Milano: I sindaci delle società quotate sembrano avere fatto una scelta di campo precisa: mai più pigri burocrati e sempre più parti quasi integranti del consiglio di amministrazione con attribuzioni specifiche ma azione a tutto campo. Lo rivela la ricerca di Findustria Bocconi ed Ernst & Young Il collegio sindacale e i sistemi di controllo, presentata questa mattina all’Università Bocconi.
Per la maggioranza dei sindaci (il 59%) la loro presenza nel consiglio di amministrazione è “attiva”, finalizzata cioè all’apprendimento di quante più informazioni possibili, con un ruolo simile a quello dei consiglieri indipendenti. Le tematiche sulle quali intervengono i sindaci attivi non sono, infatti (nel 42% dei casi), solo quelle di stretta competenza. I sindaci che riconoscono una presenza “passiva” (da uditore privilegiato) sono il 20%, così come quelli che denunciano una modalità mista.
A testimonianza del ruolo proattivo che vanno assumendo, metà dei collegi sindacali procedono a un’analisi e discussione approfondita dei documenti prodotti dal revisore esterno, mentre il 13% lo fa solo su particolari tematiche rilevanti e il resto del campione evita di discutere il documento, per evitare rigidità e attriti con la società di revisione. Gli stessi revisori inviano la management letter, che evidenzia le criticità individuate, sia al consiglio di amministrazione che al collegio sindacale.
“Le attribuzioni più burocratiche, come quelle di verifica procedurale, sono vissute con un certo fastidio”, ha affermato Maurizio Dallocchio, Nomura chair of corporate finance alla Bocconi. “Quando abbiamo chiesto di chiarire in che cosa consistano, nella loro realtà , gli atti di ispezione e controllo previsti dalla legge, abbiamo chiaramente percepito che non le ritengono centrali per il loro ruolo”. La pesantezza burocratica è anche il motivo di maggiore insoddisfazione rispetto a uno strumento come la scheda Consob.
I sindaci dimostrano di gestire una rete molto ampia di relazioni all’interno dell’impresa, che consente un agevole accesso a interlocutori diversi a seconda delle attività analizzate: dall’amministratore delegato al consiglio di amministrazione ai responsabili finanziario e legale. In caso di disallineamento con altre funzioni interne (un’eventualità che il 30% degli intervistati nega essersi mai riscontrata) la tendenza generale (61%) è quella di dialogare, ma una minoranza dei sindaci ritiene opportuno procedere alla verbalizzazione della propria posizione.
Gli strumenti di vigilanza effettivamente utilizzati dai sindaci sono l’analisi documentale,seguita dalle richieste alla società di revisione e dall’utilizzo della funzione di internal audit, considerata quasi un braccio armato del collegio sindacale. Gli esperti esterni sono interpellati (da circa un terzo del campione) soprattutto per pareri di tipo legale.
“In questi anni le interazioni tra collegio sindacale e società di revisione sono diventate ancora più intense in particolare da quando spetta ai sindaci presentare la proposta di affidamento dell’incarico di revisione all’assemblea”, ha dichiarato Donato Iacovone, partner Ernst & Young. “Un dato, questo, che emerge chiaramente anche dalla ricerca: circa i due terzi del campione intervistato ha infatti dichiarato di ricercare ulteriori occasioni di incontro, formale o informale, con i revisori a prescindere dalle riunioni definite per legge. Questo incremento delle relazioni tra le due parti ha costituito uno stimolo importante a sapere di più e a collaborare a un progetto di analisi finalizzato a chiarire forma e sostanza di queste interazioni”, ha concluso Iacovone.
L’adeguatezza e l’indipendenza della società di revisione sono valutati secondo due criteri: il rapporto instaurato con il partner e il background storico della società . L’appartenenza al gruppo delle big four esime, nell’opinione dei sindaci, da ogni ulteriore ricerca, mentre per le altre società si valutano struttura organizzativa, personale coinvolto, expertise, credenziali e servizi aggiuntivi.
La rilevazione è basata sulle risposte di presidenti dei collegi sindacali o sindaci effettivi di 44 società quotate.
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