Les vivants et les morts

“Ayant tout honoré,les couchants,les aurores,
La mort aussi m’a plu......“
“Poichè ho tutto onorato,i tramonti,le aurore,
Anche la morte m’è piaciuta....“
Comtesse Anna de Noailles

XXI
Se potessi mordere la terra intera
e sentirne il sapore,
sarei per un momento più felice....
Ma io non sempre voglio essere felice.
Ogni tanto è necessario essere infelici
per poter essere naturali...

Non tutti sono giorni di sole,
e la pioggia,quando manca,la si invoca.
Perciò prendo l’infelicità e la felicità
naturalmente,come chi non si sorprende
che esistano monti e pianure,
che esistano rocce ed erba...

L’importante è essere naturali e tranquilli
nella felicità e nella infelicità,
sentire come chi guerda,
pensare come chi cammina,
e in punto di morte,ricordarsi che il giorno muore,
che il tramonto è bello e bella è la notte che resta...
Così è e così sia...
Fernando Pessoa

Ah,potessi dire altrettanto!
Figlio di quest’epoca immolata alla ricerca spasmodica del piacere,m’affanno ad arrampicarmi sugli specchi della verità come un’ignaro moscone fa nella ricerca parossistica dell’uscita quando gli si chiude la finestra al passaggio.
E’ un’epoca che non tollera l’idea di un’esistenza serena e laboriosa all’interno di quattro mura.
Richiede un’incessante spiaccicarsi contro i vetri dell’alterità per il miraggio di quello che s’intravvede al di là:il fantasmagorico mondo delle nostre illusioni.
Ma non si è capito che quel mondo di immagini cangianti e succulente ha lo scopo prezioso di dilatare la mente e la proprietà efferata di non tollerare il tocco:quando si vuole afferrarlo svanisce come un miraggio;come nebbia al sole della nostra impazienza.Il caustico Oscar Wilde diceva:“Due sono le cose più terribili dell’esistenza:non realizzare i propri sogni...e realizzarli“Perchè,aggiungerei immodestamente in questo perfetto mattino di Maggio,nella solitudine e nel silenzio della mia stanza,è nella tensione che intercorre fra il desiderio e il gesto che è contenuta tutta la nostra creatività,fecondità e...oserei dire...importanza.
Chi ritiene ancora utile sacrificarsi per una grande o piccola opera(...l’esistenza laboriosa fra quattro mura...)rispetto allo stolido andirivieni che ci conduce sempiternemente a sbattere contro i vetri sempiternemente attraenti e chiusi della fantasia?
E’ finita l’epoca dei Proust che dedicavano un decennio di personale clausura alla stesura della proria “recherche“ o dei Battisti che,al bagno di folla,preferivano un ritiro dalle scene che fosse l’apice esplorativo della loro parabola esistenziale.Una libertà di disporre del proprio tempo che non esiste più.
Ripenso a mia madre...capace di innumerevoli gesti e minuzie per ottenere un solo “strepitoso“ barattolo di melanzane sott’olio...e poi regalarle al primo venuto.Quanta liberalità nel disporre della propria fatica e del proprio tempo.
O mio padre...valente falegname e tornitore...che nella realizzazione anche di un umile tavolino non disdegnava di apportare fregi e decorazioni “a braccio“,non richieste,al punto da farne un pezzo unico,un gioiellino,anche se destinato ad un beneficiario sconosciuto.Quanta tranquillità,istinto e gratuità nella valutazione di ciò che fosse necessario.Ed in tutto questo,in entrambi,mai che abbia colto l’impazienza e l’intenzione dell’azione del moscone prigioniero,dietro i vetri della finestra chiusa.Ci hanno sbattuto anche loro...e molte volte...la testa contro quella finestra.Come tutti gli uomini di tutte le epoche.Lo si evinceva...sovente...dai racconti.
Poi hanno capito...non so quanto consapevolmente,forse inconsapevoli destinatari del sapere di una sorta di junghiana coscienza collettiva... che l’universo è dentro e non fuori.E l’azione ne è risultata sedata nei tratti più sovversivi.
Tutto qua.E non sono diventati schiavi del tempo che,come mirabilmente decretò Seneca,se non lo si padroneggia diventa il nostro più crudele dittatore.
Io sto faticosamente imparando a “perdere“ tempo.
Per ritrovarlo.Per ritrovarmi.
A perdere gli autobus e le occasioni senza rimpianto.
A disporre...compatibilmente al vissuto quotidiano...una sola incombenza al giorno.Potando la pianta della mia esistenza.
Dal formidabile ammontare del “superfluo“.
Quanto “superfluo“ occupa i nostri spazi.
Via...via questo ciarpame!
E’ tempo di ritornare essenziali e...nell’essenzialità...fecondi.
Prima una madre allevava...bene o male...decine di figli.
E un padre manteneva...bene o male...intere famiglie.
Ora una madre ed un padre,in combutta, sono capaci di distruggere il loro unico figlio.E non solo per avergli inflitto la singolarità.Ma anche per la distruzione sistematica del suo tempo,l’alterazione del suo rapporto con l’ozio,lo stravolgimento dei suoi istinti sani e naturali con manipolazioni precoci per farne un perfetto prodotto della società delle nevrosi.
E poi si ha l’ardire di criminalizzare la TV,il computer,la Playstation...
Perchè non ci si chiede:quali alternative hanno i nostri figli?Quali avventure si possono concedere?Quali mondi gli è concesso esplorare?
Nell’era dell’assoluto presenzialismo ed interventismo genitoriale il computer,la TV,la Playstation restano praticabili vie di fuga per la fantasia.Per ricostruirsi un habitat che non c’è.Noi,più fortunati,cresciuti in strada,dovremmo sapere quanto vale...per una piccola anima in divenire...il muoversi in libertà e senza tutele.Dovremmo sapere tante cose.Ma le coscienze e le menti sono ottenebrate.Ci allontaniamo dalla natura,adusi come siamo a limitarci alla sua mera osservazione,come si fa per le bestie allo zoo.Non la ospitiamo più dentro di noi.E sembra una deriva irreversibile.Sempre più ottusi,sempre più infelici.
Noi..palazzinari dello spirito...dovremmo ricordarci che “..tutte le più belle cose...“ vivono“...solo un giorno,come le rose...“.Ma la nostra sostanza e il nostro lessico sono sempre più al servizio di un eloquio da sedicenti immortali.


ROSARIO TISO
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