare lo status quo e che interviene invece con uno strumento che aggraverà ulteriormente le bollette e la spesa dei consumatori. Sanzionare le aziende non è risolutivo e soprattutto, non riporta nelle tasche dei consumatori quanto hanno sborsato in più. Meglio sarebbe intervenire su ciò che genera quell’extraprofitto.
No alla riforma dell’Authority dell’energia
Infine la novità dell’ultima ora, la riforma dell’Authority: non sappiamo se effettivamente sia stato o meno stralciato l’emendamento che avrebbe assegnato all’Autorità un compito - concessione, autorizzazione o convenzione per l’avvio della produzione di energia nucleare - che a nostro avviso non le è proprio e che confligge con la missione stessa dell’Autorità.
Inoltre, l’azzeramento dei vertici e la riduzione del Collegio dell’Autorità da 5 a 4 membri motivata dall’esigenza di ridurre del 20% i costi dell’Autorità ci lascia quanto meno perplessi. Ci risulta che l’Autorità sia finanziariamente autonoma, e non pesi sul bilancio dello Stato. Pare evidente quindi che l’unica base logica di questa proposta sia rispondere all’esigenza delle aziende erogatrici di ridurre le proprie contribuzioni all’autorità garante della funzionalità del mercato. Chiediamo che così non sia, perché se così fosse equivarrebbe ad un arretramento dell’Italia nello scacchiere europeo.
Se davvero il Governo apprezza - e dovrebbe farlo - l’operato dell’Autorità, gli sforzi di trasparenza e di innovazione costruttiva messi in campo finora, dovrà rivedere la formulazione di questo provvedimento e dare chiare garanzie di continuità di funzioni e indipendenza operativa che hanno caratterizzato l’attività dell’Autorità dell’energia elettrica e gas fino ad ora.