Acqua S.p.A. Dall’oro nero all’oro blu - Libro inchiesta.
Un'inchiesta a tutto tondo sull’acqua e sui mille scandali che le ruotano attorno, in Italia e non solo: dalla presunta miglior qualità delle acque in bottiglia al losco affare della privatizzazione delle risorse idriche, con uno sguardo sulla realtà europea e sulla situazione mondiale, con il preoccupante profilarsi di uno scenario in cui proprio l’accesso alle risorse idriche marcherà ancora di più il solco che divide ricchi e poveri.
Altamore è stato ospite su canale 5 al programma IL SENSO DELLA VITA condotto da Paolo Bonolis. Le domande hanno suscitato grande senso di responsabilità , verso gli sprechi, verso coloro che hanno volutamente cambiare il significato del bene comune più importante della terra da DIRITTO a BISOGNO e, come mostra il breve video in allegato ha suscitato il desiderio di fare qualcosa TUTTI... a partire da chi pigia i bottoni al padrone di casa che spesso per risparmiare qualche euro sulla manutenzione, ne fa spreco tutto l’anno, in quanto lo fa pagare agli inquilini che Vi abitano, ignorando il fatto che tale spreco è a danno di tutta la comunità . Noi ci proviamo con un pò di divulgazione di questo materiale che fa riflettere e che indirizza l’utente verso i link che possono dare maggiori chiarimenti.
l’acqua è un bene prezioso è comune a tutti e, come tale va trattato.
dal sito ufficiale di Giuseppe Altamore
Acqua minerale: sospese 126 autorizzazioni
Sospese le autorizzazioni di 126 marche di acque minerali.
Il ministero della Salute ha scoperto che molte marche di acque minerali non sono in regola. Perciò con due decreti emessi il 28 dicembre ne ha dichiarate fuori norma 126, per le quali ha «sospeso la validità dei decreti di riconoscimento» a partire dal primo gennaio. Controlla se l’acqua che bevi è nella lista nera del ministero...
Scopri quanti nitrati ci sono nel tuo acquedotto
Sono poche le città che superano la soglia dei 10 milligrammi/litro di nitrati nell’acqua potabile (la concentrazione massima ammissibile è di 50 milligrammi/litro). Almeno 50 marche di acqua minerale hanno invece una concentrazione di nitrati superiore ai 10 milligrammi/litro e comunque entro il limite legale di 45 milligrammi/litro. In ogni caso, la concentrazione deve essere la più bassa possibile, perché i nitrati nello stomaco si trasformano in nitriti e poi in nitrosammine, composti che favoriscono il cancro. Nella tabella, la concentrazione di nitrati di alcuni acquedotti nelle principali città ; media delle rilevazioni effettuate durante l’anno.
www.giuseppealtamore.it/idroinquisitore.asp
La recensione di (Lorenzo Cioffi) Il libro si apre sulle condizioni dell’accesso all’acqua da parte delle popolazioni del cosiddetto terzo mondo. Il quadro è desolante. Sinteticamente potremmo dire che a seguito dei processi di urbanizzazione selvaggia (il caso per esempio, di città come Kinshasa, Congo) l’accesso all’acqua è divenuto, per usare un eufemismo, estremamente difficoltoso: circa il 90% della popolazione non dispone di un accesso diretto all’acqua potabile.
Il problema principale appare essere più che la scarsezza della risorsa in sè, la scarsezza di fondi per affrontare gli investimenti necessari per una decente adduzione e depurazione delle acque. In questo quadro, il ricorso alle multinazionali ha dato scarsissimi risultati, tanto da profilarsi l’ennesimo connubio nefasto tra interessi privati ed elite politica corrotta sullo sfruttamento di risorse primarie.
La situazione italiana è ovviamente ben diversa da quelle descritte poc’anzi, ma l’introduzione dell’argomento “acqua nel mondo” da parte dell’autore pare essere funzionale al suo discorso, decisamente avverso al processo di privatizzazione della gestione dell’acqua che sta avvenendo negli ultimi anni in Italia. A tratti però, si ha l’impressione che questa prima parte sia stata inserita al fine di guidare la lettura del resto del libro, costruendo l’equazione “privatizzazione uguale i cattivi”.
La tesi del libro è che la gestione di un servizio fondamentale come la fornitura d’acqua ai cittadini non dovrebbe essere affidata a società per azioni che hanno come primo obiettivo il dare soddisfazioni economiche agli azionisti e quindi perseguono naturalmente il profitto e non il bene comune. Forte di questo assioma, l’autore comincia con l’elenco, abbastanza confuso e talvolta arricchito da commenti tendenziosi, delle società private entrate nel business dell’acqua in Italia. Si ha la sensazione che l’autore creda che una volta detto questo abbia detto tutto.
Invece, delle questioni essenziali restano inevase. Come è possibile esercitare, nel campo dell’acqua, la concorrenza virtuosa tra imprese private che dovrebbe favorire il cittadino nella scelta del proprio fornitore? Ma anche, come cambiare concretamente una situazione insostenibile di anni di gestione pubblica dell’acqua che, sia sul piano della lotta allo spreco delle risorse sia su quello della buona gestione del servizio, è stata, almeno in alcune zone del Meridione, semplicemente disastrosa?
Il testo non risponde a questi interrogativi, perché non se li pone nemmeno.
Insomma, se è legittimo nutrire più d’una perplessità sull’opportunità di una gestione dell’acqua a scopo di lucro (e specialmente in alcuni ATO del Nord Italia dove la gestione pubblica funzionava) sarebbe certamente più produttivo farlo con dati più circostanziati e chiari e argomentazioni a più ampio respiro, senza voler a tutti costi cercare di coinvolgere il lettore a livello emotivo.
Pur affermando di voler sgombrare il campo da sterili posizioni ideologiche, l’autore sembra, al contrario, farne una questione di principio (e l’esempio delle tariffe è emblematico: si denuncia l’aumento tariffario senza rapportarlo chiaramente con i costi complessivi del sistema idrico integrato e senza analizzare il concreto impatto che questi hanno sul bilancio familiare dei cittadini).
Qui non si vuol negare che in linea generale la privatizzazione della gestione dell’acqua rappresenti una scelta assai discutibile, ma sicuramente testi del genere confondono le acque per usare un linguaggio tanto caro all’autore.
Parrebbe evidente che l’interesse del privato debba essere guidato da una politica forte in grado di stabilire un percorso e far rispettare delle regole nell’interesse del cittadino: il diritto di usufruire di un efficiente servizio idrico. E’ l’assenza della politica che spinge il privato a fare affari tralasciando i suoi obblighi cosi come ha spinto la gestione pubblica a sfruttare posizioni di potere dimenticando i suoi doveri. Ma allora, il tema della necessità di una politica forte è a monte e prescinde dal caso specifico dell’acqua, che ne è soltanto una manifestazione.
Lorenzo Cioffi
Giuseppe Altamore, Acqua S.p.A. dall’oro nero all’oro blu, Arnoldo Mondatori Editore, Milano 2006, 234pp.
Recensione a cura di: www.acquaeterritorio.it
Altri link:
www.ilsensodellavita.tv
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