Dopo diversi appuntamenti gastronomici basati su prodotti di “terra“ e le incursioni in Abruzzo seguendo la direttrice delle autentiche modalità di allevamento della pecora,ci è venuta voglia di mare e con gli “Amici di Casa Marino“ (Antonio Marino,Fabio Guzzo,Antonio Lioce,Rosario Tiso,Enzo Di Leo...unico assente per causa di forza maggiore:Roberto Pontone)abbiamo organizzato una serata a tema dove il pesce la facesse da padrone.
Dopo le immancabili ostriche e le noci di mare per le crudità di apertura ,lo chef Marino ci ha deliziati con un “primo“ coloratissimo e profumatissimo dove levità e aromaticità ne hanno costituito la cifra gustativa:“Fricielli allo scoglio“.
I “fricielli“ sono una pasta fresca simile ai fusilli e lo “scoglio“constava di sapide vongole veraci e comuni e scampi dolcissimi accompagnati da succosi pomodorini.Il successo del piatto è presto sancito da una collettiva “scarpetta“ finale nella pentola ormai vuota con pane dop di Ascoli Satriano.
Poi su di una brace sfrigolante freschissime seppioline hanno trovato una cottura essenziale e gustosa.Adagiate su di un letto di valeriana avevano un unico difetto:erano poche...solo tre a testa!
Il pesce,per analogia e abbinamento cibo-vino consueto e consolidato,ha richiamato la metà “bianca“ del firmamento enologico.
Da tempo immemorabile tendiamo a scartare percorsi enoici già noti.
Superato un certo limite esperienziale è sempre superfluo ribere un vino già bevuto.Per quanto i sensi possano risultarne appagati,per quanto ci si possa affezionare ad un determinato gusto,si imbocca fatalmente un tunnel di impoverimento sensoriale e culturale rispetto alla crescita potenziale assicurata dall’allargamento progressivo e sistematico dei propri orizzonti .Se è vero che taluni vini ci hanno insegnato tanto e dato tanto da un punto di vista emozionale,è altrettanto vero che sono sconfinate le praterie di novità che ci attendono e che c’è tantissimo ancora da imparare.
Da tempo immemorabile non siamo più alla ricerca di etichette quanto di uomini,valenti produttori vinicoli,sovente da braccare seguendo rade tracce lungo tortuosi sentieri.Perchè siam convinti che dall’ingegno e dalle mani operose di uomini di tal fatta non possono che scaturire nettari gustosi per appagare la nostra eterna sete di qualità.Scorrendo con gli occhi dell’immaginazione l’esaltante carrellata di eccellenze che caratterizza l’italica produzione enoica,ci siamo fermati dove il cuore di volta in volta lo suggeriva per intima,istintiva,misterica ispirazione:nella doc interregionale “Colli di Luni“,a cavallo fra Toscana e Liguria,con il Vermentino “LUNAE“ di Bosoni; nella zona di Staforte(nome medievale del comune di Monteforte d’Alpone)nella doc del SOAVE classico con i fratelli Prà;infine nel cuore del COLLIO Goriziano con l’omonimo vino di Edi Keber.
Ho parlato di uomini prima che di vini.Ebbene,la famiglia Bosoni risiede ad Ortonovo in provincia di La Spezia e produce vino vivendo in mezzo a fitti vigneti in una casa colonica nei pressi dei ruderi dell’antica città di Luni.
A contatto con la terra e il respiro arcano della Storia sa tirare fuori il meglio dal Vermentino ligure con un prodotto...il “LUNAE“ 2009...che sciorina un colore giallo brillante,profumi intensi di fiori di campo ed erbe aromatiche,dai toni salmastri,di un’opulenza inconsueta rispetto ai soliti Vermentini liguri più freschi e beverini,con sentori a tratti persino mielosi in un trionfo di frutta esotica.In bocca è secco,morbido,armonico.
L’esaltante exursus enoico intrapreso ci conduce nella denominazione del Soave classico.Fra dolci colline e vigne ubertose i fratelli Prà hanno realizzato in quel di Staforte e con un’uva d’eccezione,la Garganega,un piccolo capolavoro:il Soave Classico “Staforte“ 2009.La mineralità e la grassezza del vino sono di caratura superiore,da piccolo fuoriclasse.
Il segreto è una macerazione in acciaio a contatto con fecce fini,“sur lie“,e frequenti “batonnage“.
Dal bicchiere è un profluvio di odorose essenze di fiori,di fragranze di un pomario,dove fanno capolino sentori erbacei e accenni di vaniglia e tostatura.
Con Edi Keber ed il suo COLLIO 2008 si passa al tipico vigneron alla francese che dialoga col suo “terroir“ fino a compenetrarne l’essenza,riversandola poi nel suo unico vino.Perchè il “COLLIO“,da un pò di tempo a questa parte,è l’unico bianco di Keber da vitigni rigorosamente autoctoni con netta prevalenza dell’amato Tocai.
Da una personalità così forte non possono che scaturire vini veri,importanti,di carattere per quel rapporto di causa-effetto che vede nell’uomo l’artefice e il demiurgo.
Ed il COLLIO,con la sua opulenza,la sua sapidità,la sua mineralità,strabilia.
Se il vermentino ha svolto la funzione iniziale di ammostare la cavità orale,un liquore artigianale all’alloro,ottenuto con la macerazione in alcol...fino allo scoloramento e successivo sfaldamento...di foglie d’alloro e l’aggiunta di acqua e zucchero,ha chiuso la serata accompagnando rusticamente...ma non per questo con minore soddisfazione...della cioccolata fondente in tavoletta.
Gli “Amici“ hanno fatto ancora una volta centro sulla ruota del piacere e il paradiso,a volte,ce lo figuriamo sotto forma di “desco“ attorno al quale imperversare con i nostri vagheggiamenti in un delizioso torpore alcolico.
ROSARIO TISO
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