Elezioni USA 2008: Dio è il candidato silenzioso?

In questo momento in cui siamo sommersi da notizie sulle elezioni negli Stati Uniti, ho pensato che fosse stato utile riportare sul BIA questo articolo pubblicato sull’Adventist Review.

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Spero che sia una gradita ed utile lettura per i nostri lettori. I nostri notiziari si sforzano di essere sempre presenti ed attuali. Anche se si parla di elezioni americane, il suo contenuto è valido per tutti noi che siamo si figli di Dio ma anche cittadini di questo mondo.

Immaginate un candidato alla presidenza degli Stati Uniti che una domenica mattina si alza in una mega chiesa della Carolina del sud e fa questa dichiarazione: “Stiamo per lodare insieme. Sono certo che daremo vita ad un regno qui sulla terra”.

Oppure un altro candidato che fa propaganda per la sua religione e propende per la chiesa stato citando il capitolo 4 di Ester al versetto 14: “Chissà se non sei diventata regina appunto per un tempo come questo?”.
O un terzo candidato che dice: “Credo che la Bibbia sia la Parola di Dio ma non credo che tutto quello che è scritto abbia senso letterale come Giona che è stato tre giorni nel ventre della balena”.
Queste tre dichiarazioni sono state fatte nell’autunno del 2007 da candidati alle elezioni presidenziali, democratici e repubblicani, in occasione di comitati direttivi. Sono stati due senatori democratici, Barac Obama (III) e Hillary Rodham Clinton (NY), che separatamente hanno menzionato il “regno” citando la regina Ester, mentre il candidato GOP (Grand Old Party, soprannome del Partito Repubblicano) ex sindaco di New York, Rudolph W. Giuliani, ha manifestato perplessità sulla questione di Giona.

Questo è il mondo delle elezioni presidenziali del 2008 messo a soqquadro: i democratici fanno grandi sforzi per invocare il linguaggio della fede, una tattica riservata in questi ultimi anni al partito repubblicano. Contemporaneamente, quasi 50 anni dopo che un presidente di fede cattolica è stato eletto alla presidenza, ci si chiede se il candidato alla presidenza che è membro della Chiesa dei santi degli ultimi giorni, meglio conosciuti come mormoni, non subirà le conseguenze per la sua appartenenza religiosa a tutti nota.

Alcuni lettori della Adventist Review credono che per il semplice fatto che un articolo tratti della religione legata alla politica, crei delle difficoltà , perché ogni riferimento alla “politica” è al di fuori della missione di questo giornale, fondato nel 1849 col titolo The Present Truth (La verità presente). Per 150 anni si è tenuto lontano da ogni coinvolgimento politico, attirando tuttavia l’attenzione dei lettori sui grandi temi della società a cui appartengono in qualità di cittadini chiamati a votare. La schiavitù, la temperanza, la povertà , la pace, sono stati trattati in queste pagine, evitando ogni coinvolgimento con candidati o partiti, ma con l’intento di educare ed informare gli avventisti su quello che socialmente coinvolge come cittadini.
La stessa cosa avviene ancora oggi. L’Adventist Review non sosterrà e neppure si opporrà a un candidato o una organizzazione politica, in questo anno o nel futuro, il suo compito è quello di aiutare i lettori a capire i temi importanti discussi sulla piazza pubblica.
La campagna per le elezioni è molto lunga, dalla primavera del 2007 al 4 novembre 2008, con le primarie nello Iowa, New Hampshire e sud Carolina, ma ai primi di marzo oltre la metà degli stati avranno votato per i 18 candidati.

Anche osservatori secolari come Larry J. Sabato, professore di politica all’università della Virginia, seguono con attenzione gli sviluppi della situazione. Tutto questo evoca le controversie del 1960, quando si presentò come candidato alle elezioni il senatore cattolico John F. Kennedy.
“La religione è una parte vitale per gli americani” afferma Sabato, “ed è inevitabile che le stesse controversie si presentino nel 2008. La Costituzione vieta ogni forma di religione negli affari pubblici, ma non vieta agli appartenenti a gruppi religiosi di entrare nella cabina elettorale”.

Questa situazione sembra ripetersi nel 2008. Molti settimanali mettono in evidenza le abitudini religiose dei candidati, e la gente si lamenta dell’eccessiva enfasi che si mette sulla fede in questo periodo elettorale.
Shaun Casey, professore di etica cristiana al Wesley Teological Seminary di Washington D.C., dice che i candidati vengono attaccati sul lato più vulnerabile.
Secondo i responsabili avventisti, nelle elezioni del 2008 verranno prese importanti decisioni.
Gary Wood, professore di Scienze Politiche all’Università Andrews di Berrien Springs, Michigan, dice che i 4 grandi temi delle elezioni saranno la guerra e la sicurezza, l’immigrazione, la sanità e l’economia. Ed aggiunge che “gli avventisti dovrebbero ricordarsi che sono stati i campioni delle libertà civili nel passato e dovremmo continuare ad esserlo nel futuro, e dobbiamo essere prudenti per mantenere il delicato equilibrio fra la sicurezza nazionale e la libertà . Infatti la nostra libertà dipende dal mantenimento di un ragionevole grado di sicurezza”.

Marvin Moore, un vecchio pastore avventista, redattore di “Segni dei Tempi” afferma che “i votanti non devono dimenticare che il terrorismo è favorito dall’unione Chiesa/Stato per questo dovremmo sempre fare molta attenzione alla separazione fra Chiesa e Stato, argomento molto caro agli avventisti, per assicurare la libertà religiosa”. Anche Lincoln Steed, editore della rivista “Liberty”, pubblicazione avventista che ha cento anni di vita, vede un legame fra la lotta al terrorismo e la libertà religiosa. “Sarà bene, afferma, interrogare i candidati su cosa pensano delle libertà fondamentali dell’uomo, e della libertà religiosa che il nostro paese ha come principio fondamentale”.

James Standish, direttore degli Affari Legislativi della Conferenza Generale degli Avventisti del Settimo Giorno, ricorda che “prima di ogni cosa dobbiamo ricordarci che siamo cristiani, e questo ci deve spingere a considerare i candidati e le loro leggi, in una visione mondiale cristiana e non fare uso della teologia, per giustificare le preferenze politiche”.
Steed aggiunge che “sarà bene ricordare che gli insegnamenti fondamentali dell’avventismo sono l’interesse per la comunità nella quale viviamo ma anche la preparazione per un regno migliore. Non tutti i problemi potranno essere risolti su questa terra e non possiamo creare il regno di Dio su questa terra. Il lavoro più importante per queste elezioni potrà essere fatto soltanto in ginocchio. Dopo i fatti dell’11 settembre, l’incertezza economica, la vulnerabilità causata dalle calamità naturali, l’identità dell’America dovrà essere preservata mediante la preghiera. Noi stiamo definendo il futuro della nostra nazione”.

Vincenzo Annunziata