“Casa Marino“ e la deriva del gusto.

Ho letto di recente un’articolo di Fiorenzo Sartore dal titolo:“Elenco quasi definitivo dei 7 vini che non bevo più“.
Da tempo non mi imbattevo in qualcosa di così accattivante,a tratti divertente,tremendamente serio...leggero...succoso,come la stringente disanima che il Sartore compie della propria deriva gustativa.
A volerne sintetizzare i tratti salienti c’è il rifiuto dei vini costruiti,modaioli,supponenti.Schiere di “sedicenti“ grandi vivi...spuntanti come funghi nella radura boschiva umida ed assolata della critica enologica...vengono rispedite ai mittenti.

Lo scritto,sintetico e ritmato,si presta ad ulteriori riflessioni.
Siamo in un’epoca in cui la voglia di stregare ingenti masse di consumatori spesso risulta irrefrenabile e irrazionale,travalicando le reali potenzialità dei soggetti intenti a stupire.
Si apprende di bottiglie di spumante metodo classico (...il misterico “Abissi“...) adagiate sui fondali prospicienti Portofino.
Vengono tenute sott’acqua diversi mesi in gabbie metalliche e poi vendute corredate di concrezioni marine.O di altri nettari con bollicine lasciati 20 anni sui lieviti in Franciacorta a sfidare limiti estremi e insondati di affinamento.
In Puglia intanto si tenta la rifermentazione in bottiglia del Primitivo(..se ce l’ha fatta il Bombino...) e a Mazzorbo,fascinoso isolotto in piena laguna veneta,si riesumano antichi vigneti.
Mentre nel cuore di Pompei è già consolidato il ritorno alla viticoltura con il “Villa dei Misteri“.
E’ tutto un inseguire l’originalità,lo stupefacente,la novità,l’eccentricità.
Spesso non occorre un’idea guida,specie se c’è un’epica a cui attingere.

L’armonia non è più un valore assoluto.
Come pure eleganza e finezza,troppo spesso oscurate da costumi debordanti.
Cosa può cedere ad un vino,di ulteriore marginale ricchezza,il doppio passaggio in botti nuove?
O ad uve nate semplici,aeree,brillanti la concia di pratiche enologiche da sempre riservate a chicchi con ben altra dotazione di estratti?

Per non parlare di sovraestrazioni,microssigenazioni,criomacerazioni spinte a livelli parossistici.
Quando si smarrisce il dono divino dell’equilibrio,spesso centrato dopo secoli di formulazioni e fallimenti,si perde il senso del cosmo.
Nel mondo del vino non servono fuochi d’artificio per far brillare la qualità.
E’ necessario piuttosto un diverso ammontare di “anima“ ad ingentilire e dare efficacia all’incedere trionfante della tecnica.

Quel che rimane avvincente nei degustatori vocati...quali ci riteniamo noi,gli “Amici di Casa Marino“...è la perenne voglia di percorrere in lungo e in largo i vasti pascoli del gusto.
Più che legittima inclinazione,è la spinta a circumnavigare l’universo dei sapori e tentare le loro infinite combinazioni.
Si nasce perciò “rossisti“ per morire “bianchisti“.
O si finisce per nutrirsi solo di spumeggianti bollicine.
Dalle carezze del frutto sovente si passa a ricercare toni fumosi ed eterei per poi ritornare a gioire delle fantasmagorìe olfattive di un riesling renano.

Spesso si fanno percorsi similari a rotte invertite e quel che si è sinceramente celebrato in gioventù...dei sensi,delle idee...raramente si apprezza nella senile percezione delle cose.
Così funziona l’evoluzione palatale.
Ti porta dove vuole.
E più...non è dato sapere.
L’unico elemento di unità resta la verità del prodotto.
Inseguire quel che più ci parla del genio operante nell’umana fatica del vignaiuolo.
Riesling 2009 di Muller-Catoir,Greco di Tufo “Pietrarosa“ 2007 di Pasqualino Di Prisco,Trebbiano e Chardonnay Marina Cvètic 2006 di Gianni Masciarelli:a “Casa Marino“ancora una volta si tenta la quadratura del cerchio del gusto.
Nettari di cristallina trasparenza sciabordano nei calici.
Uno dietro l’altro deliziano i sensi.
Profumi di inarrestabile suadenza invadono il cono olfattivo che si diparte spazialmente dal bicchiere.
E’ un tripudio di fiori e frutti,bianchi e gialli.
Effluvi esotici ad ondate si diffondono.
Mineralità discreta lampeggia a tratti.
E’ tutto uno sfrigolìo di sensazioni.
Il cibo concorre ad alimentare il sogno.
Il Riesling nobilita l’apertura con una completezza esemplare.Nulla serve a sostenerlo.
Da vero vino da meditazione scandisce ad ogni sorso l’attesa del primo piatto.
Poi...di tracotante consistenza...ravioli ai quattro formaggi su letto di fonduta,noci e minutissime scaglie di scorza d’arancia,ammaliano per la calibratissima miscela di caratteri forti,da farli sentire quasi lievi al tocco.
Stupefacente la saporosità dell’insieme.

Solo uno Chardonnay di Masciarelli poteva dialogare con simili volumi gustativi!
A seguire,quasi un “secondo“,fragranti ricottine di bufala accompagnate da miele e marmellate.
Colpiscono per vivacità e corposità di umori,sì da richiedere le spalle larghe di un Trebbiano d’autore come il Marina Cvetic.
Le “zizze“ di Battipaglia(1 Kg di splendida mozzarella anch’essa di bufala...),in grassa e lattosa solitudine,chiudono in spettacolare succulenza un crescendo gustativo d’intensità inusitata,capace quasi di stroncare ogni velleità a reiterare il morso.
Il greco di tufo “pietra rosa“ issa la percezione a livelli emozionali che rasentano la saturazione.
Del cioccolato fondente permette una chiusa onorevole a sensi ormai prossimi alla resa.


ROSARIO TISO
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