Negli ultimi anni, a seguito del numero sempre crescente delle loro applicazioni, s’è andato sviluppando a livello scientifico e, in misura sempre maggiore anche a livello d’opinione pubblica, un ampio dibattito sui possibili effetti sanitari dell’esposizione a campi elettromagnetici non ionizzanti. Ciò ha portato ad un’intensa attività di ricerca, già iniziata nei primi anni ’40, volta ad una più approfondita conoscenza dei loro effetti biologici ed alla valutazione del rischio associato all’esposizione a tale tipo d’energia. Volendo analizzare gli effetti sanitari dei campi elettromagnetici, vanno considerati in modo del tutto distinto i campi elettrici e magnetici a bassa frequenza, quali quelli prodotti dagli elettrodotti, dai campi elettromagnetici a radiofrequenza (RF).
Qui ci occuperemo solo degli effetti sulla salute delle radiofrequenze, che includono anche le microonde (300 MHz-300 GHz) all’interno delle quali si collocano le specifiche frequenze utilizzate dai gestori di telefonia mobile (900-1800 Mhz). E’ un settore comunque molto vasto, che comprende, oltre alla applicazioni per la telefonia mobile, gli impianti per l’emittenza radiotelevisiva, i forni domestici, apparecchiature industriali quali saldatrici e incollatrici, gli impianti radar.
Gli effetti sanitari accertati o ipotizzati sull’uomo possono schematicamente essere divisi in:
* effetti acuti di natura termica
* effetti cronici per bassi livelli di esposizione, un tempo definiti non termici
* presunti effetti ritardati di natura tumorale.
Effetti acuti di natura termica: in seguito ad un forte aumento delle correnti indotte nel corpo o in un prolungato aumento della temperatura si osservano: aumenti superiori alle normali variazioni fisiologiche e che, per elevate e prolungate esposizioni, possono determinare danni localizzati agli organi più sensibili al calore come il cristallino (cataratta) e i testicoli (sterilità ). Negli ultimi anni, a seguito del numero sempre crescente delle loro applicazioni, s’è andato sviluppando a livello scientifico e, in misura sempre maggiore anche a livello d’opinione pubblica, un ampio dibattito sui possibili effetti sanitari dell’esposizione a campi elettromagnetici non ionizzanti. Ciò ha portato ad un’intensa attività di ricerca, già iniziata nei primi anni ’40, volta ad una più approfondita conoscenza dei loro effetti biologici ed alla valutazione del rischio associato all’esposizione a tale tipo d’energia.
I campi elettromagnetici a radiofrequenza d’elevata intensità possono dar luogo ad effetti acuti chiaramente documentati e ben compresi, ma i normali livelli d’esposizione cui la popolazione è soggetta, negli ambienti di vita, sono di gran lunga inferiori ai livelli di soglia per questo genere di effetti.
Effetti cronici per bassi livelli di esposizione: un tempo definiti non termici, sono caratterizzati da alterazioni biologiche, da modificazioni transitorie di proprietà elettriche e magnetiche delle molecole e delle cellule senza effetti dimostrabili o collegabili ai fenomeni biofisici. Sono stati descritti in alcune categorie di lavoratori addetti ai radar e alle radio e telecomunicazioni, a carico del sistema nervoso centrale, del sistema neurovegetativo e del sistema cardiocircolatorio, soltanto per esposizioni prolungate nel tempo (molti anni) ad intensità di campo elettromagnetico di svariate decine di volt per metro. Per quanto riguarda questa tipologia di effetti sanitari nella popolazione in generale, non esistono in letteratura indagini scientifiche rilevanti.
Risulta opportuno riportare in questa sezione le attuali conoscenze della "ipersuscettibilità individuale" o anche "ipersensibilità all’elettricità " come definita da alcuni autori scandinavi, e su cui si è molto parlato, spesso in modo quantomeno impreciso.
