Quando mi sveglio la mattina è come se stessi sollevandomi da una bara...raccogliendo le estremità addormentate...pervase da formicolii e paralisi...in uno sforzo estremo.
Eppure la mia stanza è invasa dal sole sin dai primi bagliori del giorno!!
Ho barattato le mie bianche e forti gambe di uomo con una coda di pesce per seguire le sirene dell’intelletto e dello spirito in lungo e in largo,per tutti i mari.
Ma più il tempo scandisce il cammino della vita,più mi sembra un evento ciclico,orizzontale,ripetuto.E’ un eterno andare e venire,trasformarmi per restare là.Una terra che gira intorno ad un sole senza lasciare la sua orbita consueta.
Alfine...ho avuto nostalgia...e ho dismesso la protesi acquatica per riappropriarmi degli arti...e ricontare i miei passi.
Riassaporando la mia breve/lunga parabola esistenziale ho potuto rilevare che le mie facoltà mentali,le mie passioni,i miei sogni e desideri,i miei sensi hanno prima guardato...agli albori della coscienza consapevole...al mistero della fede;poi alla grandiosità della natura,alle sue profondità ed altezze;infine son ritornato a guardarmi dentro,partendo dal corpo,per giungere allo spirito.
La mia,è la storia di un viaggio...dalle tante fasi...forse con un ritorno...alla ricerca dell’unico santo Graal:la verità.
Quando mi incamminai,credetti di individuare nel misticismo la via.
Bramavo luoghi dove intercettare il divino,atmosfere crepuscolari che favorissero la meditazione.
Quante volte mi ritrovavo a fissare giochi di luce scaturenti da vetrate policrome in cappelle semibuie dove gli odori sembravano sedimentati da secoli!Allora frequentavo chiese...ma anche conventi,abbazie,eremi.E in questo peregrinare tante sono state le esperienze che mi hanno segnato.
Le più importanti sono impresse nel marmo nella memoria...
E mi sovviene un indimenticabile capodanno a Foggia...di millesimo imprecisato...passato nella chiesa del mio quartiere,dedicata a Sant’Alfonso,in compagnia del prete e di alcuni amici.I fuochi d’artificio illuminavano a giorno la lunga teoria di banchi dove,in preghiera,guardavamo il crocifisso muto ergersi tra le ombre impazzite e lingueggianti riflesse sulle pareti.In quei frangenti di assoluta suggestione sembravamo galleggiare in un’altra dimensione...alle soglie di quello stato alterato di coscienza che si è soliti definire “estasi“.
Come non ricordare la mia prima assoluta in un luogo francescano:San Damiano,in quel d’Assisi.Nella perfezione stilistica della pietra antica,dal caldo colore terrigno,la presenza del “poverello“ era ancora percepibile,quando non scacciata dalle orde dei turisti.Informe gregge di postulanti,
in quel luogo incantato in tanti hanno carezzato l’idea di abbandonarsi a “LUI“.Se si presta attenzione alle voci di dentro ci si ritrova ai piedi del trono di Dio....
Non posso dimenticare...snocciolando il rosario delle rimembranze...il colpo d’occhio d’altri tempi di Notre Dame a Parigi,in livrea medievale,con centinaia di candele accese,in una remota domenica d’Aprile.Nel suo atavico lignaggio e universale linguaggio la “Nostra Signora“ dei parigini avvince...e ci si commuove fino alle lacrime,quasi senza accorgersene,in quell’aria spessa di incenso,suoni soffusi di melodiose canne,profumo di fiori avvizziti e odore di muffa.
L’Abbazia delle Tre Fontane,a Roma,mi ha suggerito invece l’archetipo della perfetta solitudine e del suo complemento naturale:il perfetto silenzio.
Solo presenze intangibili...che scivolano dietro gli altari...lungo i muri.Un misticismo diffuso e udibile.
La pace l’ho trovata in Irlanda.
