NASSIRYIA - UN ANNO FA, IL 12 NOVEMBRE ALLE Ore 8:40, ora italiana. Un camion esplode a Nassiriya nel quartier generale militare italiano: è una strage. Il camion ha forzato il posto di blocco all’entrata della base e ha proseguito la sua corsa sino davanti alla palazzina di tre piani che ospitava il dipartimento logistico italiano. La notizia completa
È con una messa a Camp Mittica, il campo militare italiano a Nassiriya, che oggi verrà ricordata la strage alla base Maestrale nella cittadina irachena, costata la vita un anno fa a 19 italiani.
Tra i circa 1.800 militari italiani presenti a Camp Mittica, una decina hanno ancora negli occhi quello che accadde la mattina del 12 novembre 2003, quando un'autocisterna carica di esplosivo si lanciò contro la base dei carabinieri - nota anche come Animal House - uccidendo 17 militari e 2 civili italiani, assieme a 9 iracheni.
Ricordiamo, Marco Intravaia ha 17 anni. Il 12 novembre gli crollò il mondo addosso. Il padre, l’appuntato dell’Arma di Monreale, rimase ucciso insieme ad altre 18 persone, tra carabinieri, soldati e civili, dall’autobomba che sventrò la base Maestrale di Nassiriya. Sono i giorni del ricordo e del dolore che ritorna. I giorni delle commemorazioni. Nassiriya, un anno dopo. Cerimonie sobrie e intense, come quella alla quale ha partecipato il giovane Marco. A Palermo, nel cortile della caserma Monsignore. Con lui la madre e la sorellina di 13 anni. E le vedove e i figli degli altri caduti siciliani: Emanuele Ferraro, Giovanni Cavallaro, Giuseppe Coletta., la cui moglie ha appena fondato un'associazione che si chiama "Bussate e vi sarà aperto" per tenere in vita - ha spiegato- gli ideali di pace del marito. Anche Marco sta pensando ad un'iniziativa del genere. Ma nel frattempo resta concentrato nello studio, per rispettare anche il sogno del padre: “Il mio sogno, che era pure di mio padre, è quello di laurearmi e diventare ufficiale medico. I carabinieri per me sono stati e saranno una famiglia. Indossare la divisa è l’obiettivo che voglio raggiungere".
A Roma il presidente Ciampi ha insignito altre due vittime della strage con la medaglia d'oro alla memoria in quanto benemeriti della cultura e dell’arte. Sono i marescialli aiutanti Massimiliano Bruno e Alfio Ragazzi, per la loro attività di tutela e preservazione del patrimonio archeologico e artistico dell’Iraq. A ritirare le onorificenze, al Quirinale, le vedove dei due caduti (TG5)
I VOLTI DEI CADUTI: 12 CARABINIERI E 4 SOLDATI DELl’ESERCITO
DOMENICO INTRAVAIA: 46 anni, di Monreale, appuntato dei Cc in servizio al comando provinciale di Palermo; sposato e con due figli di 16 e 12 anni. Lascia anche l’ anziana madre, il fratello gemello e due sorelle. Era partito per l’Iraq quattro mesi fa e sarebbe dovuto rientrare fra tre giorni. Era gia' stato in missione a Sarajevo. I due figli tenevano un calendario da cui cancellavano i giorni che mancavano al ritorno del padre. La notizia ha gettato la moglie nella disperazione: ''Voglio morire, senza mio marito la mia vita non ha senso''.
ORAZIO MAJORANA: 29 anni, di Catania, carabiniere scelto in servizio nel battaglione Laives-Leifers in provincia di Bolzano. l’ anziano padre ha appreso la notizia in Svizzera, dove si trovava per sottoporsi ad alcune visite mediche. È rientrato d' urgenza a Catania.
GIUSEPPE COLETTA: 38 anni, originario di Avola (Siracusa) ma da tempo residente a San Vitaliano, in Campania, vicebrigadiere in servizio al comando provinciale di Castello di Cisterna (Napoli); sposato e padre di una bambina di due anni.
GIOVANNI CAVALLARO: 47 anni, nato in provincia di Messina e residente a Nizza Monferrato, maresciallo in servizio al comando provinciale di Asti. Era noto con il soprannome di 'Serpico'. Lascia la moglie e la piccola Lucrezia, 4 anni. Era gia' stato impegnato in altre missioni in Kosovo e in Macedonia. Era da tre mesi in Iraq e stava per rientrare a casa. Ieri sera aveva telefonato alla moglie: ''Sto preparando la mia roba, sabato finalmente torno da te e da Lucrezia. Ho voglia di abbracciarvi''.
