Cosa farò da grande di Ivano De Cristofaro e Sandro Ravagnani

Giovedì in edicola su Star Tv i 5 segreti di Ivano De Cristofaro!

Milano: Con grande entusiasmo, e grazie alla presenza costante degli oggetti che da anni mi circondano, unitamente al baule dei ricordi che conservo gelosamente in garage, alla ricerca di una storia perduta e mai definitivamente ritrovata cosi come in una favola, unitamente alla presenza quotidiana dellamico prima è del professionista dopo Ivano de Cristofaro, ho dato un senso alla mia creatività, dando vita ad una diversa dimensione di lettura della mia vita senza età, Il motivo conduttore del progetto SI Arte 24 è stato condotto attraverso un percorso di vita dal titolo suggestivo e a me molto caro in quanto rappresenta linizio della mia avventura nel mondo dello spettacolo "Viaggio di Fantasia su mille luci di felicità”, da me ideato e condotto, da prima dai microfoni di Radio 2, in via Asiago a Roma e successivamente sul palcoscenico del teatro sperimentale per ragazzi in tutta Italia, una favola vera, tanto vera da sembrare finta, quella che ognuno di noi vive o si appresta a vivere, attraverso lantica arte dei mestieri, quei mestieri che oggi è sempre più difficile acquisire, ma che stanno tornando prepotentemente di moda, e che io ho affrontato più volte nel mio viaggio professionale e privato, attraverso il gioco interattivo, la festa, lo spettacolo cinematografico, in un confronto irripetibile, che ci riporta ai nostri primi passi nel mondo del lavoro, ci si interroga e si parla di ideali umani senza tempo, vengono cosi messi in mostra i mestieri della vita attraverso un simbolismo che, seppur semplice, svela grandi messaggi filosofici.
Giocattoli, dolci, libri, viaggi, divertimenti vari: nella società dei consumi, la stessa società che manda luomo sulla luna e che presto lo manderà anche su altri pianeti, offre davvero di tutto,
Ai grandi come hai piccoli. Ma grandi e piccoli appartengono a due mondi diversi, due mondi che risulta difficile ancora oggi collegare tra di loro porre in comunicazione, avvicinare, e spingere alla collaborazione.
Quasi sempre i bambini parlano da soli. Meglio parlano con gli uccelli, con il mare, con un albero e, magari, anche con un fiore appassito. Sono, forse gli unici veicoli di comunicazione, i soli modi per parlare, contattare, esprimere, confessare i propri desideri, esternare idee, comunicare sogni ed aspirazioni.
Un modo come un altro per vivere la propria vita, di fronte allindifferenza ed anche alla sufficienza dei grandi. Un mondo diverso, quello dei bambini, che va visto sotto aspetti diversi, che va avvicinato e considerato nella sua giusta misura e con spirito di comprensione e di collaborazione. I bambini sono indispensabili alla società. Una società senza i piccoli musetti, senza i capricci, senza lamore dei piccoli sarebbe una società vuota, morta, triste, senza senso. Eppure, nonostante questo, gli stessi genitori spesso comprimono la spontaneità dei propri figli, le loro inventive, che volano sulle ali della fantasia, caratteristica predominante delletà, attraverso le loro propensioni naturali.
I bambini, dunque, esigono dai grandi uninfanzia felice. Non bastano i gruppi di animazione, non basta il mito audiovisivo: occorre che le frontiere siano allargate, le forme di espressione sempre più consolidate dalla partecipazione massiccia, generale, che i genitori collaborino, in modo da creare un fronte che vada incontro, nel migliore dei modi, alle necessità ed ai desideri dei piccoli.
Del resto sono proprio i piccoli che si preoccupano dei grandi. Perché il rapporto non dovrebbe essere reciproco ? Per facilitare nuovi e più stretti rapporti tra piccoli e grandi attraverso questa opera fotografica di Gianluca Faruolo, interpretata da Ivano de Cristofaro ho pensato di seguire le norme naturali dellinfanzia, gradino per gradino, passo per passo, con il gioco proporzionato, lo sport, lo studio, limpegno educativo socio – culturale, ho visto con gli occhi e limmaginazione di un bambino, ciò che potrà essere la sua vita da grande, rispondendo cosi alla domanda canonica che ci ha perseguitato in tutti noi, nei nostri primi anni… Cosa vorrai fare da grande ?
Attraversando il nostro percorso di gioco, festa, spettacolo, attraverso la fotografia ci si ritrova ad affrontare i vari stadi della vita, quali la famiglia, il lavoro, la scuola, la finestra, i libri , la radio, la televisione, ciò che ci circonda, le festività, lonomastico, lo spettacolo, il teatro, il circo, il cinema, i cartoni animati.
Il tutto con racconti, disegni, animazioni, fatti reali e creati, interventi poetici, canzoni di particolare rilievo, passi di danza e filmati.
Si giocherà, ma si dimostrerà anche ai grandi che il mondo lo vedono e, soprattutto, lo sentono anche i bambini, perche i bambini esistono anche e soprattutto per parlare, diffondere, conoscere, imparare, provare, sapere. Tutti i bambini. Anche quelli poveri, il cui numero è senzaltro di gran lunga superiore a quello dei ricchi o meglio dei privilegiati.
E questo, un vero e proprio appello ai grandi. Un appello a lavorare con i piccoli per tornare ad essere come loro, fortificando il bambino che cè in ognuno di noi.
Luomo, il sogno e la luce rappresentano attraverso il gioco della comunicazione verbale e visiva, i tre simboli che legano la storia di ognuno di noi, ne diventano i fili conduttori e ne rivelano una grande libertà espressiva, il più delle volte sono fonte di preziose metafore che accompagnano luomo fin dalla sua nascita. Luomo in questa opera letteraria e fotografica rappresenta lideale che ogni giorno ognuno di noi insegue attraverso un percorso naturale di vita, durante il quale ci si impara a conoscersi, a frequentarci, a sbagliare, e molte volte a ritornare sui propri passi, per provare a migliorare e a crescere.
Il sogno è il tempo che attraversa i ricordi, che a volte passano veloci, forse troppo, a volte con lincubo di sfumature difficili e incomprensibili, con il risultato di rendere frenetico un inseguimento che ci perseguita attraverso delle ombre incomprensibili. La luce attraversa la nostra anima con il proprio splendore in bianco e nero, che solo nella fiaba è descritta come un sole che splende di notte, e che ci accompagna lento ma regolare nello scandire attraverso il ticchettio del tempo universale delle ore, dei giorni, nei mesi, e negli anni che si susseguono, in netto contrasto con il soggettivo e nevrotico tempo individuale dettato dalle 24 ore dellorologio della fantasia, nella vita surreale affiche ogni uomo non cresca e rimanga in ognuno di noi lessere infinitamente un po bambino, riuscendo così a non crescere mai.