Lavoro, domani si riparte ma senza Cgil e i segretari

La battaglia sulla riforma del mercato del lavoro si avvia al secondo round.

ROMA Saltato l’esecutivo unitario delle segreterie sindacali, in programma per oggi, domani al ministero del Lavoro tutte le trentasei organizzazioni firmatarie dell’accordo del ’93, ad eccezione la Cgil, si incontreranno per dare avvio al «dialogo sociale» che dovrebbe portare nel giro di un paio di mesi a uno o più avvisi comuni sulla delega chiesta dal governo. Il ministro Roberto Maroni le ha convocate per delineare i «profili metodologici e organizzativi» del confronto, ma difficilmente si andrà oltre ad una sommaria definizione dell’ordine del giorno e del calendario delle prossime riunioni.

I segretari di Cisl e Uil, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, hanno già fatto sapere al ministero che non parteciperanno direttamente all’incontro e che invieranno dei tecnici. Angeletti è impegnato nella preparazione del congresso della Uil, che si terrà dal 3 al 6 marzo a Torino e, stante l’assenza scontata di Cofferati, che ha rifiutato di partecipare alla trattativa, Savino Pezzotta non ha voluto esporsi da solo all’inaugurazione di quel tavolo, pur essendo stato il più attivo nella ricerca del dialogo. Piccoli segnali di attenzione che i tre maggiori sindacati, divisi l’un con l’altro sull’atteggiamento da tenere, si rivolgono per evitare di indebolirsi troppo in questa fase delicatissima dei rapporti con governo e Confindustria.

Nella serie si inserisce anche l’annullamento della riunione di oggi tra i tre segretari, che doveva servire per un ultimo chiarimento sulla strategia di mobilitazione contro le modifiche all’articolo 18, ma che rischiava di mettersi male dopo la decisione unilaterale della Cgil di proclamare lo sciopero generale. In ogni caso il confronto sulla delega per il lavoro, non nasce nel segno dell’ottimismo. La prova generale del convegno Confindustria di Torino è stata la conferma, anzi, di una partenza tutta in salita.

Sull’articolo 18 neanche Cisl e Uil vogliono trattare e prima o poi, insieme al resto delle materie della delega, anche la modifica dello statuto dei lavoratori arriverà sul tavolo della trattativa. Anche prima di arrivare alle colonne d’Ercole dell’articolo 18, però, la barca della trattativa dovrà superare scogli decisamente ardui. I primi, gli incentivi finanziari all’occupazione e i nuovi ammortizzatori sociali, arriveranno proprio all’inizio del negoziato se Maroni, come pare, vorrà seguire per la procedura dell’avviso comune l’ordine degli argomenti elencati nel disegno di legge delega, il cui esame parlamentare, nel frattempo, è stato congelato. Nella delega chiesta dal governo non solo non ci sono soldi per attuare queste riforme, ma è pure esplicitamente previsto che queste dovranno avvenire «senza oneri aggiuntivi per il bilancio».

La Cisl ha già espresso fortissimi dubbi sulla percorribilità di un simile progetto senza che questo comporti un allargamento della borsa da parte del governo. Nel frattempo il sindacato di Pezzotta tornerà alla carica per chiedere la sospensione dell’esame parlamentare, come della delega per il lavoro, anche di quella sulla previdenza, altro tema sensibile sul quale i sindacati vorrebbero il confronto. La commissione Lavoro della Camera ha già svolto un primo giro di audizioni, ma la maggioranza sembra incline ad accogliere la richiesta.