Cecenia, bombe su un treno cinque morti e 20 feriti

Due ordigni sono stati piazzati nei vagoni di un convoglio che viaggiava nella regione russa di Stavropol

STAVROPOL - Due bombe sono esplose stamane su un
treno suburbano nella regione meridionale russa di Stavropol, che confina con la Cecenia, uccidendo cinque persone e ferendone una trentina, sette delle quali in modo grave.

Il treno, che collegava Kislovosk a Mineralnye Vody, si trovava nei pressi della località di Pyatigorsk al momento dell’esplosione e, secondo le prime conclusioni degli investigatori, è stata causata da due ordigni posti alle due estremità di uno dei vagoni del convoglio sul quale si trovavano 150 persone. Secondo altre versioni, l’esplosivo sarebbe stato posto sui binari.

Il presidente russo Vladimir Putin è stato informato dell’accaduto dal governatore della regione di Stavropol, mentre l’inchiesta è sotto il controllo del plenipotenziario del Cremlino per il caucaso Viktor Kazantsev.

l’attentato a Stavropol, per il quale non si punta ancora ufficialmente il dito contro la guerriglia, fa seguito ad uno del 25 agosto a Krasnodarsk, sempre nella Russia meridionale, dove tre bombe esplosero in tre punti della città facendo tre morti e diversi feriti.
E anche ad un attentato che il 27 agosto uccise a Makhachkala, in Daghestan, altra repubblica che confina con la Cecenia, il ministro per le Relazioni esterne e le nazionalità Magomedsalik Gusayev.

D'altra parte, il primo agosto un camion bomba aveva fatto 50 morti all’ospedale militare di Mazdok, nell’Ossezia del Nord al confine con la Cecenia.

Tutti questi attentati, nonchè altri simili, e uno di donne kamikaze ad un festival rock di Mosca il 5 luglio che fece 15 morti confermerebbero, secondo gli osservatori, benchè solo in parte rivendicati dalla resistenza, la volontà dichiarata di quest'ultima di portare lo scontro fuori della Cecenia, di fronte alla chiusura verso qualsiasi negoziato da parte di Putin e alle prossime elezioni presidenziali del 5 ottobre, che i ribelli definiscono "una farsa sotto occupazione militare".