SOLIDARIETÙ ALLE FORZE DELL’ORDINE

Unione Federalista Meridionale, Direzione Nazionale

SOLIDARIETÀ UFM: SU LADYSILVIA: Ci viene inviata dal presidente dell’UFM, questa lettera di solidarietà , e noi di Ladysilvia.it National Network, la riproponiamo in versione Integrale.

Onore a Filippo Raciti, solidarietà alle forze dell’ordine, ma nessuna condivisione per la misura adottata dal Commissario della Federcalcio Pancalli di fermare i campionati. Ancora una volta i vertici della Federcalcio, del CONI e di questo indeciso e confuso Governo penalizzano gli onesti, il sistema e tutti coloro che vivono lo sport con sana passione. Poche centinaia di teppisti hanno dimostrato di poter ricattare una intera comunità nazionale.

Si continua a parlare di calcio come fenomeno sociale, si discute in tanti, troppi dibattiti televisivi sul fenomeno ultras, dimenticando che per i violenti l’unica soluzione è l’applicazione delle sanzioni senza sconti di pena o attenuanti.

Del resto i tifosi violenti non sono altro che un prodotto della nostra “civiltà ” impegnati con queste pratiche a riempire la loro testa vuota. Ma questo solo per alcuni, perché all’interno dei gruppi ultras si nascondono interessi economici legati a varie attività criminose. Ora, bisogna chiedersi perché l’attività investigativa non ha mai evidenziato i traffici illeciti, nonostante che innumerevoli volte nei covi di questa gente è stata ritrovata droga, refurtiva o armi. Come mai lo Stato è sempre stato indulgente con questi “signori”, considerando le malefatte come eccesso di entusiasmo sportivo, mentre si trattava solo di reati comuni, spesso, causa di lutti. Sono sintomatiche le dichiarazioni di alcuni di loro dopo questa tragedia. “La morte di un poliziotto fa parte del gioco”, “la polizia è il nemico”, “non ci rispettano”.

Sono frasi che esprimono concetti aberranti, tipici di uno psicolabile ignorante o esaltato, che ha maturato il convincimento, secondo il quale la comunità , di cui si sente parte, sia assurta al rango di “categoria sociale” e quindi da tenere in considerazione o, come dice lui, da rispettare. E’ la conferma dell’aumento inarrestabile del fenomeno delle teste vuote, altrimenti non sarebbe comprensibile l’alto numero di drogati, gli omicidi e le violenze tra le mura domestiche, il fenomeno del satanismo, il bullismo di gruppo, gli stupri del branco, il vandalismo gratuito e così via. La reiterazione di tutti questi reati induce a ritenere che nei cervelli bacati di costoro si sia affermata la consapevolezza che niente è veramente grave, che tutto è risolvibile e che a tutti sia dovuto il perdono. A questo punto è necessario riflettere sul ruolo che ha giocato il Legislatore della nostra povera Repubblica, ma anche quello dei tanti, e anche qui troppi, esperti di fenomeni sociali, quando hanno deciso, nel nome di una imprecisata libertà democratica, costringere lo Stato ad abdicare e, quindi, rinunciare definitivamente alla sua autorevolezza. Troppo spesso è stata confusa la severità con l’autoritarismo e alla fine si è venuto a creare un clima di illegalità non solo diffusa ma anche pretesa come “normale”.

Insomma la tolleranza quale sinonimo di fraintesa modernità , che produce illegalità ed impunità . Guai, tuttavia, a perdersi esclusivamente dietro queste riflessioni, indispensabili per il legislatore e per il Governo, ma che mai devono frenare o inibire l’azione della Magistratura e delle Forze dell’Ordine. Quando è il momento di agire, lo Stato deve dimostrare tutta la sua determinazione, infischiandosene dei tribuni televisivi, pensando, primariamente, al benessere di quella collettività , vittima di un potere fragile. I disordini a margine di una partita non sono affatto sportivi, ma dovuti ad una categoria contrassegnata dalla stupidità e dalla vigliaccheria, che si è costituita in organizzazione, nella quale alcuni interessati strumentalizzano i tanti disadattati, che si nascondono nel branco, per dare uno sbocco violento al loro malessere esistenziale.

Affrontare il problema dal punto di vista sociologico è doveroso, ma deve essere fatto contestualmente alla azione repressiva. Attività investigativa, regole severe, dura repressione e condanna certa. Loro pensano che lo stato debole, che ci ritroviamo, sia incapace di una azione forte. Effettivamente, per come si comporta in altri ambiti, i dubbi sono forti, tuttavia, come accadeva nel Far West, quando la situazione diventava insostenibile, il ricorso ai Vigilantes era inevitabile. L’impiego dei Reparti Speciali delle nostre Forze Armate potrebbe essere risolutivo in attesa di nuove norme. E’ necessario riaffermare il concetto secondo il quale “quando lo Stato vuole non ce n’è per nessuno”. Chissà quanti coraggiosi si conterebbero.
Salerno, 06 febbraio 2007
Il Presidente
Alfonso Venosi