12 settembre 1683, seconda Lepanto

I Monarchici del CMI oggi a Vienna

Gli imperscrutabili disegni della Provvidenza fecero in modo che due personaggi tanto diversi fra di loro come il frate cappuccino Marco d’Aviano, predicatore e taumaturgo, e lo stratega e condottiero Principe Eugenio di Savoia Soisson si trovassero per un periodo della loro vita, uniti in un comune e grande disegno, pur nei loro diversi e rispettivi ruoli, l’uno di uomo di Dio l’altro di uomo d’armi, quello della lotta degli eserciti cristiani d’Europa contro i Turchi, in una crociata per il trionfo della fede cristiana e per la salvezza dell’Europa.

A partire dal primo incontro che avvenne a Linz nel settembre del 1680, fino alla morte, Marco d’Aviano fu per l’Imperatore Leopoldo I un prezioso consigliere, un padre spirituale ed un confidente molto ascoltato per questioni di ordine familiare, politico, economico, religioso e militare. Padre Marco con la sua decisa e forte personalità riuscì a trasmettere all’insicuro ed indeciso Leopoldo coraggio, forza e decisione, sicurezza di giudizio e d’azione, aiuto e direzione nelle necessità spirituali, confidenza e consiglio nei suoi problemi di coscienza ed in quelli di governo.

Per Marco d’Aviano la lotta contro i Turchi era una vera e propria crociata al servizio della fede, come l’avevano considerata e la consideravano i suoi confratelli cappuccini. Per loro si trattava di difendere la causa di Dio, di riscattare paesi che un giorno erano stati totalmente cristiani, di ridonare la libertà a popolazioni cristiane conculcate dalla Mezzaluna. Questo spiega l’impegno ed il fervore con il quale Padre Marco vi si dedicò, la fermezza e la schiettezza con la quale denunciava le deficienze e gli intrighi che ne rallentavano lo svolgimento e ne compromettevano i risultati, le continue insistenze presso l’imperatore perché provvedesse, intervenisse, comandasse, e spiega inoltre perché chiedesse a Leopoldo di essere messo a parte del consiglio di guerra: voleva influire sulle decisioni da prendere.

Il 12 settembre 1683, all’alba, Padre Marco celebrò la messa sul colle del Kahlenberg, servita dal re polacco e dal figlio Giacomo, e fu lui stesso a recitare l’omelia, poi recitò la preghiera che aveva composto per chiedere l’assistenza di Dio per salvare gli stati cristiani dall’invasione di un’altra civiltà e di un’altra religione. “Signore, ci siamo meritati i Tuoi castighi”¦ Lo sai che noi amiamo solo la pace: con Te, tra di noi e con tutti”¦Se è utile, mi offro volentieri come vittima. Stendo le mie mani come Mosè perché tutti conoscano che non c’è Dio potente come Te”¦Donaci la vittoria”. Dopo la messa recitata alle prime luci del giorno, le truppe scesero dalle alture di Kahlenberg, e la battaglia cominciò.

Durante la battaglia Padre Marco rimase sul colle di Kahlenberg, a seguire le operazioni con animo teso e carico di passione, aveva in mano un lungo crocefisso di legno, pronunciava parole che andavano disperse e confuse con i mille rumori e le mille grida della battaglia: “Ecco la croce del Signore, ecco colui che salva!” Anche quelli più lontani vedevano quella croce da lui brandita verso il cielo, come una lancia, scorgevano quella croce alta e sottile che dava ai combattenti cristiani la sensazione fortissima che la loro battaglia era sostenuta dall’Onnipotente e che la vittoria quindi non poteva sfuggire.

A quella battaglia partecipava anche un personaggio che diventerà l’emblema delle successive battaglie che l’esercito imperiale combatterà contro i Turchi: il Principe Eugenio di Savoia.

