Crisi: Niente sconti all’Europa

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Torino: Se vi è una espressione che non ci piace è la frase: «Noi lo avevamo detto». è da cassandre. è una ben magra soddisfazione vantarsi dessere stati la «coscienza critica» inascoltata dun Paese per chi intende agire e fare. Per questa mentalità esiste un rapporto dialettico tra il sé e gli altri in democrazia, che si traduce nella ricerca degli strumenti per far valere istituzionalmente la propria concezione, o come organizzazione dun consenso su essa, o come manifestazione pubblica dun dissenso. Quindi non diciamo «Noi lo avevamo detto», ma ci limitiamo a notare come, da queste colonne, dallo scoppio della crisi finanziaria nordamericana, che si sta manifestando, come prevedemmo, solo il rilevatore duna recessione allo stato latente, abbiamo proposto la costituzione dun ente di gestione supernazionale, sotto il controllo della Commissione esecutiva dellUnione europea, per partecipare, risanare e reimmettere sul mercato non solo banche, ma qualunque impresa strategica in crisi.


Ciò in quanto lintegrazione raggiunta dal mercato interno, lunione economica e monetaria, hanno generato ununità economica dellEuropa comunitaria tale da richiedere non tanto e non solo il coordinamento dinterventi nazionali, quanto la gestione comune di veri e proprî interventi supernazionali. Ora mentre, per il momento, resistenze ed incomprensioni hanno fatto cadere nel nulla la proposta della Presidenza francese del Consiglio europeo di costituire un fondo comune per interventi nel settore bancario, la Commissione, da circa una settimana, sè obbligata a riferire dun piano dintervento, allo studio, per sostenere il settore automobilistico, che conosce una contrazione stimata, ad oggi, di circa il cinque per cento.


La Commissione teme che le misure prese negli Stati Uniti dAmerica per sostenere limpresa automobilistica nordamericana, in grave crisi, possano turbare il mercato automobilistico, a danno della produzione europea. Non diremo, quindi, daverlo previsto, ma è un fatto che la situazione recessiva implichi interventi non solo sul sistema bancario, ma sulle imprese strategiche in genere, oggi su quelle dellautomobile, domani chissà.


La Commissione ha strumenti normativi, in genere regolativi, ma non ha strumenti dintervento che le consentano, ad esempio, dacquisire partecipazioni, risanare aziende, rimetterle sul mercato. Possibile che lesperienza italiana degli enti di gestione, dagli anni trenta, sia tutta da buttare? In fondo quello che ha permesso allItalia di superare la crisi degli anni trenta e ripartire, dopo una guerra combattuta, alla fine, sullo stesso suolo nazionale, verso il miracolo economico anche con grandi opere, infrastrutture innovative, è il principale modello, la principale idea, che abbiamo forse il dovere nazionale di esportare in Europa, per costruirla più solida e, perché no, agguerrita.


Infatti questa crisi dimostra anche unaltra cosa: nessuno, nellera globale, è disposto a fare sconti ad unEuropa che non sia in grado di difendersi da sé.