Quel giorno di duemila anni fa, quando a cavallo d'una puledra d'asino Gesù fece il suo trionfante ingresso a Gerusalemme accolto da una folla in festa che lo acclamava agitando foglie di palma e rami d'ulivo, e che davanti a lui stendeva a terra i mantelli, così lo aveva immaginato Pierpaolo Pasolini nel suo “Vangelo secondo Matteo”.
"La stessa folla che qualche giorno più tardi lo rifiuterà con grida ostili chiedendone la condanna a morte" con queste parole a San Pietro il Papa ha voluto ricordare come la liturgia della Domenica delle Palme, che segna l’inizio della settimana santa, è insieme festa e annuncio della passione.
"Ed in questo clima di gioia velato di tristezza - ha detto - celebriamo la 19ma giornata mondiale della gioventù". Proprio in Piazza san Pietro, alla fine dell’anno santo straordinario della redenzione, nel 1984, Giovanni Paolo II decise di affidare ai giovani la grande croce di legno che aveva accompagnato le cerimonia del Giubileo. Tutto cominciò allora, con quel gesto fortemente simbolico, ma che si sarebbe rivelato poi qualcosa di più: una grande intuizione.
E l’anno seguente il Papa istituì la Giornata mondiale della gioventù legandone la celebrazione al rito della Domenica delle Palme, in memoria dell’incontro tra Gesù e i giovani di Gerusalemme, appuntamento periodicamente affiancato da grandi raduni internazionali. Incontri che hanno scritto la storia del rapporto speciale, intenso, di Giovanni Paolo II con i giovani. Ora la Croce ha iniziato il suo cammino verso Colonia dove milioni di ragazzi sono attesi nell’agosto del 2005.
A loro, ai giovani del mondo intero, Giovanni Paolo II ripete il suo incoraggiamento "Non abbiate paura di essere controcorrente proclamando il vangelo della Croce". Dopo la lunga cerimonia, e ripetute invocazioni di pace per un mondo continuamente minacciato, il Papa ha voluto fare il giro della piazza, sulla camionetta scoperta. Senza alcuna protezione - ha osservato qualcuno - Qualcuno, ma certamente non lui.
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