Quando in quel lontano 12 aprile del 1961 Yuri Gagarin salutò per la prima volta la Terra dallo spazio, gli USA risposero prontamente varando il progetto Apollo, che di lì a 8 anni avrebbe portato l’uomo sulla Luna.
Una tre giorni di discussioni è organizzata dal Centro Sperimentale Volo (CSV) dell’Aeronautica militare e dall’Istituto nazionale per la ricerca cardiovascolare (INRC), con la collaborazione della Società Italiana di Ricerche Cardiovascolari, il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero della Salute, del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca, Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Molti saranno gli aspetti di biologia, fisiologia e medicina in microgravità che saranno toccati nel corso del congresso: dalla biologia cellulare alla produzione di cellule staminali in condizioni di gravità variabile, dalla funzionalità polmonare e cardiovascolare agli effetti sul cuore delle accelerazioni nelle fasi lancio e rientro, dalle contromisure mediche e sportive che è possibile prendere per prevenire possibili effetti negativi agli aspetti nutrizionali degli astronauti costretti a lunghe permanenze senza peso. Lo studio della medicina, della fisiologia e della biologia è ormai un settore tradizionale della ricerca spaziale.
La svolta si ebbe negli anni ’70, quando la sfida tra NASA ed ex-URSS si spostò dall’esplorazione umana del sistema solare alla costruzione di una “casa orbitante” che fosse in grado di ospitare un numero rilevante di astronauti per periodi prolungati, un avamposto nello spazio facile da raggiungere e da cui fosse facile tornare a casa. Un vero e proprio laboratorio, in definitiva, nel quale astronauti e cosmonauti potevano dedicare molto del loro tempo a eseguire esperimenti i cui risultati potessero essere analizzati direttamente in orbita oppure spediti ai laboratori di Terra.
Questo sogno si è poi concretizzato grazie alle pietre miliari dello Space Shuttle della NASA, della Mir sovietica e della grande impresa internazionale della Stazione Spaziale attualmente in orbita.
A cura di DP
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