La crisi dell’industria Olearia in Italia

L’ASSITOL METTE SOTTO ACCUSA LA CONCORRENZA ESTERA

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Roma: Che il 2009 sia un anno difficile è sotto gli occhi i tutti, ma che anche il settore dell’industria olearia attraversasse una crisi assai rilevante è quanto emerge dagli atti di un incontro tenutosi a Roma il 24 giugno u.s. a cura dell’Assitol appunto per cercare di capirne i motivi.

Leonardo Colavita, presidente della Associazione degli industriali oleari, ha evidenziato, nel suo intervento introduttivo, come un monitoraggio effettuato dall’associazione abbia posto l’accento sulla crisi della produzione e del consumo dell’olio di oliva attribuendone le cause principali ad una agguerrita ed a volte poco leale concorrenza straniera nell’ambito CEE e non solo.

Da parte sua Claudio Ranzani, Direttore Generale Assitol, ha posto in evidenza come il costante ribasso dei prezzi della materia prima ha comportato una forte riduzione del prezzo al consumo, unitamente a ritardi nell’aggiornamento tecnologico e - soprattutto - a causa dell’incremento degli oneri burocratici che gravano sul commercio degli oliI nel nostro paese.

Particolarmente seguito l’intervento di Fabien Santini, della Commissione Europea, che ha posto a confronto gli oneri burocratici vigenti in Italia con quelli degli altri paesi produttori, evidenziando come l’Italia - al momento della prossima entrata in vigore di nuove norme - si trovi particolarmente impreparata causa la mancanza di direttive precise, anche di carattere interpretativo.

Gli altri vari interventi ( Cremonini, Forcella, Gatto ed altri ) sono stati utili ed apprezzati perché hanno contribuito ad illustrare in dettaglio la strategia da seguire per recuperare il terreno perduto e per meglio comprendere le giuste tecniche di mercato.

Indubbiamente, dal convegno è emersa la grave difficoltà che l’entrata in vigore del nuovo regolamento rischia di provocare a causa di una inadeguatezza normativa ormai costante nella nostra legislazione che fatica a tenere il passo con quella europea.

Un barlume di speranza sembra accendersi attraverso le richieste che l’associazione inoltra ai nostri organi di governo perché destinino maggiori e più consistenti risorse al comparto olivicolo per porlo in condizione di diventare più competitivo, atteso che la sola buona fama di buon prodotto che ha sostenuto fin'ora la nostra produzione non si dimostra più sufficiente per battere la agguerrita concorrenza di olii di produzione europea ed extraeuropea.

Paola Di Pietro - Andrea Gentili
Paoladipietro_1@libero.it
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