Giudice Vaccarella conferma le dimissioni

«Il giudice costituzionale Romano Vaccarella ha confermato le dimissioni»

Milano: Il giudice costituzionale Romano Vaccarella su Ladysilvia, ha confermato le dimissioni che la Consulta aveva respinto. Conferma le sue dimissioni, e considera le parole dell’On. Prodi Generiche e di retorica, non utili a questa scelta, il corriere della sera non ha smentito quanto già pubblicato. Corriere Della Sera: Consulta, Vaccarella critica il governo e lascia, Le dimissioni del giudice costituzionale provocano l’intervento del Quirinale.

Napolitano: «Istituzione che merita rispetto assoluto» Questa la notizia delle sue dimissioni : ROMA - Il giudice costituzionale Romano Vaccarella, nominato nell’aprile 2002 in quota alla Cdl, ha rassegnato le dimissioni dalla Corte Costituzionale, motivandole «sia con riferimento a dichiarazioni in materia di ammissibilità di referendum elettorali attribuite da organi di stampa ad alcuni Ministri e ad un Sottoegretario offensive della dignità e della indipendenza della Corte stessa, sia con riferimento all’assenza di smentite ed al silenzio delle Istituzioni». In particolare ne faceva riferimento un articolo del Corriere della Sera del 26 aprile.

Questa la notizia del Corriere della Sera del 26 aprile, che pubblicò di Francesco Verderami: I piccoli «tifano» Consulta: fermerà il quesito E Chiti sussurrò a Cesa: molti aspetti di incostituzionalità . E Chiti sussurrò a Cesa: molti aspetti di incostituzionalità I piccoli «tifano» Consulta: fermerà il quesito.

A gennaio la scelta sull’ammissibilità . ROMA - Il titolare dell’ Ambiente definisce la Corte Costituzionale «il nostro ultimo baluardo», e il responsabile della Giustizia ne parla «da tifoso». Pecoraro Scanio e Mastella saranno pure ministri, ma prima di tutto sono leader di partito, di due dei tanti piccoli partiti che vivono il referendum elettorale come una minaccia, e che perciò confidano nella Consulta per fermarlo. Sembrerà un discorso prematuro, il comitato referendario deve ancora raccogliere le cinquecentomila firme, e solo a gennaio dell’ anno prossimo la Corte sarà eventualmente chiamata ad esprimersi.

Ma in alcuni casi è opportuno muoversi per tempo, e infatti devono essere già iniziati «gli appelli» - come li definisce il capo dei Verdi - alla Consulta, se è vero quanto accaduto a palazzo Chigi durante l’ incontro tra il governo e i dirigenti dell’ Udc sulla riforma del sistema di voto. Nel bel mezzo della discussione, quando sono iniziate ad emergere le difficoltà di arrivare a un accordo sulla legge prima del referendum, il ministro Chiti si è rivolto al segretario centrista Cesa: «... E comunque c' è sempre la Consulta». «Che significa?».

«Beh, ci sono molti aspetti di incostituzionalità nel quesito», ha risposto l’ esponente dell’ esecutivo. «È come se Chiti quel giorno - racconta adesso Cesa - volesse farmi capire che la Corte Costituzionale è considerata l’ ultima speranza». Forse sarà per questo che qualche tempo dopo in Transatlantico, a colloquio con un esponente del Polo, il sottosegretario alle Riforme Naccarato ha definito «una pistola semi-scarica» il referendum: «Ricordati - ha sussurrato al suo interlocutore il braccio destro di Chiti - che la Consulta ha sempre tenuto conto degli orientamenti politici». «Vuoi dire che...».

«Ti voglio solo rammentare - ha sorriso l’ esponente del governo - che la Corte è un organo storicamente sensibile agli appelli di altri organi politici e istituzionali». Di illazioni ne sono state fatte tante su alcune sentenze redatte dalla Consulta sotto i pressanti «appelli» della politica. Dieci (segue qui)

La Redazione