Siamo quasi alle soglie delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’unificazione della Patria. Un evento importante, ottima occasione per riscoprire tanti aspetti storici ormai dimenticati dai più, raramente insegnati nelle scuole ma impor-tantissimi per la nostra identità nazionale.
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L’Italia vanta uno stuolo di ottimi storici, ma raramente le loro opere sono offerte al grande pubblico. Quotidiani ed edi-tori, anche di una certa importanza, spalancano più volentieri le porte a titoli ed articoli di modestissimo valore didatti-co, poco affidabili perché spesso intrisi di luoghi comuni e di ideologia. La quale, quasi sempre e nella migliore delle ipotesi, tenta disperatamente d'asservire la storia ai propri intenti propagandistici, facendo leva, bene o male, sempre sugli stessi temi, triti e ritriti. Un fenomeno che, ormai, non riguarda più solo gli anni 40 dello scorso secolo, ma risale fino a tempi remoti della nostra storia.
Una delle “vittime” preferite da questi divulgatori di falsità è Casa Savoia, la più antica dinastia vivente europea.-
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Ecco qualche esempio fra i tanti.
I secoli XVI, XVII e XVIII
Non trovando, su questo periodo storico, argomenti più convincenti, chi desidera colpire la dinastia sabauda ricorre spesso ad affermazioni riduttive, come quella che i Savoia avrebbero spesso mascherato le loro povere qualità con un abile "gioco di specchi" che avrebbe di fatto preso in giro tutta Europa... versione un po’ troppo puerile e fantasiosa per essere credibile e certamente non molto lusinghiera per gli esponenti degli altri Stati - europei, che in realtà vantavano (basti pensare alla Francia ed alla Repubblica di Venezia) un'abile e fine diplomazia.
A figure come quelle di Emanuele Filiberto, X Duca di Savoia, e di Re Vittorio Amedeo II i detrattori attribuiscono fondamentalmente una strategia di base, presentata spesso come il segreto del loro successo: la riforma dell’esercito. Ma è dimostrato che entrambi i Sovrani ebbero fra i loro meriti maggiori quelli di riforma della società civile, nonostante i periodi turbolenti, densi di conflitti, nei quali si trovarono a condurre lo Stato sabaudo.
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Il Risorgimento
Dimenticando gli interventi sagaci e decisi di Re Vittorio Emanuele II nella politica nazionale (si pensi anche solo alla trattative con il vittorioso e consumato Radetzky a Verona o al proclama di Moncalieri), v’è chi afferma che in questo periodo la Dinastia era "già andata a carte quarantotto. E non ci fosse Cavour, chissà come andrebbe a finire". Altra pa-lese falsità storica, facilmente smontabile ricordando, ad - esempio, il ruolo decisivo di Re Vittorio Emanuele II dopo l’armistizio separato franco-austriaco di Villafranca, quando Cavour se n'era andato sbattendo la porta perché non si tro-vava d'accordo con il Sovrano.-
Ma non finisce qui: spesso si afferma che in quel periodo i personaggi egemoni furono Mazzini, Cavour e Garibaldi. Eppure fu proprio Garibaldi, così convinto che solo il figlio di Re Carlo Alberto potesse concretizzare il sogno unita-rio, a porre la sue imprese sotto lo slogan, di sua invenzione: "Italia e Vittorio Emanuele!", sfidando l’opposizione di personaggi come Mazzini, che però più tardi riconoscerà i meriti del Re e, per questo, verrà addirittura accusato dal Cat-taneo di tradimento! Ecco dove può portare l’ideologia...
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Il 1898 e Re Vittorio Emanuele III-
Si torna quindi alla strumentalizzazione dei temi preferiti dalla propaganda anti-sabauda, fra i quali s’annoverano i moti di Milano del 1898 (tentativo eversivo organizzato a spese del popolo e contro il quale lo Stato aveva il dovere di difen-dersi) e la personalità di Re Vittorio Emanuele III (attenzione: spesso si esprime un giudizio sulla personalità del Re, non su fatti storici oggettivi), arrivando ad affermare, come è stato fatto recentemente su un noto quotidiano pubblicato a Torino, che "non dimostrerà mai di avere la stoffa del condottiero nè i requisiti culturali dell’uomo di Stato": chissà come avrà fatto (in un solo incontro, a Peschiera) ad imporre ai plenipotenziari degli alleati dell’Italia, che nel 1917, do-po Caporetto, volevano la nostra ritirata oltre il Po, la resistenza dei nostri soldati sul Piave, che appariva disperata ma ebbe successo contro ogni previsione francese ed inglese? Ed è solo un esempio, basato sui fatti e non su una generica opinione personale...
Il periodo del fascismo e il trasferimento del Governo a Brindisi nel 1943
Il tono dei divulgatori dà usualmente per scontato che su questi argomenti la storia si sia pronunciata definitivamente contro la Dinastia, mentre ciò non è assolutamente vero, perlomeno non nel senso da loro inteso. Basti ricordare, ad e-sempio, che tanti storici veri affermano oggi che le maggiori responsabilità per l’ascesa al potere di Mussolini gravano sulle spalle della classe politica d'allora, non certo su quelle del Re, di fatto impossibilitato, volendo rimanere nella le-galità , a cambiare lo stato di cose. Riguardo al trasferimento del Governo a Brindisi, è ormai certo (e lo affermano an-che personalità come Carlo Azeglio Ciampi, Sergio Romano e Lucio Villari) che fu una mossa necessaria, l’unica in grado di salvare l’unità dello Stato e di tutelare gli interessi del popolo italiano.-
In conclusione, rimane la domanda posta dal titolo: a che scopo, e per quali interessi tentare d'impoverire il patrimonio storico nazionale, inculcando una storia mai avvenuta e sottraendo al legittimo orgoglio degli italiani intere pagine lu-minose della loro storia? Perchè si vuole denigrare a tutti i costi una Dinastia che fra i suoi meriti ebbe anche quello di essere l’unica a mettersi in gioco per realizzare il plurisecolare sogno italiano di una Patria libera ed unita? Insomma: cui prodest?
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Alberto Casirati-
Presidente