La struggente malinconia di Glendalough,nella campagna circostante Dublino.Le sue rovine,sullo sfondo di una vegetazione solenne e drammatica,giacciono inermi fra croci celtiche e corvi.Il mito di Ossian si rinnova,la morte aleggia maestosa,la nenia consolatrice del vento cancella gli affanni.Mai così...mai tanta religiosità connaturata al luogo.
E...sfogliando i ricordi...c’è pure posto per i sensi.Eccitati dal tripudio di colori e di forme delle chiese di Zagorsk,il Vaticano russo.Lì l’arte figurativa sposa l’afflato dell’anima e ti spinge verso l’alto.
Ma niente,in quegli anni,mi ha suggestionato quanto una finzione.In questo caso cinematografica.
E’ l’immagine della chiesetta di St.Marie de Batignolles ne “La leggenda del Santo Bevitore“.Arrivai ad identificarmi talmente col protagonista del film da decidere di fare un pellegrinaggio in quel “arrondissement“ periferico della “ville lumiere“ che ospita la statuetta miracolosa di S.Teresina.Ma,si sa, l’azione è altro dal sogno.
Anche perché stava scemando l’onda del divino e montandone un’altra...quella che mi avrebbe condotto a cercare Iddio nella natura.
La natura all’inizio significò soprattutto boschi.Ovunque ci fossero formazioni arboree le esploravo,le solcavo,le scandagliavo.Nella garganica “Foresta Umbra“ mi perdevo fra quei faggi secolari “malati“ di gigantismo.
Aspettavo l’illuminazione.
Era la stagione de “La profezia di Celestino“.
Quante volte ho creduto all’imminenza di un evento miracoloso.Certi momenti sembravano ideali per una rivelazione.Tutto era pronto.Ho atteso fiducioso.Invano.
Il bosco mi è entrato dentro.Con l’animo “silvano“ ho guardato verso l’alto....e ho preso a scalare montagne.
Il terzo capitolo della mia avventura umana infatti si è giocato su sentieri impervi e con orizzonti visivi sempre più vasti.Dapprima è stata la volta delle “risibili“ montagne familiari.Monte Cornacchia,Monte Crispiniano,Montecalvo,Monte Sambuco,Terminio,Cervialto,Monte Faito...dieci,cento,mille volte.Appena potevo scappavo.Camminavo,scalavo .Il grande vuoto mi riempiva.Il grande silenzio mi parlava.In montagna non ero mai solo.Il resto era noia.
Una volta una nevicata mi sorprese nell’allora praticabile rifugio di M.nte Cornacchia,la vetta più alta di Puglia.Solo una solida Citroen(di quelle che si potevano sollevare come un fuoristrada)consentì il ritorno a valle.
Che magia fra quelle cime il tripudio ovattato di fiocchi che cadevano.Che sensazione di felicità!
Le vere montagne erano però altrove.Me le ha disvelate il Trentino per amore e l’Abruzzo complice un amico del cuore(in Valle d’Aosta solo un rapido passaggio....).Ma questa è un’altra storia...
Più salivo e più forti si facevano delle voci.All’inizio pensai a presenze d’alta quota,a segnali celesti.Poi mi bastò guardare gli anfratti che dominavo con lo sguardo dalle cime,bui e misteriosi,per accorgermi che il richiamo proveniva dagli abissi.Era in basso che riposavano i sensi delle cose incuranti dell’affannoso andirivieni che li sovrastava.
La quarta tappa del mio andare portava a valle:era il ritorno a casa.
Questa è storia presente.
E’ tutto un moto interiore.
Nessun passo,nessun spostamento.
Nell’immobilità fisica è il tempo del corpo,della sua anima(perché il corpo ha un’anima intrinseca e non separata:ecco svelato l’arcano...) e del fiore della sua dinamica:il piacere.
Son tornato a strisciare nei giardini primordiali dell’Eden e a rimangiare la mela del peccato...
E tutto il già visto e già sentito mi scorre davanti..a ritroso...in una folle corsa all’indietro.
ROSARIO TISO
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