ALFIO RAGAZZI: 39 anni, maresciallo dei carabinieri in servizio al Ris di Messina, sposato e con due figli di 13 e 7 anni. Era partito in luglio e sarebbe dovuto rientrare a Messina sabato prossimo: i familiari stavano gia' preparando la festa. Era specializzato nelle tecniche di sopralluogo e rilevamento e il suo compito era quello di istruire la polizia locale.
IVAN GHITTI: 30 anni, milanese, carabiniere di stanza al 13/mo Reggimento Gorizia. Era alla sua quarta missione di pace all’ estero, dopo essere stato tre volte in Bosnia. Lascia i genitori e una sorella. Ieri sera lo hanno sentito per l’ ultima volta al telefono: ''Era assolutamente sereno e tranquillo''.
DANIELE GHIONE: 30 anni, di Finale Ligure (Savona), maresciallo dei carabinieri in servizio nella compagnia Gorizia. Era Sposato da poco. Era stato ausiliario dell’ Arma, poi si era congedato e iscritto all’ Associazione carabinieri in congedo. Era ritornato ad indossare la divisa vincendo un concorso per maresciallo.
ENZO FREGOSI: 56 anni, ex comandante dei Nas di Livorno dove viveva con la famiglia. Lascia moglie e due figli, un maschio, anche lui carabiniere, e una ragazza che studia all’Universita'. Era partito per l’ Iraq il 17 luglio scorso e stava rientrare in Italia. A casa stavano gia' preparando la festa per il suo ritorno.
ALFONSO TRINCONE: 44 anni, era originario di Pozzuoli (Napoli) ma risiedeva a Roma con la moglie e i tre figli. Il sottufficiale era in forze al Noe, il Nucleo operativo ecologico che dipende dal Ministero dell’ Ambiente.
MASSIMILIANO BRUNO: maresciallo dei carabinieri di origine bolognese, biologo in forza al Raggruppamento Investigazioni scientifiche (Racis) di Roma. Viveva con la moglie a Civitavecchia. I genitori e un fratello vivono a Bologna.
ANDREA FILIPPA: 33 anni, torinese, carabiniere dall’ eta' di 19. Era esperto di missioni all’ estero che lo tenevano costantemente lontano da casa. Prestava servizio a Gorizia presso il 13/o Battaglione Carabinieri. Viveva a San Pier D' Isonzo insieme alla giovane moglie, sposata nel 1998.
FILIPPO MERLINO: 40 anni, originario di Sant' Arcangelo (Potenza), sposato. Con il grado di maresciallo comandava la stazione dei carabinieri di Viadana (Mantova). È morto nell’ ospedale di Nassirya dove era stato portato gravmente ferito.
MASSIMO FICUCIELLO: tenente dell’ esercito, figlio del gen. Alberto Ficuciello. Funzionario di banca, aveva chiesto di poter tornare in servizio attivo con il suo grado di tenente proprio per partecipare alla missione ''Antica Babilonia''. Grazie alla sua conoscenza delle lingue era stato inserito nella cellula Pubblica Informazione del col.Scalas. Questa mattina aveva avuto l’ incarico di accompagnare nei sopralluoghi i produttori di un film-documentario sui ''Soldati di pacè'. Prima dell’ attentato, il titolo, provvisorio, era stato cambiato in ''Babilonia terra fra due fuochi''.
SILVIO OLLA: 32 anni, dell’ isola Sant' Antioco (Cagliari), sottufficiale in servizio al 151/o Reggimento della Brigata Sassari. Figlio di un maresciallo e fratello di un carrista. Laureato in Scienze Politiche, Olla era in forza alla cellula Pubblica Informazione. È morto insieme al ten.Ficuciello mentre accompagnava nei sopralluoghi i produttori del film. La conoscenza dell’ inglese e dei rudimenti dell’ arabo lo avevano fatto diventare uno dei punti di riferimento per i giornalisti.
EMANUELE FERRARO: 28 anni, di Carlentini (Siracusa), caporal maggiore scelto in servizio permanente di stanza nel 6/o Reggimento trasporti di Budrio (Bologna).
ALESSANDRO CARRISI: 23 anni, di Trepuzzi (Lecce), caporale volontario in ferma breve, anche lui in servizio nel 6/o Reggimento trasporti di Budrio. Era partito per l’ Iraq da poche settimane. Lascia i genitori, un fratello e una sorella. Ieri sera l’ultima telefonata a casa: ''Tutto va bene. Sto andando a letto''.
ANSA / REUTERS / TG5 / LSNN
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