Nell’appello il WWF ricorda che ben 17 regioni su 20 hanno anticipato l’apertura della caccia, che per legge dovrebbe partire dalla terza domenica di settembre. Visti gli allarmi lanciati da organismi internazionali del calibro di OMS e FAO, il WWF chiede l’immediata sospensione dell’attività venatoria e il blocco dell’immissione in natura della selvaggina da allevamenti. Riportiamo i passi principali della lettera.
"Non è la prima volta che il WWF denuncia la possibilità del propagarsi dell’influenza aviaria anche in relazione alle migrazioni degli animali selvatici e alla modalità di gestione dell’attività venatoria senza i dovuti controlli sanitari nell’immissione di selvaggina. E’ la stessa OMS - scrive il Segretario Generale del WWF - che invita ad evitare sia le forme di contatto con questi animali sia il loro consumo ed è la stessa FAO ad aver lanciato l’allarme epidemia legata a specie migratorie.
"E’ questo il contesto nel quale il WWF le chiede di assumere un ruolo strategico di prevenzione mettendo in atto ogni meccanismo di prevenzione utile a tutelare la salute dei cittadini. Lei sarebbe autorizzato, tra le altre cose, di agire nei confronti del Ministero competente (Politiche Agricole) e del Governo in un’ottica di rigoroso rispetto del principio precauzionale attraverso due strumenti fondamentali: sospensione immediata dell’apertura della caccia prevista già dal 1 settembre in alcune regioni e Circolare ministeriale a tutte le regioni per vietare l’immissione di selvaggina da allevamenti. Questo è l’unico modo per impedire il propagarsi della malattia tra la fauna selvatica (adattata al virus) e quella allevata, la cui potenzialità recettiva del virus è almeno 120 superiore rispetto a quella selvatica (ogni anno 600.000 anatre allevate vengono liberate per scopi venatori), e dunque all’uomo.
In questo spirito lei potrebbe inoltre spingere il Governo a fermare la stessa proposta di legge che giace alla Camera per la quale la chiusura della caccia verrebbe posticipata di oltre un mese, cioè, a fine febbraio. Non si tratta di una richiesta spinta da una posizione ideologica anti-caccia, ma di una questione pragmatica di tutela della salute pubblica nella quale l’elemento legato alla gestione della fauna selvatica gioca un ruolo preminente.
Già da diversi anni la stretta collaborazione tra il WWF e gli esperti dell’Università di Bologna e INFS che conducono studi sugli uccelli che sostano nelle nostre Oasi di Burano e Orbetello, in Maremma (leggi il documento divulgativo, in pdf), realizzati per allestire e mettere a punto vaccini pronti per un eventuale impiego, ha mostrato come gli uccelli migratori che provengono dai paesi dell’estremo oriente possano essere vettori del virus dell’influenza aviaria, insieme ad anticorpi che ne limitano l’infezione nell’animale. Prenderli a fucilate, però non serve a nulla: invece di selezionare gli individui malati, si avrebbe solo una maggiore mobilità degli stormi e una più alta circolazione del virus perché eliminerebbe animali che hanno sviluppato anticorpi. E’ piuttosto il serbatoio degli animali allevati e immessi in natura a creare un potenziale volà no di sviluppo del virus in quanto rappresenta un substrato ideale per il suo sviluppo (omogeneità genetica), una volta messi in contatto animali allevati con quelli selvatici.
Dunque le chiediamo - conclude Michele Candotti - di bloccare in via cautelativa l’attività venatoria nei riguardi di quelle specie di anseriformi e caradriformi, come germani reali, marzaiole, alzavole/beccaccini, frullini, pavoncelle, pittime reali (tutte specie cacciabili) poichè ancora non conosciamo la forma virale in arrivo, e di arrestare l’immissione di animali allevati a scopo venatorio".
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