E’ giunto all’indirizzo e-mail del sito «caserta24ore» un files txt di 26 pagine, allegato ad un messaggio di posta elettronica circa un presunto "Documento delle Brigate Rosse con rivendicazione dell’iniziativa del 19 marzo 2002 a Bologna contro il consulente del ministero del lavoro Marco Biagi".Il documento è firmato Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente.
Vi proponiamo una anticipo del documento con le dovute cautele.
Il messaggio è stato inviato in copia carbone a diversi indirizzi di posta elettronica; dalla denominazione e-mail della maggior parte dei qualisi deduce siano di organizzazioni sindacali.
Il documento è lunghissimo, e Vi indichiamo il link dove potete trovare la copia integrale proprio per valutare assieme a voi lettori l’autenticità dello stesso e per valutarne i contenuti.
Il giorno 19 marzo 2002 a Bologna, un nucleo armato della nostra Organizzazione, ha giustiziato Marco Biagi consulente del ministro del lavoro Maroni, ideatore e promotore delle linee e delle formulazioni legislative di un progetto di rimodellazione della regolazione dello sfruttamento del lavoro salariato, e di ridefinizione tanto delle relazioni neocorporative tra Esecutivo, Confindustria e Sindacato confederale, quanto della funzione della negoziazione neocorporativa in rapporto al nuovo modello di democrazia rappresentativa. Una democrazia "governante" che già accentrante nell’ultimo decennio i poteri nell’Esecutivo e nella maggioranza di governo ora con la riforma dell’articolo V della Costituzione (detta "federale") vedrà ripartite competenze e funzioni agli organi politici locali entro i vincoli di indirizzo e di bilancio centralizzati e legati all’integrazione monetaria europea, con il fine di stabilizzare l’avviata alternanza tra coalizioni politiche incentrate sugli interessi della borghesia imperialista, sfruttando il restringimento della base produttiva nazionale non solo come vantaggio competitivo nei livelli di sfruttamento della forza-lavoro rispetto ai sistemi economici di altri paesi, ma come condizione per riadeguare il dominio della borghesia imperialista e rafforzarlo nei confronti delle istanze proletarie e delle tendenze al loro sviluppo in autonomia politica antistatuale e antistituzionale che nascono da queste condizioni strutturali.
Con questa azione combattente le Brigate Rosse attaccano la progettualità politica della frazione dominante della borghesia imperialista nostrana per la quale l’accentramento dei poteri nell’Esecutivo, il neocorporativismo, l’alternanza tra coalizioni di governo incentrate sugli interessi della borghesia imperialista e il "federalismo" costituiscono le condizioni per governare la crisi e il conflitto di classe in questa fase storica segnata dalla stagnazione economica e dalla guerra imperialista.
Una progettualità politica che si costruisce e si sviluppa attraverso entrambi gli schieramenti politico-istituzionali e che misurandosi con i nodi generati dalle risposte di politica economica, di riforme strutturali e di rifunzionalizzazione dello Stato che sono state date negli anni passati per governare la crisi e il conflitto di classe, deve affrontare ora il contemporaneo maturarsi di questi processi per cui diventa decisiva la capacità di integrare organicamente i passaggi di questa duplice priorità che ha caratterizzato in generale le legislature degli anni ’90, pena l’indebolimento della capacità di governare le contraddizioni generate dall’approfondimento della crisi del capitalismo. Compito di una forza rivoluzionaria come le Brigate Rosse è attaccare questa progettualità e così incidere nello scontro politico tra le classi, in funzione di una linea di combattimento che in questa fase della guerra di classe deve riferirsi a obiettivi rivolti a produrre disarticolazione politica dello Stato e in cui si sostanzia l’agire da partito per costruire il Partito.
Con questo attacco le Brigate Rosse operano per spostare in avanti lo scontro tra le classi e collocano su un punto di forza la posizione degli interessi politici autonomi del proletariato, facendo così avanzare la linea politica sulla quale indirizzare lo scontro prolungato con lo Stato e l’imperialismo, che propongono alle avanguardie e al proletariato rivoluzionario e a tutta la classe.
l’azione riformatrice di Marco Biagi, esperto giuslavorista e delle relazioni industriali, rappresentante delle istanze e persino dei sogni della Confindustria, si è espressa nell’Esecutivo Berlusconi nelle responsabilità primarie ricoperte nell’elaborazione del "Libro Bianco", nell’aver sostenuto le misure di abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, e nell’essere promotore e conseguentemente incaricato del compito di guidare l’ apposita commissione governativa, che ne dovrà realizzare il definitivo superamento con lo "Statuto dei lavori" che adeguerebbe la regolazione dei rapporti di lavoro alle nuove condizioni di mercato, e cioè costituirebbe uno strumento normativo che, alludendo alla tutela dei nuovi lavoratori precarizzati, in realtà definisce le garanzie per i padroni nelle diverse forme di sfruttamento del lavoro salariato.
A dimostrazione del fatto che nelle nuove forme di democrazia governante le coalizioni politiche sono incentrate intorno agli interessi generali della borghesia imperialista, l’azione riformatrice di Marco Biagi si è espressa negli Esecutivi lungo tutto l’arco degli anni ’90. Già nel ’93 collaborava con il Ministro del Lavoro Giugni nel governo Ciampi per riformare la normativa sull’orario di lavoro, mentre nel ’96 nel governo Prodi come consigliere al medesimo ministero con Tiziano Treu, elabora il famigerato "pacchetto Treu" base dell’accordo neocorporativo tra Governo, Confindustria e Sindacato confederale con cui fu fatto il salto di qualità nelle varie forme di precarizzazione del lavoro salariato che hanno così violentemente inciso nelle condizioni materiali della classe operaia e del proletariato. Con lo stesso Esecutivo diventa consigliere del Presidente del Consiglio Prodi, mentre nel successivo Esecutivo D’Alema segue Treu al ministero dei Trasporti, e nel contempo è consigliere di Bassolino per gli affari internazionali e comunitari, veste nella quale presentò il Piano nazionale per l’occupazione in sede Ue e consulente anche alla Funzione pubblica con il ministro Piazza.
