Un’altra memorabile serata


Questa volta Antonio Marino l’ho sorpreso ai fornelli.
La scena che mi si è presentata si sarebbe potuta definire un’anonimo spaccato di vita domestica se il calore dei fornelli,l’umore pungente della brace,la freschezza dell’aria proveniente dalle finestre aperte non mi avessero sferzato e regalato quella magia,quell’abbandono alla gioia che solo la realtà della vita può donare.
A “Casa Marino“ si prepara l’ennesima cena“gourmet“ e colgo l’estro dello chef in pieno dispiegamento.
Il menù stavolta è figlio di suggestioni gastronomiche daune e abruzzesi,rese una volta per tutte un “unicum“ai tempi dell’epopea della transumanza,sincreticamente associate a prodotti di qualità di varia provenienza.
Basti pensare all’antipasto,dove ad una mozzarella di bufala garganica,adagiata in una foglia di radicchio,si accompagna una fetta di prosciutto S.Daniele,pecorino di Farindola e di Castel di Sangro ed una bruschetta coperta di radicchio,pepe,scaglie di grana padano e cosparsa di un olio “nuovo“ dell’entroterra chietino,da olive frante solo qualche giorno prima.Un autentico connubio di delicatezza e rusticità.
Il “primo“ corrisponde all’unica ricetta “codificata“:sagne e ceci,dove per “sagne“ si intende una pasta corta tipica della tradizione abruzzese.Da mangiare al cucchiaio,ha nella preparazione dei ceci con salsiccia e rosmarino il suo punto di forza.Per il “secondo“ un “burroso“ angus argentino cotto alla brace e venato di lingue di crema d’aceto balsamico si è sposato con un letto di radicchio stufato con pinoli e uva sultanina.
Sublime e corposo.
Semplice pasticceria secca a chiuderequasi in affanno.
Eravamo in quattro...Antonio,Rosario,Fabio ed Enzo...con una novità tutta al femminile:Maria Rosaria Marino.
La sua presenza discreta...come un fiore di loto in uno stagno...ha illeggiadrito il desco e la sua vivace conversazione,il suo incedere avvolgente attorno all’evento ha punteggiato di grazia la serata.
La scelta dei vini non ha interpretato un’idea guida,un intento gustativo da perseguire.E’ stata casuale...ma non a scapito della qualità.
Si è percorso,come di consueto,il crinale dell’eccellenza.
Si è partiti con una Cuvèe Prestige Rosè di Cà del Bosco.
Le bollicine franciacortine hanno ormai raggiunto valori assoluti fra gli “champenois“.Poi è stata la volta di un’ottimo Maurizio Zanella 1999,bisognoso di una lunga ossigenazione e giunto ai limiti della sua parabola evolutiva.La parte del leone l’ha fatta però il Brunello di Montalcino Riserva 2000 “Poggio Banale“ di “La Poderina“.
Bene recita la contro etichetta:di banale c’è solo il nome.
E’ un Brunello di quelli che ti fanno innamorare della denominazione,dove l’austerità non è freddezza,la struttura non è un fardello,l’acidità si tramuta tutta in freschezza e non si traduce nella spina acida di certa tradizione.
L’assenza della benché minima traccia di ossigenazione ne fa un campione di assoluto valore organolettico.
La sorpresa della serata è venuta dal vino dolce:“La rosa selvatica“ 2008 di Icardi.
Una cristallina marea di dolcezza ha inondato le nostre papille gustative,così suadente e appagante da rendere pleonastici i pasticcini.
E! stata,in sede di bilancio,un’altra memorabile serata da incorniciare.
Ah,dimenticavo un’ultimo particolare:le note della straordinaria Nora Jones sottese ad ogni libagione,ad ogni gesto,ad ogni brindisi,ad ogni bevuta.
Non ci siamo fatti mancare proprio niente.


Rosario Tiso



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