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2025, il Giubileo degli appetiti ...

Vi ricordate gli appalti della Diocesi di Roma per la logistica e i pasti per i pellegrini estivi del Giubileo?

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Se ve lo ricordate è un bene perché a quanto pare c'è chi non se lo dimentica.

Se non ve lo ricordate beh, allora giusto il tempo di fare due conticini come fece er Sor Marchese Del Grillo e puntualmente ve lo ricorderò io ...

Questa è la storia dello strano l'intreccio, del vero e proprio "nodo scorsoio" che si è magicamente generato fra incaricati, delegati, amministratori che vengono e vanno, società che spariscono, nobiltà Romana, Diocesi di Roma, svariati milioni di euro mai visti, committenti, mandatari, esecutori, consulenti e la previsione di migliaia e migliaia di giovani pellegrini giubilari ai quali si stringe sempre di più quel nodo invisibile fino a strozzargli la gola, ormai asciutta, dato che ad agosto, forse, probabilmente scopriranno che il pellegrinaggio è realmente …sofferenza!

Ne pane, né acqua …

Giubileo, Fede, Fame e Fatture ...

Forse più sete e fame del dovuto!

D'altronde si sa, leggeri si viaggia meglio ...

Per sbrogliare il brutto nodo che si è creato sarebbe stato più facile rispettare i termini, ovvero gli impegni intrapresi alla firma dei contratti ma, a quanto pare, c'è chi decide scientemente di fare il proprio comodo a discapito di chiunque altro.

Forse un appaltatore protetto dalla cupola nobiliare o peggio dal "cuppolone" Capitolino che, a quanto pare, chissà perché si nasconde e tace!

Eppure sembra che lassù le cose le sappiano, tuttavia …

Ma il silenzio, l’ho letto da qualche parte, non assolve.

E così, tra forniture fantasma e silenzi che rimbombano più forti delle campane di San Pietro si consuma l’ennesimo miracolo all’italiana: spariscono i soldi contrattualizzati (in verità...mai apparsi), spariscono le responsabilità ma i contratti, le brutte figure, le ingiunzioni e i pellegrini restano… affamati!

Del resto, chi viaggia con fede non ha bisogno di pane, no?

Basta un po’ di pazienza, qualche Ave Maria… e magari un panino portato da casa.

La morale?

La morale è sempre quella, quando il sacro inciampa nel profano a rimetterci non sono mai i santi … ma sempre i poveri e i pellegrini ...

Orbene, qualcuno può giustamente pensare e credere che alla fine della fiera non c’è stato alcun danno, ovvero: “…l'impresario, non comprando le mercanzie in anticipo per allestire i pasti in attesa che la Diocesi, o chi per essa, concretizzi gli impegni contrattuali si è messo al sicuro e non avendo acquistato al buio tonnellate e tonnellate di beni deteriorabili, alla fine non c’ha rimesso nessuno …” e invece no, non è proprio così!

Va da se che, quale imprenditore anticiperebbe milioni di euro per acquistare tonnellate di merce deperibile per adempiere alla propria porzione di contratto - a quanto pare - stipulato con appaltatori poco seri?

Nessuno, ovvio.

Vien da sé che in questi casi si adotta il vecchio sistema: “vedere denaro e dare cammello” anzi, in questo particolare caso è più appropriato: “senza soldi non si canta messa” ma c’è un problema di base, quello che i tarallucci e vino, così inzuppati all’italiana maniera non possono essere la classica risoluzione di un italicissimo e atavico problema: l’inadempienza contrattuale!

Ora che i contratti sono saltati, le forniture mai ordinate e le responsabilità scompaiono come bolle d’incenso nell’aria, resta un’unica certezza: il danno d’immagine per i consulenti.

Il danno è bello che fatto.

Ed è un danno serio, profondo, devastante, non solo economico ma, soprattutto d’immagine.

Chi ha messo la faccia in questa gigantesca operazione commerciale - tra promesse solenni e strette di mano “alla romana” - oggi raccoglie solo imbarazzo, discredito e silenzio e grazie a questa operazione, ha posto a serio rischio i suoi lunghi anni di carriera e i propri contatti.

Chi c’ha messo la faccia per garantire “un milione e mezzo di pasti distribuiti in tre giorni” probabilmente l’ha persa …

Ma, attenzione, non tutto è proprio perso, anche se la merce non è mai partita il conto sì che è arrivato.

E in più, cambiare in fretta e in furia l'amministratore della società committente dopo il decreto ingiuntivo da parte di chi non è stato pagato per il lavoro svolto, beh ... di certo non è stata una mossa straegica!!!

E non si tratta solo della consulenza pattuita ma di tutto il gravissimo danno causato a 360° da un teatrino indegno, dove la Fede è finita nel piatto… vuoto!

Qui non si tratta di “miracoli” ma di responsabilità precise.

E non serve scomodare la teologia con i suoi testi sacri perchè rimanendo sul terreno, basta aprire il Codice Civile e sfogliare fino all’articolo 2043, il quale, per chi avesse dubbi recita: “Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.”

E il danno d'immagine in Italia è danno patrimoniale, pensate un po', riconosciuto dalla giurisprudenza.

Non solo si dovrà pagare la consulenza - di fatto ricevuta, contrattualizzata e mai pagata - ma anche, e soprattutto il prezzo salato dell’etichetta appiccicosa di un’operazione condotta dagli appaltatori, a quanto pare, con superficialità, arroganza e disprezzo per il lavoro e l’impegno degli altri.

E le preghiere, questa volta, non basteranno.

Perché chi ha causato tutto questo non potrà cavarsela con un’Ave Maria, in questi casi ci vuole un risarcimento vero, sostanzioso e soprattutto immediato perché la catena degli appalti e dei subappalti è una catena viziosa dove la gente mormora e punta il dito, ma queste “logiche commerciali” magari ve le racconterò nel prossimo articolo …

In questa mega-operazione commerciale, se vogliamo anche volta al sociale, c’è chi ha lavorato tanto con trasparenza, correttezza e competenza, lo dimostrano gli atti e le corrispondenze, per questo concludo riflettendo che il silenzio di alcuni, in casi così delicati, può essere interpretato solo come un assenso …

“Silentium est confessio”, chi ha da nascondere… sta zitto.

Ma la verità, prima o poi, parla…