Nato a Parigi vent'anni prima, il 18 ottobre 1663, figlio di Eugenio Maurizio, principe di Savoia-Carignano e duca di Soissons, un ramo collaterale dei Savoia, e di Olimpia Mancini, una delle tre nipoti che il cardinale Mazarino aveva portato a Parigi, cadetto di una famiglia principesca, Eugenio era destinato alla carriera ecclesiastica od a quella militare. L’improvvisa notizia della morte del fratello Luigi Giulio, ferito in combattimento contro i Turchi il 7 luglio 1683, affrettò la sua partenza per Vienna. Solo nei primi di settembre Eugenio di Savoia riuscì a trovare posto nell’esercito imperiale al seguito di suo cugino, il Margravio Ludovico del Baden. A suo fianco, Eugenio cavalcava verso la tenda del comandante supremo il 10 settembre. Il giorno dopo Eugenio arrivò sul Kahlenberg e da quella posizione vide per la prima volta Vienna. Ancora oggi, la vista dal Kahlenberg è la più bella che si possa avere della città . Quella che Eugenio godette allora fu ben diversa dalla vista che potè godere alcuni anni dopo dal colle opposto al Kahlenberg, dal colle sul quale egli si fece costruire il suo palazzo del “Belvedere”. Eugenio guardava impaziente la città . Da 62 giorni, dal 15 luglio allorchè i Turchi avevano posizionato i loro cannoni, l’artiglieria taceva solo quando cadeva la pioggia. Dal 23 luglio al 10 settembre erano brillate 80 mine poste dai Turchi e più di 12 poste dagli assediati. La guarnigione aveva respinto 53 assalti ed effettuato 36 sortite. Per nove settimane la città era stata bersaglio di palle di cannone e razzi incendiari. L’eroico comandante della città , Starhemberg, aveva ordinato di abbattere tutti i tetti di legno delle case per evitare gli incendi ed adoperare il legname nella costruzione di palizzate, la maggioranza degli edifici era danneggiata e la stessa reggia era traforata dai proiettili.

Il 12 settembre 1683, era la Domenica della Divina Provvidenza. Era iniziata con la celebrazione della Messa di Padre Marco d’Aviano, alla quale aveva assistito tra gli altri anche il Principe Eugenio. In quella fatale giornata il silenzio pieno d’attesa fu rotto da cinque colpi di cannone, uno dietro l’altro, era il segnale fissato dal duca Carlo di Lorena per l’inizio della battaglia.

I Turchi avevano quindi intrapreso il combattimento sia contro la città di Vienna, sia contro l’esercito cristiano di soccorso. Il Gran Visir lasciò i giannizzeri nel campo davanti a Vienna, mentre con gli Spahis già scoraggiati intraprese la lotta contro l’esercito cristiano di soccorso.

Il Margravio, con accanto il Principe Eugenio, e con due reggimenti di dragoni marciò verso Vienna, prese posto e fece sapere al comandante che era giunto per fare un assalto al fine di sterminare i Turchi che ancora occupavano le trincee. Ma quando, la sera, il conte Starhemberg fece i preparativi della sortita e raggiunse con il Margravio le trincee, le trovò vuote, perché i Turchi si erano già dati alla fuga! Kara Mustafà che aveva guidato con tenace costanza le vacillanti truppe nella battaglia, quando vide che tutto era perduto, prese la fuga a cavallo, circondato da una nuvola di spahis, ai quali era affidata la sua protezione.

La rotta dei Turchi prima fu episodica ed alla spicciolata, poi andò ingrossandosi e diventò un’alluvione. I cristiani a cavallo li inseguirono finchè ci fu luce.

Sul campo erano rimasti più di duemila morti cristiani e più di undicimila morti fra i Turchi.

Il Sacro romano Impero era salvo, e così anche i laender tedeschi, gli stati italiani e la Chiesa universale.

La capitale dell’Austria, riconoscente, ha eretto un monumento a “Padre Marco d’Aviano - anima della liberazione di Vienna ”€œ12 Settembre 1683.”

Nel clima euforico determinato dalla grande vittoria vi era però chi a Vienna pensava ancora, a continuare la guerra contro i Turchi. Si trattava di Eugenio di Savoia, che, benchè ancora molto giovane, dimostrava già di avere un grande temperamento e di essere dotato di una fortissima energia. Cinque anni di campagne contro i Turchi attendevano il Principe Eugenio e questi anni dovevano distinguerlo come uno dei più promettenti fra i giovani comandanti dell’imperatore.

Ricordiamo questi due illustri personaggi, due simboli fulgidi della Tradizione Cristiana Europea alla quale ci sentiamo profondamente legati auspicando che il Trattato europeo voluto dal Consiglio Europeo del giugno 2007, uniformandosi ad un desiderio dei Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI contenga tra i suoi principi il solenne richiamo alle “radici Cristiane” sulle quali l’Europa stessa trova fondamento.

Comm. Dr. Carlo Bindolini
Centro Studi
Coordinamento Monarchico Italiano