Dai risultati degli studi finora pubblicati, sembra possibile distinguere due diversi tipi di manifestazioni:
1) forme legate a sintomi cutanei: tali forme vengono correntemente definite "screen dermatitis", sono state segnalate essenzialmente nel nord Europa (Svezia, Norvegia, Finlandia), in utilizzatori di computer o altre apparecchiature con schermi;
2) forme scatenate da varie apparecchiature elettriche, antenne, linee elettriche, telefoni cellulari, ecc., caratterizzate principalmente da sintomi a carico del sistema nervoso e di altri organi ed apparati, (EHS o "ipersensibilità ai campi elettromagnetici").
Principali sintomi della "ipersensibilità ai campi elettromagnetici" sono: astenia psicologica anche intensa, apatia, difficoltà nell’elaborazione del pensiero, astenia muscolare, disestesie (alterazioni della sensibilità cutanea) di vario tipo, specie alle estremità , mialgie agli arti, dolore o bruciore, non localizzati oppure diffusi, disturbi cutanei del tipo descritto in precedenza, irritabilità , perdita della memoria, ansietà , instabilità dell’umore, nausea, tachicardia o palpitazioni, cefalea, vertigini, disturbi del sonno o del ritmo sonno-veglia, alterazioni della termoregolazione, spesso con sudorazioni profuse ecc.
Un fondamentale problema, tuttora irrisolto, è che non sono stati finora dimostrati i possibili meccanismi che causerebbero tale ipersensibilità ; al momento non esiste nessun esame in grado di dimostrare la presenza di “ipersensibilità ai campi elettromagnetici”. Diversi autori hanno tentato di dimostrare la relazione diretta tra campi elettromagnetici e comparsa dei sintomi, mediante esposizione volontaria delle persone a vari tipi di campo, in condizioni sperimentali controllate: nella quasi totalità degli studi condotti in cieco i soggetti non sono stati in grado di riconoscere correttamente l’esistenza dei campi, nè hanno lamentato la comparsa di sintomi, con frequenza superiore alla casualità .
Per tutte queste ragioni, un Gruppo di studio riunito dalla Comunità Europea (DG V) è giunto alla conclusione che i dati scientifici finora disponibili non forniscono un’adeguata dimostrazione di un reale rapporto causa-effetto tra campi elettromagnetici e comparsa di "screen dermatitis" e/o "electricity hypersensitivity", e che le conoscenze sul possibile meccanismo patogenetico (o sui meccanismi) alla base della "ipersensibilità ai campi elettromagnetici" sono del tutto inadeguate.
Presunti effetti ritardati di natura tumorale: in un limitato numero di studi epidemiologici, è stata suggerita una connessione tra l’esposizione a campi elettromagnetici ed un aumento del rischio di cancro e di leucemia.
Tali studi, peraltro di non univoca interpretazione e contraddetti da altri e più estesi studi epidemiologici, ipotizzano che campi elettromagnetici possano agire come agenti promotori di neoplasie, in particolare di leucemie, nei bambini o negli adulti residenti in vicinanza delle antenne per le trasmissioni radiotelevisive e in alcune popolazioni di lavoratori o militari.
Basandosi sulle evidenze epidemiologiche e sperimentali esiste consenso a livello internazionale, (OMS, UE) sull’affermazione che, per quanto riguarda eventuali effetti cancerogeni da esposizione a radiofrequenze, le attuali conoscenze scientifiche non sono in grado di dimostrare un’associazione tra insorgenza di tumori ed esposizione della popolazione alle radiofrequenze.
Attualmente è in fase di esecuzione lo studio epidemiologico Interphone, avviato dall’OMS- Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), per la valutazione della eventuale correlazione tra uso di telefoni cellulari e neoplasie craniche. I primi dati di questo studio saranno disponibili nel 2004.
Autore:- Roberto Moccaldi, coordinatore Medicina del avoro e radioprotezione del CNR, tel. 06/49937632, e-mail: r.moccaldi@spp.cnr.it
Per saperne di più:- www.who.int/peh-emf
È consigliata la lettura alla fonte della notizia per avere maggiori informazioni sulla propria salute...
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