CONFLITTO INTERESSI: TUTTA LA LEGGE IN SEI PUNTI

Ecco le principali novità introdotte nella legge sul conflitto di interessi, che ha iniziato oggi il suo iter nell’aula della Camera, e che hanno causato i maggiori contrasti tra i due poli.

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  • Proprietà - c’e’ incompatibilità tra carica di governo e’ una serie di attivita', come quelle professionali e quella imprenditoriale: invece ’’la mera proprietà’’ di un’azienda o di sue azioni, non e’ motivo di incompatibilità. E’ l’emendamento ’’salva proprietà’’ che ha fatto insorgere Ulivo e Rifondazione comunista. In base ad esso, spiegano gli esponenti del centrosinistra, Confalonieri e’ incompatibile ma non lo e’ Berlusconi. l’obbligo di vendita, replica il centrodestra, non lo potremo mai accettare.
  • Compensi - Essendo vietate le attività professionali un ministro non puo’ ricevere compensi: pero’ puo’ percepire ’’i proventi per le prestazioni svolte prima dell’assunzione della carica’’. Critiche dal centrosinistra arrivano anche su questa norma, che sarebbe contraria alla trasparenza.
  • Conflitto di interessi - sussiste quando il ministro compie un atto che non solo favorisce la propria azienda, ma che avviene con danno per l’interesse pubblico, a meno che questo atto ’’riguardi la generalità o intere categorie’’. Per esempio la Legge Tremonti ha si’ portato benefici alla Fininvest, ma riguardava tutte le aziende italiane. Anche qui l’opposizione ha protestato.
  • Autorità Antitrust - Sarà l’organismo guidato da Tesauro a vigilare sugli atti dei ministri. E’ questo uno dei punti di frizione con l’opposizione che chiedeva almeno un Autorità specifica con specifici poteri, come suggeriva anche Caianiello. I poteri dell’Antitrust, infatti, non vengono modificati: essa ’’corrisponde e collabora con gli organi delle Amministrazioni’’ ma non ha un potere di indagine. Qualora colga in fallo un ministro l’Antitrust non puo’ annullare l’atto del ministro che ha favorito la propria azienda, ma puo’ suggerire ai presidenti delle Camere ’’le misure idonee a porre rimedio tempestivo alle conseguenze pregiudizievoli ed evitare che casi analoghi si ripetano’’.
  • Sanzioni - sono essenzialmente di natura politica, secondo la linea da sempre sostenuta dal ministro Frattini. l’Antitrust segnala al Parlamento i casi in cui un ministro favorisce la propria azienda, e saranno le Camere a decidere come sanzionare il comportamento. Il centrosinistra giudica insufficiente questo meccanismo perche’ i ministri hanno in Parlamento la propria maggioranza a difenderli. Mancano anche le sanzioni suggerite da Caianiello, ma rivelatesi difficili da applicare: quelle contro l’azienda che beneficia degli atti presi dal suo proprietario-ministro.
  • Sindaci - e’ stato l’ultimo scontro in commissione tra maggioranza e opposizione. Un emendamento del ministro Frattini prevede che la legge sia applicata anche ai presidenti di provincia, ai sindaci delle città metropolitane e a quelli dei capiluogo con piu’ di 300.000 abitanti. l’Ulivo ha criticato la norma, con il diessino Soda, che ha rivolto anche critiche personali a Frattini dato che l’attuale legge sugli enti locali, il Testo Unico del 2000, e’ piu’ restrittiva: prevede infatti l’incompatibilità tra la carica di sindaco e la proprietà di un’impresa. Su questo punto pero’ Frattini ha espresso la disponibilità a rivedere in aula il testo, eventualmente anche stralciandolo e esaminandolo in una legge a parte.