Roma: Presso il Dipartimento “Cuore e Grossi vasi”, diretto dal prof. Carlo Gaudio, sabato 25 luglio u.s. è stato impiantato, per la prima volta presso il Policlinico Umberto I di Roma, un “cuore artificiale”, ovvero un sistema di assistenza ventricolare sinistra (LVAD) tipo JARVIK 2000. È il primo che viene impiantato a Roma e il 21° in Italia dal 2007. Questo sistema è composto da una pompa centrifuga che viene inserita nel ventricolo sinistro del paziente e svolge la funzione di incrementare, fino a livelli fisiologici, la portata del sangue in tutto il corpo. Le dimensioni sono di 7 cm di lunghezza e 2,5 cm di diametro, ha forma cilindrica e resta alloggiato all’interno del cuore.
L’intervento, durato complessivamente 6 ore, è stato eseguito dalla equipe composta dai professori Giuseppe Mazzesi e Fabio Miraldi con il dr Antonio Barretta e il dr. Piero Proietti; hanno fornito il loro supporto tecnico il prof. Massimo Massetti dell’Università di Caen (Francia) e il prof. Guido Sani dell’Università di Firenze, che seguono il progetto multicentrico europeo di tali impianti.
La delicata gestione anestesiologica dell’intervento, che è stato eseguito senza l’impiego della circolazione extracorporea, e il successivo trattamento in terapia intensiva sono stati condotti dalla unità operativa di Cardio-Anestesia diretta dal prof. Luigi Tritapepe con il dr. Claudio Di Giovanni. Tale procedura costituisce di fatto l’avvio del nuovo programma per il trattamento chirurgico dello scompenso cardiaco presso il Policlinico Umberto I di Roma.
Il paziente al quale è stato impiantato il sistema è un uomo di 65 anni che, come conseguenza di un esteso infarto miocardio, nel passato mese di marzo, era stato trattato per quasi due settimane con una contropulsazione aortica e con il supporto farmacologico necessario. La dimissione dopo tale evento acuto, avvenuta quattro settimane più tardi, era stata seguita da numerosi e successivi ricoveri per il trattamento di ricorrenti episodi di scompenso cardiaco. Di fatto il paziente, nonostante le cure farmacologiche massimali, non riusciva a sostenere un trattamento domiciliare con un minimo di autonomia. Peraltro non esistevano i presupposti per un trattamento chirurgico convenzionale, nè per un trapianto cardiaco, controindicato a causa di una forma di diabete estremamente aggressiva.
Il paziente è attualmente in buone condizioni generali, è stato svezzato dalla respirazione meccanica, nella serata di domenica ha iniziato ad assumere una alimentazione per bocca ed ha ricevuto la visita della moglie. Inizia ora il suo programma di riabilitazione e di istruzione per la gestione, in piena autonomia, del supporto che gli è stato impiantato.
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