«Pagato un milione di dollari in due tranche»
Sarebbe stata pagata una somma in due fasi diverse. Questa è la tesi secondo il quotidiano kuwaitiano, Al-Rai al-Aam. Il Governo non conferma, ma molte altre fonti invece sono concordi.
Nessuna conferma ufficiale, ma è pressochè certo che per la liberazione di Simona Pari e Simona Torretta e dei due ostaggio iracheni sia stato pagato un riscatto da un milione di dollari, anche se alcune fonti indicano una cifra inferiore. Il primo organo di stampa ad annunciare il pagamento di una somma in denaro è stato il quotidiano kuwaitiano Al-Rai al-Aam, giornale che ha avuto un ruolo chiave nella soluzione della vicenda fino al punto di essere a conoscenza che la liberazione delle due Simone sarebbe avvenuta il 28 settembre «al 99 per cento». Il quotidiano ha anche accennato all’ipotesi che la cifra sia stata consegnata in due tranche: metà prima e metà dopo la liberazione.
FONTE:http://www.ilsole24ore.com
ROMA - La liberazione delle due ragazze in Iraq non è dovuta al pagamento di denaro ai sequestratori, ma al credito di cui gode l’Italia presso il mondo arabo, che si è mobilitato in favore degli ostaggi. Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri Franco Frattini.
"l’unico riscatto che abbiamo pagato è di tipo politico", ha detto il ministro a margine di un'audizione al Senato, il giorno dopo che Simona Pari e Simona Torretta sono tornate in Italia.
"Abbiamo riscosso un credito dovuto alle tante cose buone fatte dall’Italia, tante persone che la Croce rossa ha curato, la proposta dell’Italia che il mondo arabo sia rappresentato al Consiglio di sicurezza dell’Onu ... abbiamo visto che i paesi arabi ci hanno risposto, è questo che ha fatto scattare la molla e ha fatto liberare le due ragazze", ha affermato Frattini.
Secondo il titolare della Farnesina, l’amicizia dimostrata dall’Italia verso il mondo arabo permette anche di sperare che venga restituito il corpo di Enzo Baldoni, il freelance italiano ucciso questa estate dopo un breve sequestro in Iraq.
"ANCHE AL SADR AL TAVOLO DELLA CONFERENZA SU IRAQ"
Frattini ha aggiunto che il governo italiano è anche impegnato per liberare un piccolo imprenditore italo-iracheno sequestrato, "che era in Iraq per un onesto lavoro" e di cui non si hanno più notizie.
Sul piano politico, la Farnesina vede con favore la partecipazione di Moqtada al Sadr, -- il leader radicale sciita che è stato alla testa di alcune rivolte a Najaf contro le forze a guida Usa -- alla conferenza internazionale sull’Iraq che dovrebbe tenersi nelle prossime settimane al Cairo.
"Bisogna coinvolgere i gruppi che rischiano di restare al margine del processo politico ... mi riferisco a Moqtada al Sadr, che ha dimostrato di avere un seguito politico e credo debba essere ricondotto nel percorso politico verso le elezioni previste nel gennaio 2005", ha detto Frattini.
http://www.reuters.it
IRAQ: FRATTINI, MEDIAMO PER LIBERAZIONE ALTRO OSTAGGIO
ROMA - C'è ancora un ostaggio da liberare, e anche una salma, quella di Enzo Baldoni, da restituire alla sua famiglia: il lavoro di mediazione in Iraq ''non è finito".
Lo ha assicurato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, secondo cui, liberate Simona Pari e Simona Torretta, è il momento di pensare al recupero del corpo di Enzo Baldoni e al rilascio di Ajad Anwar Wali, l’ imprenditore iracheno che da oltre vent' anni vive e lavora a Castelfranco Veneto, e che è stato rapito il 31 agosto a Baghdad.
''Abbiamo un altro obiettivo a cui guardarè' ha detto il ministro a margine dell’audizione in commissione Esteri del Senato,''un signore che, pur non avendo la cittadinanza italiana, sentiamo come italiano e per il quale l’obiettivo è ovviamente la liberazionè'. Frattini si è augurato cosi' che la ''grande carica di amicizia che tutto il mondo arabo ha dimostrato'' all’ Italia ''possa permettere di sperare che il corpo di Enzo Baldoni sia finalmente restituito alla famiglia e di spiegare che l’italo-iracheno era li' solo per un onesto lavoro''.
Frattini si è riferito alla vicenda di Ajad Anwar Wali, rapito il 31 agosto 2004 nel pieno centro di Baghdad, dove gestiva un' azienda di importazione.
Oggi la sorella è tornata a lanciare un appello per la sua liberazione. Ajad Anwar Wali, nato in Iraq, vive e lavora a Castelfranco Veneto dal 1980, dove aveva aperto uno studio per la sua attivita', ma non ha cittadinanza italiana.
Poi tempo fa aveva avviato, a Baghdad, un ufficio per la promozione di prodotti italiani nel mondo arabo. Nel gennaio 2004 il fratello Emad lo aveva raggiunto da Treviso per portargli cataloghi e listini delle ditte con cui lavorano, ed era subito ripartito per il Veneto. I due fratelli si sono sentiti per telefono fino a quel drammatico 31 agosto, giorno del sequestro. Da allora nessuno ha avuto alcuna notizia dell’ italo-iracheno, nè i media se ne sono occupati, nè alcuna autorita' pubblica ha preso a cuore la causa del primo ostaggio apolide persosi nel caos iracheno. Tuttavia, non passa giorno che la sorella di Ajad, che risiede a Baghdad, non si rechi alla centrale di polizia per cercare di avere notizie del fratello. Frattini ha rotto il silenzio e ha promesso che l’Italia si occupera' della sua vicenda anche se non ha la cittadinanza perché lo considera italiano.
Per la liberazione di Simona Pari e Simona Torretta, oggi il titolare della Farnesina ha assicurato non è stato pagato nessun riscatto. O meglio, nessun riscatto in denaro, mentre il nostro Paese si è impegnato in ''un riscatto politico, di aiuto che non finira', l’impegno che abbiamo preso con il popolo iracheno''. l’Italia, ha spiegato il ministro ''ha riscosso un grande credito, il credito di tante cose buone fatte dall’Italia, di tante persone che la Croce rossa ha curato. Questo - ha concluso - è stato il riscatto che abbiamo pagato''.
Frattini, infine, oggi ha lanciato una proposta: ''Moqtada al Sadr partecipi alla conferenza internazionale sull’Iraq, voluta da Iyad Allawi e sostenuta dalla Casa bianca''. Secondo il ministro degli Esteri, bisogna portare al tavolo della conferenza, che probabilmente si svolgera' al Cairo,''quei gruppi che rischiano di restare al margine del processo politico e di fare del malè'. ''Mi riferisco' - ha puntualizzato - ad al Sadr che ha dimostrato di avere un seguito e credo debba essere ricondotto nel percorso politico verso le elezioni''. Il disarmo dell’ esercito del Mahdi, che fa capo al religioso ribelle, resta una condizione indispensabile,''come ha gia' detto dal leader sciita, Ali' al Sistani''. ''Gli chiederemo di parteciparè' ha concluso,''e quando ci si siede a un tavolo politico e si riceve legittimita' democratica non si portano le armi''.
FONTE:http://www.ansa.it
ALCUNI LINK:
http://www.esteri.it
http://www.palazzochigi.it
http://www.unponteper.it
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