Non meno degna di nota è la sua responsabilità nel Patto di Milano, anticipazione del modello di mercato del lavoro e sociale che avrebbe voluto oggi generalizzare e con cui si è tentato di ritagliare il prezzo e le condizioni di impiego della forza-lavoro sulla base nuda e cruda della ricattibilità di condizioni sociali di dipendenza particolarmente svantaggiate, a prescindere e persino in contrasto con le condizioni di mercato locali della forza-lavoro, con cui veniva dimostrato in modo inequivoco come gli intenti odierni della borghesia non siano affatto riferibili alla ideologia liberista che segnò lo sviluppo del capitalismo, non sono rivolti a lasciare al "libero mercato" il rapporto tra capitale e lavoro, sciogliendolo da vincoli politici, ma sono tesi a disporne altri a proprio favore e a garanzia della subordinazione politica del proletariato.
Le responsabilità di Marco Biagi non si sono fermate a un piano nazionale, ma sono state assunte anche a livello internazionale. Ad esempio in sede Ue, dove è stato consigliere di Prodi alla Commissione europea, e membro di comitati ad hoc come il "Gruppo di alta riflessione sulle relazioni industriali" incaricati dalla Commissione stessa, per la riforma del mercato del lavoro e delle relazioni industriali e l’istituzione del "dialogo sociale". Oppure in sede Onu, dove l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil) per la quale è stato anche consulente per l’est europeo, con conseguenze che tutti possono immaginare per i livelli di sfruttamento raggiungibili in questi paesi dal capitale, l’ha incaricato di collaborare alla riforma del mercato del lavoro...per la Bosnia! Ciò segnala come la sua iniziativa corrisponda agli interessi del padronato italiano non solo nell’ambito nazionale, ma anche nei paesi recentemente integrati nella catena imperialista anche forzosamente con l’occupazione militare.
l’azione dell’Esecutivo con il Libro Bianco, le deleghe e lo Statuto dei lavori è tesa a realizzare un progetto di riforma a carattere complessivo che collegata a quella sulla previdenza, e alla prevista attribuzione del tfr dei nuovi assunti alla previdenza integrativa, realizza quello "scambio" tra tfr e competitività da tempo richiesto dai padroni.
Il Libro Bianco non interviene solo sul mercato del lavoro, sul collocamento, sulle tipologie contrattuali, ma anche sul diritto di sciopero proponendo l’indizione di referendum per deciderne l’attuazione, sull’azionariato dei dipendenti, sui comitati aziendali europei, sugli ammortizzatori sociali, sulle controversie di lavoro. Una riforma che avrebbe dovuto riguardare l’intera legislatura e avere, nelle intenzioni dell’Esecutivo, come meta la scrittura di uno "Statuto dei lavori" in sostituzione dello Statuto dei lavoratori, passaggio che invece, a causa delle dinamiche dello scontro, è stato successivamente anticipato.
Il modello sociale prefigurato da Marco Biagi era quello di una "società attiva", in cui ogni giovane lavoratore attraverso il percorso a ostacoli dell’apprendistato, del contratto a termine, dei vari tipi di contratto precario, delle politiche attive del lavoro e della formazione nei periodi di disoccupazione, del contratto a tempo indeterminato ma senza la tutela dell’art. 18, realizzi una "carriera educativa" nella quale si forma in piena "autonomia", quella generabile dalla spinta del bisogno dei mezzi per vivere, spinto quindi dal ricatto dell’assenza di alternative insito nella "natura delle cose" ossia i rapporti sociali capitalistici, secondo i voleri e i desideri del capitale, o se si vuole in funzione della propria sfruttabilità o "occupabilità " da parte del padrone, abbandonando ovviamente ogni velleità di conflitto e ogni pratica antagonista, appoggiato in ciò da "tutori" come le agenzie interinali, il collocamento privato e pubblico, le agenzie di formazione, i collegi di conciliazione e arbitrato etc., e nel quadro dei vari patti territoriali, andando a costituire così la principale garanzia per la competitività del capitale investito in Italia, in quanto ciò che risulta essere "filtrato" da questo processo e procedura è la forza-lavoro più "adattabile" alle esigenze di valorizzazione del capitale, senza rischi di autoritarismi inutili e dannosi.
Il progetto del Libro bianco, insieme alla riforma della previdenza, al nuovo ruolo delle Regioni e degli enti locali, alla privatizzazione del collocamento e dell’assistenza, fa fare un salto alle relazioni politiche tra le classi, approfondendone e complessivizzandone il contenuto corporativo. Il "dialogo sociale" supera l’aspetto della "concertazione" come dialettica non conflittuale tra le parti tesa a comuni obiettivi programmatici perseguiti in funzione della competizione, e organizza un sistema di relazioni sociali che lega forzosamente la condizione del lavoro salariato alla competitività del capitale, un dato che spiega in parte la resistenza sindacale a fronte della maggioranza di governo che assume tale iniziativa politica, che non garantisce come avrebbe potuto fare il centro-sinistra che ha un legame elettorale con parte del sindacato confederale, la preservazione di un peso politico. [continua...]
«COMUNICATO INTEGRALE»