Un “buco” per la banda del trapano: presi dalla Mobile di Perugia

La curiosità e il senso civico di una signora perugina spinge la Polizia a smascherare i colpevoli di alcuni furti seriali che avevano preoccupato cittadini e investigatori. All’apprendista "007" che abbiamo intervistato, che chiameremo Maria, non era sfuggita nei giorni scorsi un’autovettura ferma in una via di Perugia. Il fatto che fosse un’auto vistosa e di grossa cilindrata ha aumentato nella signora i sospetti che ci fosse qualcosa di strano. La sua sensazione era giusta. La conferma è arrivata dal sito della Polizia di Stato sul quale si è indirizzata la novella investigatrice: digitando la targa sulla banca dati delle auto rubate, l’auto è apparsa in elenco. Tanto è bastato per rafforzare le convinzioni degli inquirenti: anche grazie ai rilievi dattiloscopici in possesso dei poliziotti, la Squadra mobile di Perugia ha accertato un nesso tra il furto dell’auto notata dalla signora Maria e i furti in appartamento di una banda criminale di albanesi, la cosidetta "banda del trapano", già precedentemente arrestata.

Quali i collegamenti fatti dagli investigatori? Lo abbiamo chiesto al capo della Mobile perugina, il dirigente della Polizia di Stato Luigi Nappi.

Che nesso c’è tra l’auto rubata segnalata dalla signora Maria e i furti degli albanesi che avete arrestato?

Ai due cittadini albanesi che avevamo arrestato nei giorni scorsi sono riconducibili una serie di furti in sequenza. E non è da escludere che gli si possa attribuire anche quello relativo all’auto in questione che, a sua volta, nasce da un furto in appartamento.

Può spiegarsi meglio?

Questi uomini muniti di "trapanino" - tanto che li abbiamo chiamati la "banda del trapano" - foravano le parti meccaniche delle finestre e, senza troppo rumore, si introducevano nell’abitazione. Rapidamente, mentre i proprietari dormivano, lo "ripulivano" di cose facili da portare via: computer portatili, contanti, carte di credito, cellulari e spesso anche delle chiavi dell’auto così che nella fuga, se avevano la possibilità di portare via l’autovettura senza troppi intoppi, rubavano anche quella.

Quando avete capito che eravate vicini ai responsabili?

Perquisendo l’abitazione dei presunti ladri abbiamo trovato il trapano insieme a una serie di elementi che riconducevano al loro modo di operare.

Da qui poi avete approfondito le indagini?
Si, abbiamo iniziato un monitoraggio di tutti i furti avvenuti con queste modalità operative, quindi siamo andati “ripescare” dal nostro database tutti quelli avvenuti, negli ultimi tempi, con la stessa tecnica.

E questa metodologia ha già dato riscontri positivi?

Decisamente sì. Uno dei più importanti è stato l’incrocio di alcuni dati in nostro possesso con due denunce dettagliate fornite dalle persone che avevano subito il furto. Tempo fa erano state pubblicate le foto degli arrestati sui giornali locali e alcuni dei derubati, che comunque stavamo contattando, si sono presentati spontaneamente, affermando che la notte che avevano subito il furto avevano visto fuggire delle persone che assomigliavano a quelle della foto.

Qual’è allora il collegamento tra l’auto rubata segnalata dalla signora Maria e i furti degli albanesi?

Gli accertamenti sono ancora in corso per cui non posso sbilanciarmi, ma c’è una cosa che fa riflettere: la macchina ritrovata è stata rubata con lo stesso modo di operare dei due albanesi fermati. Questo potrebbe voler dire che proprio gli arrestati hanno rubato la macchina, l’hanno parcheggiata per qualche giorno, con l’intenzione di venirla a riprendere con più calma, ma che poi non hanno fatto in tempo a realizzare il piano. Per il momento è solo un ipotesi investigativa, ma sembra essere la più valida perché supportata da elementi, coincidenze e dal dato oggettivo che, dopo l’arresto degli albanesi c’è stata una flessione dei furti. Tutto mi fa pensare che le vetture rubate erano destinate al mercato estero illegale delle auto